di Raffaele Romano
Questa mattina ritornando dalla mia passeggiata nell’illusione di ringiovanire i miei vecchi muscoli mi fermo al bar per un caffè.
Primo difficoltà: la ragazza addetta mi chiede cosa desideri ed io pronto le dico: un espresso! Aria di smarrimento di costei che mi racconta che loro lo fanno in cinque modi che mi elenca e che non sono in grado di riportare per ignoranza personale. Rimango sorpreso ed interdetto e dentro di me, in pochi secondi, mi assale il dubbio amletico: “dice sul serio o mi sta canzonando?”.
Purtroppo faceva sul serio e mi è toccato spiegarglielo che quello era il nome storicamente dato e che bisognava conoscere un minimo di storia del proprio lavoro per crescere. La ragazza ha accettato ed ascoltato con piacere ed interesse le mie spiegazioni e, a quel punto, le ho posto una domanda di attualità: “cosa ne pensi della guerra in medio Oriente?”.
E qui mi è cascato il modo addosso, infatti la giovane ventenne molto candidamente mi ha ribattuto “ma quale guerra?” ed io, devo ammetterlo cattivo più che mai, le ho chiesto se sapesse dove fosse il medio oriente e a quella domanda il suo volto smarrito e i suoi occhi innocenti mi hanno guardato arrossendo.
A quel punto lei, forse preoccupata di quello che esprimeva il mio anziano e corrucciato volto, ha chiesto il cambio con la collega e si è venuta a sedere a prendere un espresso con me.
La chiacchierata è stata interessante, per lo meno per me, ma soprattutto all’inizio è stata durissima perché era, in effetti, l’incontri di due mondi alieni che cercavano disperatamente un canale di comunicazione che abbiamo, solo parzialmente, trovato. Però un aspetto positivo c’è stato in lei ovvero quello di tentare un approccio comunicativo mentre, comprensibilmente, mi avrebbe potuto ignorare o mandare a quel paese questo vecchio settantenne.
Trovato un minimo di comunicazione l’altra difficoltà è stata la madre lingua italiana. Infatti, spesso, lei attribuiva ad alcuni aggettivi e verbi un significato totalmente diverso da quello che riporta ogni buon dizionario d’italiano. A quel punto mi sono sentito obbligato a chiederle quale studi avesse fatto e mi ha risposto, se ho ben compreso, di aver fatto i primi tre anni di uno sconosciuto, almeno per me, liceo pedagogico (sic!) ovvero quello che poi consentirebbe di insegnare ai bambini. Quasi disperato e, sempre più, preoccupato le ho domandato della sua vita privata e, come se fossi stato il nonno con cui si apriva, mi ha detto che fa la barista per necessità economiche inoltre che ha un ragazzo di cui mi ha mostrato la foto e che vive per andare il sabato notte in discoteca. Mi ha anche fatto i nomi di musicanti che, ammetto, a me sono totalmente sconosciuti e che una discreta parte del suo tempo libero lo dedica ad alcuni video giochi.
Questo piccolissimo test personale non vuole assumere i toni drammatici di una vera e propria inchiesta nazionale, ma certo è che il segnale è totalmente allarmante.




