
di Alberto Frau
Luglio 1983. Rocco Chinnici, capo del temuto “Ufficio Istruzione” di Palermo (il “centro pilota della lotta antimafia”), è vittima di un brutale attentato realizzato da “Cosa Nostra” con l’ausilio di un’autobomba. Conscio che l’eliminazione di un “servitore dello stato” ne annientasse anche la memoria storica e il frutto delle ricerche, Chinnici era deciso a dar vita a una struttura collaborativa fra più magistrati; sulla falsa riga di quanto accaduto con il “pool antiterrorismo” che aveva istruito i processi contro le “Brigate Rosse” e “Prima Linea” negli anni Settanta.
Il resto è storia, per alcuni versi amara.
Chinnici sarà sostituito dal giudice Antonino Caponnetto il quale chiederà il trasferimento a Palermo (dalla sede di Firenze) e sulla base delle intuizioni del collega darà vita, nel 1984, al “pool antimafia”: lo stabile gruppo di giudici istruttori che metterà in comune i risultati delle indagini in ambito mafioso e di cui faranno parte, tra l’altro, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello.
Il lavoro del pool consentirà di celebrare rapidamente, tra il 1986 e il 1987, il “Maxiprocesso di Palermo” contro i criminali appartenenti a “Cosa Nostra”: il primo contro i mafiosi ma anche il più grande processo penale mai celebrato al mondo, conclusosi con pene detentive per un totale di circa 2700 anni (sic).
Dopo l’abbandono di Caponnetto, per ragioni di età e salute, alla direzione dell’Ufficio concorreranno (il prediletto) Giovanni Falcone e, il candidato della associazione “Magistratura Democratica”, Antonino Meli.
Il 19 gennaio 1988, all’esito di una tragica riunione notturna, il plenum del CSM nominerà Antonino Meli. Delibererà con 14 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astenuti e motiverà la scelta ricorrendo alla maggior anzianità di servizio di Meli.
Sebbene la designazione scatenerà dure polemiche, negli anni successivi Meli smantellerà il metodo di lavoro intrapreso. Sarà poi sostituito, nel giugno 1990, da Pietro Giammanco che svuoterà di fatto “l’ufficio istruzione” dei suoi compiti, entrando in rottura con Falcone e Borsellino.
Falcone e Borsellino saranno trucidati da Cosa Nostra nel 1992 non prima di aver contribuito a ideare la figura del procuratore nazionale antimafia e la direzione distrettuale antimafia.
Antonino Caponnetto, intervistato nel 1996, alla domanda: «Chi ha distrutto il “pool antimafia”: Meli o Giammanco?», dirà: «Ognuno ha fatto la sua parte. Meli ha contribuito ad anticipare la fine dell’Ufficio Istruzione, non coordinando più le indagini, esautorando Giovanni Falcone, emarginandolo, non accogliendo alcune delle sue istanze, […] e ricominciando l’antico sistema di smembrare i processi di mafia, assegnandoli a tutti. […] Così praticamente smembrò il pool»





