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POLITICA, I CITTADINI DEVONO RISVEGLIARE LE LORO COSCIENZE E LE LORO MENTI

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di Antonio Foccillo

In un periodo in cui si fa un gran parlare di democrazia che rischia, di crisi del progetto europeo e di progressiva sfiducia nei confronti del sistema politico, discutere su quali siano le forme e i contenuti di ciò che comunemente siamo abituati a definire “democrazia” sembra più che mai necessario per stimolare nuove riflessioni e dibattiti.

Di fonte ai tanti fatti che ogni giorno minano sempre di più il benessere, le libertà, i diritti e le tutele dei cittadini vanno ristabiliti i paradigmi con i quali le persone possano riappropriarsi del loro futuro.

Si aperto un acceso dibattito sul Manifesto di Ventotene. Ma fino a oggi dove stavano questi difensori del passato e dai valori. In questo trentennio ci è stata tolto la memoria storica, siamo stati privati di un pezzo di libertà e conseguentemente anche la democrazia ne ha sofferto. Quanto ci sveglieremo e reagiremo a questo delirio di revisionismo.

La mia continua analisi verso il tema della democrazia non è un’ossessione, ma è proprio la consapevolezza di quello che è avvenuto negli ultimi decenni che ha eliminato tutti gli aspetti che fanno un popolo sovrano delle sue prerogative.

Il cittadino è davvero sovrano solamente quando può partecipare direttamente alle scelte fondamentali della Nazione alla quale appartiene. Se al suo posto sono altri a decidere, magari istituzioni bancarie, compagnie assicurative, proprietà di giornali a queste fortemente intrecciate, lobby economiche-politiche, consorterie finanziarie transnazionali poco palesi, è evidente che dire che sovrano è il popolo è un artificio retorico e mistificante.

Il popolo, unico titolare della sovranità, è costretto a godere, invece di un mezzo titolo di sovranità e di cittadinanza. In altre parole a essere libero a metà. E ancora meno, se gli si sottrae la titolarità della moneta.

Come si può, infatti, chiamare libero un popolo, quando non può disporre della proprietà della moneta e quando questa è in possesso di istituzioni bancarie private, che badano ai loro profitti privati e mai all’interesse comune dei cittadini?

Quello che non riesco a capire come non vi sia consapevolezza di quello che stia avvenendo da parte dei soggetti politici, sociali e nell’opinione pubblica. Per questo ritengo sia opportuno richiamare anche gli insegnamenti passati il cui valore intrinseco resta sempre valido.

Uno dei modelli su cui si è costruita questa forma di democrazia coesa e solidale in Europa è stato il socialismo democratico, quello del welfare State.

Infatti, già dalle origini il socialismo aveva fra i suoi obiettivi: la liberazione dell’uomo dalla schiavitù nei confronti dell’economia: il rifiuto della ricchezza quale unica risposta ai bisogni; il riconoscimento dei bisogni comunitari dell’uomo per la soddisfazione dei quali l’economia non può essere l’unico legame di solidarietà, né di comunicazione. La realizzazione di questi obiettivi è fallita, proprio per quello che è successo con la completa libertà economica.

Bisogna porsi il problema di come mettere dei limiti alla potenza dell’economia e della tecnologia, per riguadagnare terreno in modo da rilanciare i valori che avevano fatto crescere un’Europa coesa e solidale. Perché oggi quel disegno europeo si sta sgretolando ogni giorno che passa.

Come è stato decritto molto bene da Roberto Pecchioli sul nostro giornale in un recente articolo dal titolo: “L’esproprio di Mario & Ursula”, il duo Draghi/Von der Leyen per finanziare la gli armamenti per la guerra stanno pensando di rapinarci anche i risparmi. Confermata la volontà dell’esproprio anche dal direttore Silvano Danesi con l’articolo: Armadi, Scheletri e credibilità finita dell’Unione Europea, dove oltre a questo folle progetto per finanziare con i nostri soldi la corsa gli armamenti si aggiunge anche l’altro folle progetto di continuare la guerra come UE.

Questi disegni fanno chiaramente capire che l’Unione Europea ha perso ogni credibilità e prima si manda a casa tutta la compagnia, dai politici ai burocrati, è meglio staremo.

Non è più possibile accettare queste politiche che hanno già contribuito a rovinare i cittadini. A partire dalla politica di austerity che ha creato solo povertà ed emarginazione.  Proseguendo con la direttiva green che produce enormi costi per ristrutturare gli immobili o quella che ha distrutto le case di produzione delle automobili per aver imposto quelle elettriche.

In questa Europa, inoltre, del sociale non c’è mai stata traccia, se non una inapplicata Carta dei diritti e quindi, per molti Paesi, Bruxelles è diventata la ‘fonte dei sacrifici e ciò che arriva dall’Europa è percepito come obbedienza a una logica economica che restringe opportunità e diritti dei cittadini.

Gli slogan proposti sono sempre retorici ed enfatici. Presuppongono benessere, sviluppo e migliori condizioni di vita, ma alla fine si rivelano quali risanamento, sacrifici e tagli lineari di beni e servizi ai cittadini con la conseguente cancellazione dei diritti di cittadinanza. 

Ci si chiede perché i cittadini non si risveglino? Ricordiamoci che la Pandemia ha già controllato la capacità di opposizione, con la messa a bando di qualsiasi tentativo di  contrapporsi sia all’imposizioni sui vaccini e sia sulla limitazione delle libertà individuali e collettive. Ha chiuso in casa le persone e le ha private di qualsiasi socialità. Per questo le persone sono diventate prive di voglia di partecipare.

Ma non dobbiamo perdere la speranza. Dobbiamo continuare a proporre una discussione e a esplicitare proposte alternative. 

Per poter introdurre nuovi modelli economici, politici e sociali, bisogna essenzialmente porsi il problema di come allargare la partecipazione. La democrazia vive di partecipazione attiva di tanta gente.

Oggi si è poco inclini a essere in prima fila, in un impegno collettivo, che sia in grado di dare prospettive e di mantenere viva la solidarietà fra generazioni e tutele di diritti e garanzie sul lavoro e sul piano economico, politico e sociale.

Negli anni sessanta si manifestò, invece, una grande contestazione che innovò fortemente il modo di essere delle democrazie dei diversi Paesi. Si stabilizzò una diffusa istruzione di massa, garantita – non dimentichiamolo mai – dalla scuola pubblica e, contemporaneamente, si verificò una grande apertura verso il mondo dell’istruzione e della cultura universitaria per una parte importante del mondo del lavoro.

Una nuova coscienza individuale e collettiva, portava operai e impiegati ad arricchire il proprio bagaglio culturale, le conoscenze umanistiche si diffusero in strati sociali prima mai toccati da questo fenomeno. In definitiva si democratizzò realmente la società poiché si davano pari opportunità a tutti nei fatti e non solo a parole.

I nuovi fermenti della società italiana raggiunsero anche la legislazione sociale. Ci furono leggi per il diritto allo studio dei lavoratori, con permessi orari e anche la contrattazione recepì quest’indirizzo, prevalentemente orientato al completamento della scuola dell’obbligo per chi non lo avesse fatto nei tempi previsti, ma comunque indicativo di un’attenzione verso lo studio e l’emancipazione in generale.

Gli studenti lavoratori portarono creatività ed energie significative nel mondo del lavoro e, nello stesso tempo, arricchirono e diversificarono il mondo dell’istruzione che non divenne più il ristretto circolo, sostanzialmente riservato ai figli della borghesia, come si diceva allora.

Espressioni in parte superate, ma comunque indici di una consapevolezza o coscienza se preferite, che oggi è svanita.

Naturalmente quei cambiamenti storici avvenuti hanno contribuito a modificare molti aspetti anche del modo di essere cittadini, infatti, furono conquistati anche molti diritti civili: dall’aborto al divorzio, etc. 

A questo punto, da sostenitore di quel modello socialdemocratico, quello dello stato sociale, ritengo che solo una ripresa strategica della politica sociale può permetterci di ripristinare regole e diritti, volti non a garantire privilegi, come affermano i sostenitori del neoliberismo, bensì pari opportunità di sviluppo, in particolare ai giovani e su scala mondiale a tutti i paesi del mondo.

Ricordiamo sempre che all’inizio dell’ottocento, durante gli anni ruggenti del capitalismo senza regole, uomini coraggiosi e generosi si batterono, anche a discapito della loro vita, scontrandosi con una dura realtà e poi anche con il fascismo per creare libertà, democrazia e tutele, mentre, oggi, sarebbe anche più facile, infatti, vi sono tante possibilità in più di difendere le conquiste e i propri diritti.

Ecco perché riprendendo quella lezione dei nostri predecessori dobbiamo opporci con tutte le nostre forze contro chi vuole toglierci tutto.

Dobbiamo risvegliare coscienze e cervelli, non possono vincere coloro che vogliono portarci all’oscurantismo e alla povertà più assoluta. Ridiventiamo proprietari dei nostri destini. Non è troppo tardi!

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  • Redazione

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