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PLOTINO E LO GNOSTICISMO DUALISTA E I PAPIRI MAGICI PROTO GOETICI

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di Frumentarivs
 
Nell’Enneade II 9 [33], Plotino si confronta con una corrente di pensiero che potremmo definire come “Gnosticismo Dualista”, un’eresia filosofica che serpeggiava perfino tra i suoi stessi discepoli. Questo movimento, che Plotino stesso non etichetta mai esplicitamente come “Gnostico”, ma che Porfirio successivamente identificherà con tale termine, si distacca radicalmente dal vero insegnamento platonico. Mentre Platone e la sua tradizione vedono il mondo sensibile come una riflessione imperfetta ma significativa dell’intelligibile, gli gnostici dualisti trattano la materia con un disprezzo quasi assoluto, un vero e proprio rifiuto dell’universo creato.
Plotino, fedele interprete della dottrina platonica, critica aspramente i suoi discepoli per aver introdotto idee estranee al pensiero greco, idee che egli vede come pericolose deviazioni dalla verità. Per Plotino, l’universo materiale non è un errore o un’illusione da rifiutare, ma piuttosto una manifestazione inferiore della realtà divina, che deve essere ricondotta alla sua origine nell’uno. In questo senso, la gnosi – la conoscenza ultima – non consiste in una fuga dal mondo sensibile, ma nel riconnettere il visibile all’invisibile, il corporeo allo spirituale.
Gli gnostici dualisti, al contrario, promuovono unametafisica dualistica, un’insanabile divisione tra spirito e materia, in cui il mondo materiale è visto come un carcere da cui l’anima deve evadere. Questa concezione non solo distorce il messaggio platonico, ma introduce un pericoloso paradosso: se la materia è così corrotta e priva di valore, perché dedicarsi a pratiche magiche e esorcismi che pretendono di dominare il mondo spirituale attraverso mezzi materiali?
Questo paradosso è al centro della critica di Plotino. Nel capitolo 14 dell’Enneade II 9 [33], egli denuncia la contraddizione intrinseca nel pensiero dei suoi discepoli dualisti: mentre disprezzano la materia, si illudono di poterla usare per piegare e controllare le forze spirituali attraverso la magia e l’esorcismo. Un simile approccio non solo tradisce l’insegnamento platonico, ma rivela una concezione profondamente errata del rapporto tra spirito e materia.
Concludendo questa prima parte della nostra disamina, appare evidente che erano proprio gli gnostici cristianeggianti dualisti a cadere in queste pratiche di magia goetica e esorcismo. Pur sostenendo una differenza irriducibile tra spirito e materia, paradossalmente credevano che la materia potesse piegare e dominare lo spirito. Una contraddizione folle, che Plotino non esita a smascherare e a condannare. La prossima parte esplorerà in dettaglio queste pratiche magiche e le sacrileghe illusioni degli gnostici, che pretendevano di piegare gli dèi con la loro goetica.
LA CRITICA ALLE VISIONI DISTORTE DELLA MAGIA GOETICA DI CONTRO ALLA DIVINA TEURGIA
Nel panorama filosofico di Plotino, emergono posizioni categoriche e un’affilata critica verso coloro che si avventurano ad affermare la capacità di influenzare attraverso pratiche magiche le ipostasi superiori come l’Intelletto e l’Uno. Nei suoi testi, specialmente nell’Enneade II 9 [33], Plotino esprime con vigorosa disapprovazione il fallimento di tali pretese, delineando una netta distinzione tra il potere limitato degli incantesimi terreni e la trascendenza del divino.
La sua critica si rivolge ferocemente alla nozione errata che parole e suoni, elementi di pura materialità, possano in qualche modo legare o manipolare l’essenza delle entità divine superiori. “Né la facoltà di libera scelta né la ragione sono soggette all’incanto della musica magica, ma solo l’anima irrazionale […]” (Enneade IV 4 [28] 40.23-24), afferma Plotino, sottolineando l’impotenza di tali pratiche nel contesto delle realtà superiori.
Le pratiche di esorcismo sono un altro bersaglio della sua critica. Plotino rigetta l’idea che malattie, fenomeni intrinsecamente fisici, possano essere causate o curate da entità demoniache attraverso parole magiche. Sostiene invece che le malattie emergono da cause naturali quali stress, eccessi e carenze, e non da manipolazioni di entità soprannaturali (Enneade II 9 [33] 14.15-20). La credulità delle masse può essere facilmente impressionata da tali narrazioni, ma tali credenze non reggono all’esame della filosofia rigorosa.
Plotino non nega completamente l’efficacia della Magheia, ma la confina all’ambito degli esseri intermedi. Descrive come certe forme e posture possano elicitare poteri magici, influenzando gli EGREGORE ‘di potenza’ di alcune divinità minori e i daimones del loro coro. Tuttavia, questa capacità viene spesso fraintesa dagli ignoranti come un potere che si estende anche alle vere Divinità, le quali sono in realtà impassibili e complete in sé stesse, non necessitando di nulla che l’umanità possa offrire.
Nell’ambito della Teurgia, la distinzione è ancora più marcata. La teurgia non mira a influenzare le divinità, ma a operare una trasmutazione dell’asceta, elevandone lo spirito al punto da partecipare all’armonia universale senza alcuna pretesa di dominio o controllo sul divino. Le offerte e i sacrifici, elementi comuni nelle pratiche religiose, non servono a nutrire le divinità, ma a creare una ‘mensa comune’ che beneficia la parte umana nell’atto di comunione, non quella divina.
In conclusione, la visione di Plotino sfida le pretese eccessive della magia e chiama a una comprensione più profonda e rispettosa del divino. La vera saggezza, suggerisce Plotino, sta nel riconoscere i limiti dell’influenza umana e nel valorizzare la pratica religiosa come mezzo di purificazione e elevazione personale, piuttosto che come strumento per soggiogare forze che rimangono al di fuori del dominio terreno. Questa lezione filosofica serve come monito severo contro l’arroganza e l’ignoranza, enfatizzando il rispetto dovuto al mistero trascendente che governa l’universo.
 

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  • Redazione

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