
di Marco Sarli
(seconda parte)
Vorrei sgombrare subito il terreno da due possibili equivoci che potrebbero portare a conclusioni sbagliate e addirittura far assimilare questo articolo alla vasta e variegata pubblicistica no euro che io giudico ne’ più ne’ meno pari a quella no vax, ossia un ragionamento a scientifico con tratti terroristici.
Il primo equivoco è rappresentato dal fatto che non sarebbe valutato appieno lo sforzo immane fatto dal governo Prodi in piena assonanza con il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi per risanare i conti pubblici e rientrare così negli stringenti parametri previsti dal Trattato di Maastricht.
Nemmeno il passaggio del testimone da Prodi a Berlusconi nel 1998 interruppe questo sentiero virtuoso anche perché l’ex Governatore di Bankitalia asceso al Quirinale marcò a uomo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti che saggiamente pospose nel tempo le mirabolanti promesse elettorali del cavaliere di Arcore, consentendo così il tempestivo raggiungimento dei conti, condizioni necessaria ma non sufficiente per l’adesione.
Il secondo ordine di considerazioni riguarda il Governatore di Bankitalia dell’epoca, un uomo che non faceva mistero della propria posizione di scetticismo sulle possibilità per l’Italia di partire con il primo gruppo di paesi, scetticismo che non era solo teorica ma si concretava nella resistenza di Antonio Fazio a ridurre i tassi d’interesse ufficiali. (Segue)





