Ecco qua’ la parola simbolo candidata per il terzo millennio.Annientare! È urlata da queste avanguardie di una nuova umanità. Netanyahu e gli ayatollah di Teheran e Gaza, Putin e Zelensky: annientare i palestinesi di Hamas, annientare gli ebrei, annientare i fascisti di Kiev, annientare i nazisti di Mosca…
La guerra, sia essa capitalista, rivoluzionaria, jihadista o nazionalista, è una divinità feroce che conosce solo scopi e risultati propri. Quando si sa di poter uccidere senza subire castighi né biasimi, si uccide. L’essere umano, sia dell’altra parte che del nostro schieramento, è solo una materia prima da sfruttare.
È sincero il Segretario di Stato americano Blinken o è semplicemente un cinico politicante smaliziato quando afferma, in tono perentorio, cercando per lo meno di arginare la vendetta d’Israele (o forse solo per fingere di farlo): “A Gaza ci sono troppi morti civili!”. Mi soffermo sull’aggettivo “troppo”. Che cosa intendiamo con questa parola? A quale numero ci riferiamo? E come definiamo, dal punto di vista antropologico, questi numeri? Centomila vittime civili sono sufficienti, sono normali, accettabili? Fermiamo la calcolatrice? Rientrano nelle regole della “guerra buona”? E di queste vittime, quanti possono essere bambini, donne, anziani o malati, in modo che virtuosamente si galleggi al di qua della soglia che a Washington, specializzata nelle guerre giuste, venga considerata canonica?
Per Freud, la guerra è racchiusa nella natura umana ed è difficile sopprimere le inclinazioni aggressive degli uomini. Lo psicoanalista suggerisce di ricorrere all’antagonista di questa pulsione, ovvero l’eros, inteso come solidarietà e unione emotiva, ma propone anche di istruire in modo adeguato delle figure incaricate di guidare gli altri e in grado di sottomettere quelle pulsioni irrazionali delle masse alla ragione.Perché la guerra?
Scrive Sigmund Freud ad Albert Einstein sorpreso del fatto che il fisico non abbia richiesto una soluzione pratica per eliminare ogni guerra, ma solo per tenere lontano gli uomini da quella fatalità. L’epistola dello psicoanalista presenta un’argomentazione esaustiva e finissima. Analizza velocemente quello che è il rapporto tra diritto e forza, dove alla parola “forza” suggerisce di sostituire “violenza”, chiarendo come l’una si sia sviluppata dall’altra a partire dal regno animale.
La forza muscolare viene accresciuta o sostituita mediante l’uso di strumenti; vince chi ha le armi migliori o le adopera più abilmente. Alla forza muscolare e gli strumenti si aggiunge l’intelletto e nella lotta tra forti e deboli si comincia a risparmiare il nemico per renderlo servo. Si parla del “predominio del più forte” e la strada che porta dalla violenza al diritto, secondo Freud, è l’opposizione dell’unione dei più deboli allo strapotere del più forte.Vediamo così che il diritto è la potenza di una comunitàVi è anche una critica alle rivoluzioni che sono fallite nei secoli, ovvero la realizzazione che se l’unione non è stabile ed è fatta solamente per combattere il potente di turno, ci vorrà poco perché il prossimo signore si insedi sul trono. Per questo motivo la comunità deve organizzarsi e creare delle leggi da osservare tramite anche l’utilizzo di atti di violenza. Ma l’equilibrio e questa pace sono pensabili solo teoricamente, perché la pluralità dei soggetti che costituiscono la comunità basano anche le loro relazioni su rapporti di forza.
Ripercorre poi le elucubrazioni del periodo tra “pulsioni erotiche” e “pulsioni di morte”, ricordando che la pulsione all’autoconservazione si colloca in un binomio dove c’è necessariamente e simbioticamente quella dell’aggressività. Queste pulsioni poi si mescolano anche ad altri impulsi distruttivi e costruttivi. Freud spiega che la pulsione di morte diventa pulsione distruttiva quando viene incanalata in oggetti esterni. È così che l’uomo concepisce la difesa della propria vita solo con la distruzione di un’altra a sé estranea.
Per gli scopi che ci siamo proposti, […] ricaviamo la conclusione che non c’è speranza di poter sopprimere le tendenze aggressive degli uomini. Si dice che in contrade felici, dove la natura offre a profusione tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno, ci sono popoli la cui vita scorre nella mietezza, presso cui la coercizione e l’aggressione sono sconosciute. Posso a malapena crederci; mi piacerebbe saperne di più, su questi popoli felici.Il rimedio che Freud propone alla fine del carteggio è l’altra faccia della medaglia.Se la propensione alla guerra è un prodotto della pulsione distruttiva, contro di essa è ovvio ricorrere all’antagonista di questa pulsione: l’Eros. Tutto ciò che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini deve agire contro la guerra
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