Home Opinioni ….PER UNA VOLTA HA RAGIONE LA FUSANI, A SUA INSAPUTA

….PER UNA VOLTA HA RAGIONE LA FUSANI, A SUA INSAPUTA

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di Salvino Paternò

Per un volta la Fusani ha ragione.
Sintomatico appare il silenzio che avvolge la morte del giovane Mahmoud Mohamed, schiantatosi, due mesi fa, su un palo del semaforo, per sfuggire ad una pattuglia della Polizia.
Eppure le analogie dinamiche ed ambientali con il caso di Ramy, verificatosi appena quattro mesi prima, sono lampanti.
Malgrado ciò, l’evento non ha scatenato la ridda di polemiche e la sarabanda mediatica precedente.
Nessun opinionista televisivo si è inorridito puntando il ditino accusatore sulle Forze dell’Ordine, nessun sociologo da salotto si è sperticato nell’indicarli quali responsabili, nessun giornalista d’assalto li ha sbattuti in prima pagina con il marchio di “assassini”, nessun politico progressista ne ha chiesto la testa.
Nulla. Solo silenzio.
Neanche un afflato di Ilaria Cucchi.
Neanche un intervento ebbro di Vecchioni.
Neanche una lezione surreale di giurisprudenza maccheronica di Gabrielli.
Nulla. Solo silenzio.
Verrebbe da pensare che, visto l’esito degli accertamenti tecnici certificanti il corretto operato dei Carabinieri, la lezione sia servita.
Forse, attualmente, il meccanismo della gogna mediatica contro le Forze di Polizia, a causa del crescente disagio derivante dall’insicurezza, non funziona più come una volta.
Per cui è meglio tacere.
Ma dal parterre dei mezzibusti e bellimbusti che affollano i talk nostrani, c’è chi proprio non ce la fa a rimanere in silenzio.
E’ il caso dell’inossidabile e immarcescibile Claudia Fusani, la quale partorisce un’acrobatica teoria socio-politica:
“la colpa è della paura!”.
Secondo la giornalista, questi ragazzi di seconda generazione, a causa del taglio repressivo del Governo, temono la Polizia e istintivamente fuggono ai controlli.
Premesso che, a mio avviso, è vero l’esatto contrario, e cioè è proprio il senso di impunità e l’assenza di alcun timore che li porta a sfidare le autorità, non capisco in quale anfratto nascosto del nostro Paese ella scorga siffatto taglio repressivo.
Le norme del vituperato Decreto Sicurezza, infatti, sono quasi tutte impostate su inutili aumenti di pene, che i responsabili quasi mai sconteranno effettivamente in carcere.
La vera deterrenza, infatti, non si crea con gli aleatori aumenti di pena, bensì con la certezza della pena.
Ma, bando alle ciance, stavolta voglio dare ragione alla Fusani!
E’ vero, i “maranza” hanno paura delle Forze di Polizia.
E come potrebbe essere altrimenti?
Dopo ogni intervento operativo gli Agenti vengono raggiunti dal famigerato “atto dovuto” dell’iscrizione nel registro degli indagati.
E ciò avviene anche quando nessun indizio concreto di reato emerge nei loro confronti. Si procede per mera presunzione di colpevolezza.
E, in tali occasioni, i giornalisti come la Fusani li dipingono quali presunti colpevoli.
Una commissione europea li accusa di fare “profilazione razziale”, di eseguire, cioè, controlli e interventi basandosi sul colore della pelle.
E ciò avviene anche se non c’è uno straccio di prova che dimostri tale assurdità.
E i giornalisti come la Fusani danno ampio risalto a tale falsa notizia.
A questo punto, un ragazzo come Mahmoud, vedendo una pattuglia della Polizia, imbevuto della narrativa dei giornalisti come la Fusani, è ovvio che abbia paura.
Chi non l’avrebbe?
E’ convinto di avere di fronte a se mastini in divisa delinquenti, violenti e razzisti.
Meglio scappare a gambe levate!
Se poi la fuga finisce con una tragica morte è proprio colpa di quella paura   …e ovviamente di chi gliel’ha istillata.
Vedete?… per una volta ha ragione la Fusani!

Autore

  • Redazione

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