Home Politica PER L’UNIONE EUROPEA UN DESTINO DA IMPOTENTE

PER L’UNIONE EUROPEA UN DESTINO DA IMPOTENTE

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J.D Vance, dove D sta per Donald (James David Vance, all’anagrafe James Donald Bowman, mentre il cognome Vance è quello della madre, da lui adottato in onore dei nonni materni che lo hanno cresciuto) è il vice designato di Donald Trump ed è uno che la storia l’ha studiata e che la testa, oltre ad averla, la usa.

Vance sostiene, come riporta la stampa che di lui si è occupata dopo la sua nomina, una verità sacrosanta: il potere militare è a valle del potere industriale.

Sempre da quanto riferisce la stampa, di recente Vance ha affermato: “Siamo ancora, in questo momento, la superpotenza militare mondiale, in gran parte a causa della nostra potenza industriale degli anni Ottanta e Novanta. Ma la Cina è un Paese più potente industrialmente di noi, il che significa che avrà un esercito più potente tra vent’anni”.

Analisi perfetta, che implica una reindustrializzazione degli Usa dopo che una politica folle di globalizzazione ha delocalizzato le produzioni in Cina e in vari Paesi del mondo, contando sul guadagno finanziario di breve respiro, senza rendersi conto che senza un potere militare forte qualsiasi Paese diventa una preda.

In termini geopolitici i Paesi preda sono gli erbivori esposti ai Paesi carnivori predatori.

Se il rischio che gli Usa si trasformino in un mondo di erbivori va evitato, è chiaro che la globalizzazione, con le delocalizzazioni, va fermata e che si deve fare una rapida marcia indietro.

Un altro concetto espresso da Vance è che è necessario riconoscere che “viviamo in un mondo multipolare e che abbiamo bisogno di alleati che si facciano avanti in modo significativo, così da poterci concentrare sull’Asia, che sarà il nostro concorrente più importante per i prossimi 20 o 30 anni”.

Veniamo, a questo punto, alla giornata odierna. Dalle urne europee potrebbe uscire confermata presidente della Commissione europea Ursula von del Leyen, con una maggioranza che ripeterà le politiche di deindustrializzazione praticate in questi anni.

Come si può pensare di diventare una potenza militare alleata dell’America se si è una realtà deindustrializzata, che ha delocalizzato in Cina (vedi soprattutto la Germania), contribuendo alla industrializzazione del Dragone e, di conseguenza, ad aumentare la base industriale che sta a monte di quella militare?

E’ del tutto ovvio che siamo in presenza di una bolla ideologica che porterà all’impotenza dell’Unione Europea e, di conseguenza, a farne sempre più una preda.

La follia dell’Amministrazione Usa diretta, si fa per dire, da Joe Biden, è tale che, nonostante sia dimostrato che le auto elettriche non vengono comperate, ha finanziato GM e Stellantis per produrre l’elettrico.

L’amministrazione Biden, tramite il Dipartimento dell’Energia, garantirà, infatti, a General Motors e Stellantis incentivi per 1,1 miliardi di dollari (circa 1,01 miliardi di euro al cambio attuale) per convertire alcune fabbriche alla produzione di elettriche, evitarne la chiusura e salvaguardare la forza lavoro.

Ora si tratta di capire a che gioco giocano i Dem e la maggioranza che sorregge Ursula von der Leyen. A quanto pare sembrano essere i migliori alleati della Cina.

A proposito degli incentivi a Stellanti, sia detto per inciso, è assurdo che chi è proprietario di una casa automobilistica che riceve importanti finanziamenti sia anche proprietario di importanti giornali e periodici che, irrimediabilmente, diventano la voce del padrone.

Voce del padrone, se si tratta di quello Usa, che la maggioranza degli elettori non vuole più.

Un sondaggio Ap-Norc sostiene che per il 65% dei democratici Biden deve ritirarsi.

Nel frattempo J.D. , durante un’intervista a Fox News, ha difeso la politica attuata da Trump quando era alla Casa Bianca e ha criticato le decisioni prese da Joe Biden in merito alla guerra in Medioriente e Ucraina. 

«La parte più importante, a mio avviso, della dottrina Trump in politica estera – ha detto Vance – è che non si impegnano le truppe americane a meno che non sia davvero necessario. Ma quando lo fai, colpisci e colpisci duro. Penso che questo sia il modo in cui si rispettano gli uomini e le donne coraggiosi che stanno servendo l’America».

«La Russia – ha aggiunto Vance – non avrebbe invaso l’Ucraina se Donald Trump fosse stato presidente. Tutti sono d’accordo. Anche molti miei colleghi democratici sono d’accordo in privato. Abbiamo speso 200 miliardi di dollari. Qual è l’obiettivo? Cosa stiamo cercando di ottenere? C’è un rischio di escalation in una guerra nucleare? Perché c’è, quando hai un idiota a capo della politica estera, e ne abbiamo molti in questo momento a Washington D.C. Penso che quello che il presidente Trump ha promesso di fare è andare lì, negoziare con i russi e gli ucraini e chiudere rapidamente questa faccenda in modo che l’America possa concentrarsi sul vero problema, che è la Cina. È la più grande minaccia per il nostro Paese e siamo completamente distratti».

La questione Ucraina balza come un evidente problema anche per Ursula von der Leyen e i suoi alleati.

La teoria della “pace giusta”, che non vuol dire esattamente niente (chiacchiere in libertà), così come la teoria che la guerra finirà con il recupero da parte di Kiev dei territori occupati dalla Russia, sono le posizioni impossibili dei corifei europei della politica estera dell’Amministrazione Biden.

Più realista, a questo punto, Zelensky, il quale chiede un nuovo tavolo di pace a novembre con la presenza di Mosca, spiazzando, come al solito, gli inetti di Bruxelles e, di fatto, mettendo fuori gioco Biden.

Una nuova alleanza Ursula è, semplicemente, l’impotenza dell’Unione Europea.

Voterà Ursula Giorgia Meloni, aggregandosi al destino dell’impotenza? Vedremo. A volte ci vuole un attimo per suicidarsi.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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