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PER L’UCRAINA SOLUZIONE KISSINGER

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Il 5 marzo del 2014, Henry Kissinger, ex segretario di Stato di Richard Nixon, sul Washington Post affermò: “Troppo spesso il problema ucraino viene posto in termini di scelta: Kiev deve stare con l’Oriente o con l’Occidente. Ma se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare, non deve diventare l’avanposto dell’uno contro l’altro e viceversa: deve semmai funzionare come ponte tra loro”.

Aggiunse il diplomatico americano per eccellenza. “Trattare l’Ucraina come parte della scontro Est-Ovest affonderebbe per decenni ogni tentativo di portare la Russia e l’Occidente (specie la Russia e l’Europa) in un sistema di cooperazione internazionale”.

La Casa Bianca, affermò ancora Kissinger, “deve evitare di trattare la Russia come un discolo e a cui spiegare con pazienza le regole di comportamento volute dagli americani”.

La Casa Bianca, al tempo guidata da Barack Obama e con vicepresidente Joe Biden, grazie all’intervento scellerato della signora Victoria Nuland e di George Soros, fece l’esatto contrario di quello che aveva suggerito Kissinger e trascinò l’Ucraina in uno scontro per procura con la Russia che non è ancora cessato.

In questo stesso numero del giornale, Paolo Raffone parla, in termini teorici e geopolitici, di ordini e di equilibrio tra gli stessi

Come nell’ambito ecologico e biologico, sostiene Paolo Raffone, “anche nelle scienze umane l’equilibrio venne a porsi nei rapporti intercorrenti fra i diversi soggetti, interessi e valori nell’ambito di organizzazioni complesse. […]. Obiettivo contemporaneo della ricerca di equilibrio resta la stabilità”.

Concetti fondamentali, al fine di evitare una catastrofe economica, politica e, non sia mai, generale dell’Occidente, sono equilibrio e stabilità.

“Dalla dissoluzione dell’URSS (1991) – afferma Raffone – abbiamo assistito a due goffi e fallimentari tentativi di ordine che, senza equilibrio, si sono dimostrati piuttosto instabili. […]. Al fallito ordine universale statunitense e di quello regionale germanico si sono succeduti eventi destabilizzanti, tuttora non riequilibrati”.

Eccoci al punto. Per trovare un equilibrio che dia origine ad una nuova stabilità è necessario fare i conti con la realtà, cosa che sino ad ora non si è voluto fare, inseguendo approcci ideologici e l’idea, ormai trentennale, fallita sotto tutti i punti di vista, dell’America come unica potenza egemone del mondo.

Non è così nei fatti.

Ora, dopo oltre due anni di guerra, dopo che si è dimostrato che se la Russia non ha la potenza necessaria per andare molto oltre il Donbass e la Crimea, nonostante le buffonate allarmistiche di chi dice che invaderà l’Europa, e dopo che si è dimostrato che gli Usa non possono vincere la Russia per procura in una guerra simmetrica, che ha messo a nudo tutte le debolezze dell’apparato militar-industriale occidentale, si cominciano a intessere dialoghi a distanza.

Il Cremlino, venerdì scorso, ha detto che la Russia vede l’urgente necessità di colloqui sulla sicurezza con gli Stati Uniti, ma questi devono essere “globali” e includere la questione dell’Ucraina. “È impossibile strappare singoli segmenti dal complesso generale dei problemi accumulati, e non lo faremo”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov quando gli è stato chiesto se Mosca fosse pronta a parlare con Washington dei rischi nucleari. “Siamo quindi aperti al dialogo, ma ad un dialogo ampio e globale che copra tutte le dimensioni, compresa quella attuale relativa al conflitto intorno all’Ucraina, legata al coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in questo conflitto”, ha aggiunto Peskov ai giornalisti.

Dopo il teatrino svizzero, che è servito soprattutto all’ennesima passerella di Zelensky, finalmente l’esame di realtà ha fatto capolino anche a Kiev, dove, nel corso di una diretta televisiva, il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha affermato che la Russia potrebbe partecipare al secondo vertice globale per la pace attraverso la mediazione di attori terzi. Il ministro ha spiegato che si potrebbe utilizzare l’esperienza ottenuta con l’Iniziativa del Mar Nero, quando l’Ucraina non aveva un dialogo diretto con la Russia ma “dialogava” con Mosca solo attraverso tramite la mediazione della Turchia e dell’Onu. Kuleba ha evidenziato che l’Ucraina non sta cercando contatti diretti con la Russia, in quanto Mosca “sta ancora cercando di distruggere lo Stato ucraino”.

Per aprire qualsiasi dialogo che abbia un senso è necessario sapere se gli interlocutori sono o meno affidabili e qui, di nuovo, la storia si presenta con il peso di un macigno.

In un articolo del 22 febbraio 2022, Tino Oldani, su Italia Oggi, scriveva dello scoop di Der Spiegel sull’impegno Nato di non espandersi a Est che si basa su un verbale desecretato. https://www.italiaoggi.it/news/lo-scoop-di-der-spiegel-sull-impegno-nato-di-non-espandersi-a-est-si-basa-su-un-verbale-desecretato-che-2552642

Tino Oldani ricorda come, con vari articoli, autori deversi abbiano nel tempo affermato che i leader dei maggiori paesi della Nato avevano promesso a Mosca che l’Alleanza atlantica non sarebbe avanzata verso Est «neppure di un centimetro».

“Una promessa smentita dai fatti – osserva Oldani – , visto che da allora ben 14 paesi sono passati dall’ex impero sovietico all’alleanza militare atlantica. Da qui le contromosse di Putin: la guerra in Georgia, l’occupazione della Crimea, l’appoggio ai separatisti del Donbass” e, aggiungiamo, la guerra.

Jens Stoltenberg ha detto che: «Nessuno, mai, in nessuna data e in nessun luogo, ha fatto tali promesse all’Unione sovietica».

Tuttavia, riporta Oldani, Stoltemberg è stato smentito da un’inchiesta del tedesco Der Spiegel, ripresa integralmente negli Usa da Zerohedge, che si basa su un’ampia ricostruzione storica dei negoziati tra Nato e Mosca che hanno accompagnato la fine della guerra fredda.

“Tra i documenti citati – ricorda Oldani _, spicca per importanza quello scovato nei British National Archives di Londra dal politologo americano Joshua Shifrinson, che ha collaborato all’inchiesta del settimanale tedesco e se ne dichiara «onorato» in un tweet. Si tratta di un verbale desecretato nel 2017, in cui si dà conto in modo dettagliato dei colloqui avvenuti tra il 1990 e il 1991 tra i direttori politici dei ministeri degli Esteri di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania sull’unificazione delle due Germanie, dopo il crollo di quella dell’Est. Il colloquio decisivo, riporta Der Spiegel, si è svolto il 6 marzo 1991 ed era centrato sui temi della sicurezza nell’Europa centrale e orientale, oltre che sui rapporti con la Russia, guidata allora da Michail Gorbaciov. Di fronte alla richiesta di alcuni paesi dell’Est Europa di entrare nella Nato, Polonia in testa, i rappresentanti dei quattro paesi occidentali (Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania Ovest), impegnati con Russia e Germania Est nei colloqui del gruppo «4+2», concordarono nel definire «inaccettabili» tali richieste. Il diplomatico tedesco occidentale Juergen Hrobog, stando alla minuta della riunione, disse: «Abbiamo chiarito durante il negoziato 2+4 che non intendiamo fare avanzare l’Alleanza atlantica oltre l’Oder. Pertanto, non possiamo concedere alla Polonia o ad altre nazioni dell’Europa centrale e orientale di aderirvi». Tale posizione, precisò, era stata concordata con il cancelliere tedesco Helmuth Khol e con il ministro degli Esteri, Hans-Dietrich Genscher”.

Oder

Nella stessa riunione, rivela Der Spiegel, il rappresentante degli Stati Uniti, Raymond Seitz, dichiarò: «Abbiamo promesso ufficialmente all’Unione sovietica nei colloqui 2+4, così come in altri contatti bilaterali tra Washington e Mosca, che non intendiamo sfruttare sul piano strategico il ritiro delle truppe sovietiche dall’Europa centro-orientale e che la Nato non dovrà espandersi al di là dei confini della nuova Germania né formalmente né informalmente».

“È innegabile – commenta Oldani – che questo documento scritto conferma alcuni ricordi di Gorbaciov circa le promesse da lui ricevute, ma soltanto orali, sulla non espansione a Est della Nato. In un’intervista al Daily Telegraph (7 maggio 2008), Gorbaciov, ultimo leader dell’Unione sovietica, disse che Helmuth Khol gli aveva assicurato che la Nato «non si muoverà di un centimetro più ad est». Identica promessa, aggiunse in un’altra occasione, gli era stata fatta dall’ex segretario di Stato Usa, James Baker, il quale però smentì, negando di averlo mai fatto. Eppure, ricorda Der Spiegel, anche Baker fu smentito a sua volta da diversi diplomatici, compreso l’ex ambasciatore Usa a Mosca, Jack Matlock, il quale precisò che erano state date «garanzie categoriche» all’Unione sovietica sulla non espansione a est della Nato. L’inchiesta del settimanale aggiunge che promesse dello stesso tenore erano state fatte a Mosca anche dai rappresentanti britannico e francese”.

Non è andata così. Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono entrate nella Nato nel 1999. Lituania, Lettonia ed Estonia, confinanti con la Russia, lo hanno fatto nel 2004.

Se aggiungiamo Finlandia, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria è del tutto evidente che la Russia è circondata da paesi Nato e che l’entrata nella Nato dell’Ucraina chiuderebbe ogni spazio verso Ovest e, inoltre, comprometterebbe la proiezione della Russia sul Mar Nero, già presidiato da Romania, Bulgaria e Turchia.

In questo quadro ogni equilibrio e ogni stabilizzazione sono del tutto compromessi e qualsiasi avvio di discussione tra Usa e Russia non può che tener conto della necessità di trovare un nuovo ordine che si basi su una nuova affidabilità.

E qui c’è la parola magica: affidabilità.

Se gli interlocutori non possono fidarsi della parola data è perfettamente inutile che si siedano a un tavolo per trattare.

C’è, inoltre, una questione che non è solo territoriale e militare.

Secondo Carlo Pelanda la guerra nella quale siamo coinvolti in Europa “iniziò nel febbraio 2013 quando Barack Obama , dopo aver tentato una fallimentare convergenza sinoamericana G2 in ambito G20 del 2009, annunciò la creazione di due aree economiche americocentriche , nel Pacifico ( Tpp) e nell’Atlantico ( Ttip) , che escludevano Cina e Russia”.

La guerra in Ucraina ha disastrato l’economia europea e, in particolare quella tedesca, che aveva il gas russo a poco prezzo e il mercato cinese per l’esportazione e per la produzione delocalizzata.

La questione della fine della guerra in Ucraina è, pertanto complessa, in quanto gli Usa dei Clinton, degli Obama e dei Biden hanno fatto l’esatto contrario di quello che aveva suggerito Kissinger. La frittata è stata fatta. Ora si tratta di vedere come uscirne.

La prima mossa è un cessate il fuoco. La seconda è l’avvio di una trattativa che non può riguardare solo l’Ucraina, ma l’intero assetto geopolitico dell’Europa nei suoi rapporti con la Russia, la qual cosa interessa, conseguentemente, il Mar Nero e il Mediterraneo.

Non si può dimenticare che la Russia è presente nel Nord Africa e nel sub Sahara, due luoghi dai quali sono stati allontanati francesi e americani.

La partita non è sistemabile tra Zelensky e Putin, ma tra Usa e Russia, con il concorso di alcune nazioni strategiche europee. Per quanto riguarda l’Unione Europea, meglio che si occupi di altro, in quanto una macchina burocratica che gira a vuoto può fare solo danni.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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