
di Paola Bergamo
Il 13 aprile, nella giornata delle Palme, a Osaka è stato ufficialmente inaugurato il Padiglione Italia alla presenza del Vice Premier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani accompagnato dall’Ambasciatore Mario Vattani. Nelle foto di rito spicca anche la figura di Monsignor Rino Fisichella pro-prefetto per l’Evangelizzazione e Commissario Generale della Santa Sede per l’Expo.
Sì perché in fondo si potrebbe dire che se Roma “racchiude in sé” la Santa Sede, l’Italia a Osaka non dissimilmente ospiti il Padiglione dello Stato del Vaticano, monarchia assoluta. Quest’ultimo peraltro è presente con una splendida opera di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio con un titolo, chi lo sa se profetico, “La Deposizione”. Da Osaka forte e chiaro il messaggio di Tajani: “Il Made in Italy non conosce rivali, abbatte i dazi [..] è una straordinaria vetrina, importante tessera del mosaico Italia che stiamo rinforzando in tutto il mondo”.
La foto e i video del taglio del nastro girano oramai virali nei social e nelle televisioni e così, accanto alla delegazione italiana e ai Carabinieri in alta uniforme con il loro elegantissimo pennacchio, è ben visibile lo zucchetto viola di Rino Fisichella.
Per me che sono fortemente laicista e nipote di Mario Bergamo che a lungo trattò la Questione Romana nel suo Laicismo Integrale, continuo a chiedermi se l’Italia non soffra di un’anomala malinconica nostalgia perché non solo non festeggia una data importante per la nostra libertà come il XX Settembre, il giorno della Breccia del 1870, ma se ne va pure in visibilio quando un reale viene in visita nello stivale, come avvenuto qualche giorno fa in terra di Romagna. Nel contesto del nostro Risorgimento, la presa di Roma vide protagonisti anche due miei avi dal lato paterno. Fu una guerra che sancì la fine del potere temporale dei papi rendendo poi possibile il trasferimento della capitale del Regno da Firenze finalmente a Roma.
Della confusione e reciproca strumentalizzazione se ne avvale da sempre la politica del Bel Paese non disdegnando di accompagnarsi, quasi in cerca di continui imprimatur, a prelati e simboli del mondo cattolico.
Insomma ogni occasione è buona per una commistione delle cose e del resto si può dire che mai sia cessato un certo e qual variegato via vai entro e fuori le Sante Mura.
Però a Osaka è presente anche la Repubblica di San Marino, titanica vetta che si staglia indipendente in terra di Romagna. La notizia è pressoché ignorata dai media italiani.
San Marino ha un proprio padiglione e del resto stiamo parlando della pur piccolissima ma antichissima Terra della Libertà che peraltro mi diede i natali, sebbene io sia italianissima e che rivendica per sua stessa essenza la sua peculiare indipendenza. Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del Commissario Generale Filippo Francini, del Segretario di Stato per il Turismo Federico Pedini, con la Direttrice Laura Franciosi e altre personalità.
Tutto evidentemente molto meno roboante di ciò che è avvenuto al Padiglione Italia con quel potente e stupendo Caravaggio italiano che appartiene al Vaticano. Però il claim di San Marino “Expanding Horizons”, merita un cenno e non solo perché anch’io, di tanto in tanto, senta la nostalgia e il richiamo del natio Titano ma per il centrale messaggio di Libertà e Pace nel Mondo, racchiuso nel racconto della piccolissima repubblica. Non è perciò un caso sia esposta all’Expo una riproduzione del manoscritto “Vita Sancti Marini”, il più antico testo conosciuto sulla vita del fondatore della Repubblica che l’Unesco, nella sua 221^ Sessione di Consiglio, ha inscritto nel programma Memoria del Mondo.





