L’Azerbajgian, l’Armenia, persino la Serbia: tutto fa brodo, per complicare l’avvenire, se il fronte ucraino crolla e nell’aria c’è un’idea di pace stabile come quella che ormai corre sul filo del telefono tra la Casa Bianca e il Cremlino. Serpeggia il panico, tra i poteri criminali che hanno fatto di tutto per separare la Russia dall’Europa. E allora si tenta di far esplodere il Caucaso e persino di incrinare l’atavica alleanza con i serbi, filorussi da sempre. Scomodi, i belgradesi, perché situati a un tiro di schioppo da Trieste come gli abitanti degli altri due paesi lealisti, la Slovenia e l’Ungheria, tuttora governati da politici alieni, dai tratti vagamente titanici.
È il caso di Viktor Orbán, dipinto come uomo del paleolitico, grottesco reazionario e barbarico omofobo. E questo perché – come Putin – non vuole svendere i valori tradizionali, ovvero la protezione della famiglia biologica (tradotto in termini essenziali: vorrebbe sorreggere innanzitutto la demografia nazionale magiara, da preservare di fronte alle ondate migratorie). La premiata ditta golpista del miliardario Soros ha provato a travolgerlo in ogni modo, anche scatenando il caso di un’italiana sedicente “antifascista” e arrestata per teppismo (poi prontamente premiata in patria con l’elezione al Parlamento Europeo).
Orbán si è battuto per ripristinare un ponte di dialogo con Mosca? Male: ora è stato punito anche con la marcia arcobaleno Lgbt, cui ha fieramente partecipato la nostra Elly Schlein. Lui comunque tira dritto. E Trump gli ha appena dato il via libera per farsi costruire (dai russi, nientemeno) una centrale nucleare: fatto gravissimo, questo, per i coristi dell’idiozia dittatoriale europea, secondo cui il capo del Cremlino è una specie di satrapo impazzito, dunque i suoi sudditi – 150 milioni, sparsi in tutte le Russie – sarebbero un branco di poveri dementi, di vittime predestinate o, peggio, di sanguinari fanatici.
Veri e propri galantuomini, dunque, sarebbero invece i tizi che lo scorso anno armarono la mano dell’aspirante killer del premier slovacco Robert Fico: un paio di pallottole gli passarono a pochi millimetri dal cuore, al termine di un comizio (vizietto, questo, che accomuna anche certi “amici” di Trump, specializzati in omicidi politici). La colpa di Fico? Non aver mai aderito al delirio russofobico dei burattini di Bruxelles e della Nato, manovrati dai terroristi in doppiopetto che militano nella feccia neocon statunitense e agiscono in combutta con i soliti noti, che proprio non riescono a superare il trauma della perdita dell’Impero Britannico.
Ormai, vantarsi della democrazia occidentale è diventato proibitivo. In Germania, paese oggi governato da un emissario del mega-fondo BlackRock, è tuttora pesantemente criminalizzata l’opposizione “sovranista”. Peggio ancora in Francia, dove a Marine Le Pen – per vie legali, con tanto di sentenza – è stato negato il diritto di ricandidarsi. La setta eurocratica evita di riconoscere la vera leader dei moldavi orientali, in quanto non ostile al Cremlino. Idem in Georgia, dove il popolo ha licenziato i vecchi feudatari Nato (e quindi il governo legittimo viene guardato di traverso dai masnadieri dell’Ue).
Lo scandalo assoluto è rappresentato dalla Romania, ai cui cittadini il blocco Nato vieta di rappresentarsi liberamente, congelando la democrazia: addirittura pazzesco l’annullamento della limpida vittoria di Călin Georgescu alle presidenziali. Di nuovo: la sua colpa? Non aver addossato al solo Putin la responsabilità del conflitto in Ucraina. Si badi: dipinto come scalmanato estremista, dunque potenzialmente eversivo, il dottor Georgescu – mite, democratico, coltissimo – è stato un prestigioso alto dirigente dell’Onu. Ha visto il suo paese liberato dallo schiavismo comunista di Ceaușescu. Ma oggi non riesce a diventarne presidente, perché i poteri euro-atlantici glielo proibiscono truccando le elezioni.
Lassù, comunque, qualcosa sta accadendo. I Rothschild, ad esempio, hanno appena “consigliato” al loro ometto francese di cambiare tattica, invitandolo a telefonare a Putin. Prima conseguenza, l’aver sdoganato il leader russo: non è più un appestato, se è vero che Macron si rassegna a telefonargli. Il peggio però viene da Trump: che simpatizza apertamente per lo Zar e mal sopporta l’icona mediatica di Zelensky. Inoltre, il capo della Casa Bianca dev’essersi accordato con il Cremlino su alcuni dossier decisivi, dalla Siria all’Iran, passando per la macelleria di Gaza.
Tanti anni fa, in tempo di pace (nostalgia inimmaginabile: chi l’avrebbe mai detto, allora?), il geniale Giampaolo Pansa definì ironicamente “coniglio mannaro” il povero Arnaldo Forlani, felpato mammasantissima dell’onnipotente Dc, che di lì a poco avremmo visto alla sbarra, interrogato da Di Pietro. Solo più tardi gli italiani avrebbero scoperto i suggeritori americani dei pm di Mani Pulite e il vero obiettivo di Tangentopoli. Un’operazione architettata da ben altri Conigli Mannari: gli stessi che oggi, tramontato il sogno di eliminare Putin e conquistare la Russia, tramano alle spalle di Trump per sabotare il nostro futuro facendo fallire la pace.




