Home Politica estera LA RESISTENZA PALESTINESE AD HAMAS E IL CAMBIO DI PASSO DEGLI SCEICCHI

LA RESISTENZA PALESTINESE AD HAMAS E IL CAMBIO DI PASSO DEGLI SCEICCHI

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A Gaza e in Cisgiordania sta avvenendo un cambio di passo fino a ieri inimmaginabile. Cambio di passo che toglie di mezzo decenni di retorica europea, di cortei di una sinistra bolsa e senza idee e che apre alla realizzazione di nuovi assetti nel Medio Oriente, con una soluzione del problema palestinese e il rilancio degli Accordi di Abramo.

Yasser Abu Shabab, leader di una milizia che si oppone al movimento islamista palestinese Hamas a Gaza, ha confermato per la prima volta che i suoi combattenti stanno collaborando in qualche misura con le Forze di difesa israeliane (Idf).

In un’intervista alla stazione radio in lingua araba dell’emittente israeliana “Makan”, Abu Shabab ha spiegato che i suoi miliziani sono giovani di origine palestinese che vivono nel cuore della Striscia, senza alcuna affiliazione a ideologie politiche o organizzazioni.

“Abbiamo assaporato l’amarezza e l’ingiustizia inflitteci da Hamas, e ci siamo assunti la responsabilità di affrontare quest’aggressione. Non escludiamo lo scontro con Hamas e non escludiamo una guerra civile, a qualunque costo”, ha affermato il leader del gruppo armato che opera a Rafah, nel sud di Gaza, in un’area sotto il controllo militare israeliano. Prima “non avevamo alcuna sicurezza come quella che abbiamo (adesso) nelle zone sotto controllo israeliano. Siamo entrati in queste aree e abbiamo condotto operazioni al di là di ogni aspettativa. Finché lo scopo è il supporto e l’assistenza (da parte delle Idf), e nulla di più, quando partiamo per una missione li informiamo – niente oltre questo – e portiamo a termine l’operazione militare”, ha dichiarato Abu Shabab.

In Cisgiordania, stando a quanto ci racconta il Wall Street Journal, gli sceicchi di Hebron vogliono gli accordi di Abramo con Israele e dicono no alla soluzione a due Stati”.

Ebron

Cinque sceicchi di Hebron, in Cisgiordania, scrive il Wall Street Journal, sono favorevoli alla stipula degli Accordi di Abramo con Israele, dicendosi invece contrari alla soluzione a due Stati per due popoli, israeliano e palestinese.

Il Wall Street Journal spiega che i cinque sceicchi hanno inviato una lettera al ministro dell’Economia israeliano Nir Barkat esprimendo la loro volontà di aderire agli Accordi promossi dal presidente americano Donald Trump durante il suo primo mandato. Nella lettera si legge la volontà di trasformare Hebron in un emirato che “riconosca lo Stato di Israele come Stato nazionale del popolo ebraico”. Quindi, “lo Stato di Israele riconoscerà l’Emirato di Hebron come rappresentante dei residenti arabi nel distretto di Hebron”. La lettera descrive l’accordo proposto come “equo e dignitoso” e afferma che può sostituire gli accordi di Oslo, “che hanno portato solo danni, morte, disastro economico e distruzione”.

Barkat ha dichiarato al Wall Street Journal che il vecchio paradigma dei due stati è fallito e che l’Autorità Nazionale Palestinese non gode di fiducia né tra la sua popolazione né in Israele.

Da febbraio, il ministro ha ospitato lo sceicco Wadeè al-Jaabari, uno dei più influenti leader del clan di Hebron e promotore dell’iniziativa, e altri sceicchi nella sua casa di Gerusalemme. “Lo sceicco Jaabari vuole la pace con Israele e aderire agli Accordi di Abramo, con il sostegno dei suoi confratelli. Chi in Israele dirà di no?”, si è chiesto Barkat.

“Non ci sarà nessuno Stato palestinese, nemmeno tra mille anni – ha dichiarato Jaabari al Wall Street Journal Dopo il 7 ottobre, Israele non lo concederà più”.

Un altro sceicco che ha aderito all’iniziativa ha concordato: “Pensare solo a creare uno Stato palestinese ci porterà tutti al disastro”.

Secondo il Wall Street Journal, altri sceicchi che sostengono l’iniziativa hanno mantenuto l’anonimato per garantire la loro sicurezza.

A Doha nel frattempo si tratta.

Il gruppo terroristico palestinese Jihad islamica ha affermato ieri che una delegazione è arrivata a Doha per discutere di un cessate il fuoco e di un accordo per il rilascio degli ostaggi a Gaza. Si dice che la delegazione sia guidata dal leader della Jihad islamica Ziyad al-Nakhalah.

Prima di imbarcarsi sul volo per Washington, dove oggi incontrerà Donal Trump, il primo ministro Benjamin Netanyahu, come riferisce The Times of Israel, ha affermato che Israele ha l’opportunità “di espandere il cerchio della pace ben oltre quanto avremmo potuto immaginare”.

“Abbiamo già trasformato il Medio Oriente in modo irriconoscibile e ora- ha detto- abbiamo la possibilità di offrire un grande futuro al popolo di Israele e all’intero Medio Oriente”.

Benjamin Netanyahu  ha poi affermato che, mentre sarà a Washington, ringrazierà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il suo “forte sostegno” durante la guerra di 12 giorni condotta da Israele contro “il nostro comune nemico”, l’Iran, il mese scorso, che ha portato a una “straordinaria vittoria” sulla Repubblica islamica.

L’Iran si era prefissato l’obiettivo di distruggere Israele, ha detto Benjamin Netanyahu, aggiungendo: “Per anni abbiamo temuto cosa avremmo fatto con l’Iran e se saremmo riusciti a sconfiggerlo. I nostri eroici piloti hanno sorvolato i cieli dell’Iran”.

Israele ha operato anche in Libano. “Anche lì, per anni – ha osservato Benjamin Netanyahu- , eravamo preoccupati di cosa avrebbe fatto Hezbollah. Abbiamo colpito Hamas. Ciò crea grandi responsabilità e opportunità”, in quanto esiste l’obbligo di “preservare i risultati conseguiti” e di garantire che l’Iran non riprenda i suoi sforzi per dotarsi di armi nucleari.

Il premier ha inoltre chiarito che Israele non accetterà un accordo di cessate il fuoco e di rilascio degli ostaggi che consenta ad Hamas di rimanere nella Striscia di Gaza.

Quanto a Gaza, Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele ha ottenuto “grandi risultati”, ma ha ancora “missioni da portare a termine. Ad oggi”, afferma, “abbiamo liberato 205 dei 255 ostaggi, 144 dei quali vivi. Restano venti ostaggi vivi e 30 caduti. Sono determinato, siamo determinati, a riportarli tutti indietro”.

“E siamo determinati – ha aggiunto – a garantire che Gaza non costituisca più una minaccia per Israele. Ciò significa che non permetteremo una situazione che incoraggi altri rapimenti, altri omicidi, altre esecuzioni, altre invasioni. Questo significa una cosa sola: eliminare le capacità militari e di governo di Hamas. Hamas non ci sarà più”.

“Sono impegnato in entrambe le missioni, o meglio, in tre missioni – ha proseguito Benjamin Netanyahu – restituire tutti gli ostaggi, “distruggere le capacità di Hamas” e garantire che Gaza non possa costituire una minaccia per Israele.

Alla domanda se questa settimana ci sarà un accordo per il rilascio degli ostaggi, Netanyahu si è rivolto ai giornalisti – cosa che fa raramente – dicendo: “Stiamo lavorando per raggiungere questo accordo secondo i termini concordati. Ho inviato una squadra ai negoziati con direttive chiare. Credo che il dialogo con il Presidente Trump possa certamente contribuire a raggiungere il risultato che tutti auspichiamo”.

Il presidente di Israele, Isaac Herzog, ha esortato oggi Netanyahu a siglare “un accordo per riportare a casa tutti i nostri ostaggi” dalla Striscia di Gaza anche se “il costo non è semplice”. Lo si apprende da un comunicato dell’ufficio di Herzog, che ha incontrato Netanyahu prima della partenza di quest’ultimo per Washington.

Secondo l’ufficio di Herzog, il presidente ha espresso a Netanyahu la speranza che il viaggio possa anche “aprire la porta a sviluppi regionali più ampi” e ha discusso con lui “le opportunità di approfondire i legami con altri Paesi, nello spirito dell’iniziativa di Trump sugli Accordi di Abramo”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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