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OTTAVIANO DEL TURCO, UN AUTENTICO RIFORMATORE

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di Antonio Foccillo

Venerdì è venuto a mancare Ottaviano Del Turco. Quanti ricordi e quante vicende fanno parte dei miei pensieri. L’ho conosciuto quando ero segretario della Uil Lombardia e lui aveva sostituito da poco Agostino Marianetti nella segreteria aggiunta della Cgil. Molti possono parlare molto meglio della sua carriera sindacale e politica, ma io voglio partire da una terra, la Marsica in Abruzzo, che entrambi abbiamo amato.

Ci legava questa passione e questo amore verso queste persone che hanno la capacità di farsi amare per la spontaneità e per la semplicità che ti fa sentire a casa, ma anche per questa terra che racchiude panorami mozzafiato e tranquillità per chi come noi, ha svolto la vita di sindacalista, sempre in movimento frenetico e con continui impegni, tornare in questi luoghi riconcilia con sé stessi, in quanto ci si riappropria del proprio tempo.

Lui tra l’altro, nel suo paese, Collelongo, riusciva a trovare l’ispirazione per dipingere, mentre io in Abruzzo scrivo molto. Lui era abruzzese per nascita, mentre io lo sono per adozione, ma entrambi siamo stati orgogliosi di essere marsicani ed abruzzesi.

Nel sindacato aveva iniziato molto presto, prima nel patronato, poi ella Fiom, poi responsabile della componente socialista della Cgil e, infine, segretario aggiunto con Luciano Lama, segretario generale.

Socialista, segretario del Psi dopo Giorgio Benvenuto, Parlamentare: Deputato e successivamente Senatore, Parlamentare europeo, Presidente della Commissione antimafia, ministro delle Finanze e presidente della Regione Abruzzo.

Da Presidente della Regione viene arrestato, dopo un’inchiesta della Procura di Pescara, insieme a molti assessori, consiglieri e funzionari, per presunta corruzione, truffa e concussione e per associazione a delinquere nella gestione della sanità.

Questo fatto fa cadere la giunta di centro sinistra che sarà sostituita da una giunta di centro destra.

In quella occasione mandai, su carta intesta da segretario confederale Uil, una richiesta di poterlo visitare in carcere, ma immediatamente, nel giro di 10 minuti, per fax mi risposero i giudici incaricati, che  ciò non sarebbe stato possibile.

Gli furono poi concessi gli arresti domiciliari, con una motivazione assurda, in quanto così non avrebbe potuto avere rapporti con parlamentari.  

La particolarità della sua vicenda giudiziaria  è che chi l’ha accusato, non ha mai potuto dimostrare realmente la sua corruzione, infatti, non si sono mai trovate queste cifre versate, nonostante ciò è stato condannato.

Assolto prima dalla Cassazione e poi dalla Corte di Appello per associazione a delinquere. Vengono fatte cadere tutte sue accuse, salvo per induzione indebita, e ciò gli permette di avere ridotta di molto la precedente pena.     

La sua vita da queste vicende viene sconvolta e non si da pace. Combatte fino a che può, per dimostrare la sua innocenza, ma varie malattie lo debilitano e lo mettono in condizione di non potersi più difendere.

Comincia in Parlamento, sulla base di una forte demagogia una campagna per togliere la pensione agli ex parlamentari che sono stati condannati, e pertanto, gli viene tolta la sua. Per fortuna una campagna a sua difesa che voleva affermare la sua innocenza gli permette di riaverla.

Questa vicenda ha segnato per lui una pagina nerissima che non meritava, ma seppe viverla con grande dignità e con grande coerenza nel voler dimostrare la sua innocenza. Mai una parola fuori posto, mai un’imprecazione contro la magistratura per un provvedimento che riteneva sbagliato.

Per la sua storia e per quello che nella sua vita aveva rappresentato non doveva finire così!

Da segretario aggiunto della Cgil, aveva fatto una scelta molto coraggiosa, quando a seguito dei provvedimenti di Craxi, presidente del Consiglio, per combattere l’inflazione, denominati decreti di San Valentino, non aveva avuto dubbi e aveva schierato la componente socialista della Cgil,  a favore di quei provvedimenti, insieme alla Uil e alla Cisl e in opposizione alla componente comunista della Cgil.

Per capire, grazie anche a lui, come questi provvedimenti e le relative divisioni sindacali, hanno cambiato profondamente il Paese, non solo sindacalmente, ma anche politicamente, bisogna analizzare quel periodo.

Soprattutto i media, tendenti a sinistra, ed una parte degli intellettuali di quell’area, abituati all’egemonia della Cgil, rimangono colpiti dalle differenze che si erano presentate nel sindacato, anche se comunque mantengono un atteggiamento ambiguo.

Alcuni giuristi si esprimono contro la firma separata, ritenendo come Giugni, presidente della Commissione lavoro del Senato che la “federazione Cgil, Cisl Uil non può firmare in assenza di una delle sue componenti”.

Fu un momento di grande tensione con scioperi “spintanei” in tutta l’Italia per opera degli “autoconvocati”. Sindacalisti e lavoratori che gridavano verso i colleghi di essere venduti. Si ruppe la federazione unitaria e per la prima volta si fecero riunioni nelle fabbriche di ogni singola organizzazione. In questo clima incandescente anche le Brigate Rosse ne approfittarono.

Il Pci che supportava la componente comunista, promosse un referendum contro i decreti, con Lama che non era completamente d’accordo, che alla fine lo perse.

Nella Cgil si aprì una forte divisione, ma la componente socialista, nonostante tutto ciò, mantenne la barra diritta e difese le proprie posizioni. Del Turco fu determinante e in quella occasione rivolse un appello ai comunisti della sua confederazione perché si alzasse il livello politico della riflessione e si abbandonassero le divisioni.

Va dato atto a Ottaviano che la sua posizione nella Cgil non era facile, ma questo dimostra che i suoi valori erano forti e che preferì ascoltare la sua coscienza, piuttosto che i richiami del suo sindacato. Lo fece a malincuore e dopo, passate queste vicende, riuscì anche a ritrovare le ragioni dell’unità interna.

Sono tanti gli episodi che ci hanno visto e i ricordi si affastellano e non posso fare l’elenco di tutti.

Voglio ricordare ancora, quando lui del SI e io dei Laburisti ci incontrammo spesso, per cercare di fondere tutti i vari spezzoni che avevano frantumato il Psi in un unico partito. Ma questo non fu possibile e in noi creò una grandissima delusione.

Voglio concludere, certamente le mie considerazioni non esauriscono il personaggio, ma posso affermare con piena coscienza che io ho sempre ritenuto Ottaviano innocente.

Ha fatto molto per la nostra Repubblica. Ha fatto molto per il sindacato e per la politica. Ha saputo cogliere molti momenti importanti ed ha saputo indirizzare le sue azioni con coerenza e con scelte non sempre facili.

Per me è stato un amico e compagno e spero che, oggi che non c’è più, non solo vada commemorato, ma gli venga restituita la sua dignità e venga confermata la sua piena innocenza.

È stato un riformista vero. Ha difeso i lavoratori contro la demagogia e si è sempre battuto per affermare i loro diritti. Ma soprattutto è stato una brava persona, che anche nei momenti difficili non ha mai abbandonato la sua cultura della tolleranza e di rispetto degli altri. 

Ciao Ottaviano.    

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