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ORIANA FALLACI, UN RICORDO

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di Savino di Scanno

Il 15 settembre 2006 lasciava il mondo terreno una donna di cui lo scrivente era particolarmente innamorato. Ci lasciava Oriana Fallaci. Non molto si può aggiungere a quanto scritto da più autorevoli scienziati, letterati, commentatori ovvero da coloro che vivono di convegni e conferenze in qualità di tuttologi del nulla.
Non era una top model ma dall’alto del suo 1,56 metro di altezza valeva più di una regina.
Molti i libri letti come “Un Uomo” scritto per il Suo tormentato amore Alexos Panagulis come “Lettera ad un bambino mai nato”, ma un libro in particolare, “Inschiallah” ha determinato per lo scrivente la folle passione per il Libano ed il Medio Oriente.
Si ricorda questa minuta Donna come corrispondente in Vietnam, quando si tolse lo chador in occasione dell’ intervista a Khomeini da ricordare in questi giorni dove i giornali recitano le consuete litanie circa le persecuzioni delle donne in Iran.
Di carattere forte come forte l’attaccamento alla sigaretta, regalerà il suo patrimonio letterario alla Pontificia Università Lateranense.
Nulla si può aggiungere se non scrivere che, in un mondo di cialtroni ove i modelli culturali sono osceni spettacoli gonfi di nani e ballerine, di inutili virago e donnicciole da teatro circondate da faccendieri e ladri, era un esempio a cui far ispirare la vita delle proprie figlie.

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  • Redazione

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