
di Frvmentarivs
La situazione attorno al Generale Mark Milley, ex Capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti, è emblematica di quanto i professionisti militari di alto livello spesso si trovino a gestire crisi che i politici, con la loro ignoranza o inclinazioni ideologiche, complicano ulteriormente. Milley, ben consapevole delle conseguenze potenzialmente catastrofiche che derivano da incomprensioni tra potenze nucleari, ha preso decisioni che solo una mente razionale e responsabile avrebbe potuto adottare. Le accuse di “tradimento” che gli vengono mosse da alcuni falchi da bar e politici opportunisti derivano principalmente dal suo coinvolgimento in comunicazioni dirette con il Generale Gerasimov, il suo omologo russo, e funzionari militari cinesi durante momenti di estrema tensione globale. L’omologo cinese di Mark Milley era Generale Li Zuocheng, che ricopriva la carica di Capo del Dipartimento dello Stato Maggiore Congiunto della Commissione Militare Centrale della Repubblica Popolare Cinese.
Sì, Milley lo contattò in due occasioni, nell’ottobre 2020 e nel gennaio 2021, per rassicurarlo che gli Stati Uniti non stavano pianificando alcun attacco contro la Cina. Questo avvenne durante un periodo di grande tensione e incertezza a livello globale, specialmente nei mesi finali dell’amministrazione Trump, quando alcune dichiarazioni politiche e movimenti militari avevano generato sospetti e preoccupazioni a Pechino. Queste comunicazioni non erano azioni isolate o avventate, ma parte del suo dovere di evitare malintesi che avrebbero potuto scatenare escalation nucleari. È importante ricordare che la sua funzione era quella di garantire la sicurezza nazionale e la stabilità globale, non di assecondare le narrative politiche del momento.
Un esempio lampante del valore di una figura come Milley è il suo tentativo di consigliare il presidente ucraino Zelenskyy durante la controffensiva di successo in aree come Kharkiv, Donbass e Kherson. Milley suggerì di considerare negoziati da una posizione di forza, una mossa strategica per consolidare i guadagni sul campo e costruire un futuro più stabile. Purtroppo, il suo consiglio venne ignorato, anche a causa dell’ottusità di alcuni politici occidentali, come l’amministrazione Biden e lo stesso Boris Johnson, che preferirono spingere per una vittoria totale, ignorando le complessità della guerra e il rischio di trascinare il conflitto oltre il punto di utilità strategica.
Questi episodi dimostrano quanto sia preziosa la presenza di professionisti nelle forze armate che, come Milley, comprendono che la guerra non è un gioco di retorica politica, ma una realtà brutale che richiede lucidità e pragmatismo. È grazie a figure come lui che, nonostante le follie politiche e gli errori strategici, si riesce ancora a mantenere un equilibrio in un mondo sempre più instabile. Ai falchi da tastiera e ai politici farlocchi farebbe bene imparare qualcosa da questo esempio di responsabilità.





