
di Sante Dicuzzo
La risicata vittoria in Polonia del candidato del PiS è stata venduta dalla gran parte dell’informazione come vittoria del “filo russo” Nawrocky.
Questo signore succede al compagno di partito Duda, certamente conservatore, certamente per molti reazionario, ma filo russo no.
Non esiste un partito filo russo in Polonia e proprio i predecessori conservatori dell’attuale capo del governo, il liberale Tusk, si sono distinti per l’appoggio all’Ucraina, l’accoglienza, l’impegno in spese militari e proposte ardite non accolte dagli alleati in questi anni di guerra.
C’è stata sicuramente una crisi di carattere commerciale con l’Ucraina a difesa dell’agricoltura nazionale e, ora, una propensione maggiore a guardare agli interessi nazionali da parte del PiS ma anche di Tusk, che saranno interpretati dal nuovo Presidente – che non ha particolari poteri di governo ma un potente politicamente diritto di veto – peraltro già esercitato da Duda in questo periodo di interregno con Tusk.
La coalizione che ha portato Tusk al governo è una coalizione del “tutti contro il PiS” e la domanda che ci si pone è se la sua eterogeneità politica riuscirà a reggere con il nuovo presidente. A Tusk serviva un Presidente della sua area ma non ce l’ha fatta. Per poco.
Per contro si rinsalderà un rapporto tra forze sovraniste e questo lascerà il segno in Europa.
Purtroppo la nostra stampa semplifica un po’ troppo le cose a beneficio del main stream e la scociatoia nel definire filo russi tutti quelli che non sono disponibili a seguire la politica europea anti russa finisce per farle perdere credibilità.
Ormai i giornali sono sempre meno letti e non orientano più la gente come una volta.
La rivoluzione digitale ha azzerato, nel bene e nel male, l’intermediazione e il cittadino è preda di fake news da tutte le parti, compresi i giornaloni che dovrebbero essere invece il contraltare serio per una informazione corretta.
Di seguito lo stralcio di una analisi che riporta come sia falso il filorussismo del partito che ha espresso il nuovo Presidente:
Nawrocki (il nuovo Presidente eletto) è semplicemente un esponente identitario e conservatore dello stesso partito che esprimeva il presidente uscente: Andrzej Duda.
Non mi pare che con Duda negli ultimi anni la Polonia avesse operato una svolta filo Cremlino. Anzi. Bisogna ricordare che nel lontano 2021, quando sia il presidente che il primo ministro polacco erano del PiS (partito che in Europa è in ECR, il gruppo guidato da FdI) la Polonia ingaggiò per prima un conflitto ibrido con la Russia. Erano le settimane, del novembre 2021, della crisi dei migranti al confine con la Bielorussia. L’approccio duro della Polonia esortò Bruxelles persino a cambiare il Regolamento di Dublino e ad autorizzare i vietatissimi “respingimenti di massa” nel caso in cui questi siano connessi ad una minaccia alla sicurezza dell’Ue proveniente da un Paese ostile. In quel caso la Bielorussia. E quindi, per estensione, la Russia.
Dopo un paio di mesi in Ucraina è successo quello che sappiamo, e il premier di allora. Mateusz Morawiecki, insieme proprio a Duda iniziò il suo supporto ad oltranza al governo di Zelensky, esortando anzi l’Ue a fare di più fino ad arrivare (primo Paese a proporlo) ad avanzare la proposta di invio di personale militare europeo (e quindi anche Nato) “boots on the ground”.
Costasse quello che costasse.
Ricordo una conferenza tra partiti conservatori a cui partecipai a Bruxelles ad aprile 2022 con gli esponenti polacchi proprio del PiS rispondere alle obiezioni di chi temeva una risposta russa all’invio di truppe Nato: «A cosa serve la più grande alleanza militare della storia se poi non la si usa?»
Lo stesso PiS ruppe di fatto il cosiddetto gruppo di Visegrad a causa delle pesanti divergenze in materia con gli ungheresi di Fidesz e con Viktor Orban.
Lo stesso PiS appoggiò l’arruolamento volontario dei suoi cittadini (e chissà forse anche di ufficiali) nella Legione Internazionale Ucraina.
E lo stesso PiS all’epoca mise in atto la più grande campagna di accoglienza dei rifugiati ucraini, ospitandone o facendone transitare quasi 5 milioni in fuga dall’Ucraina.





