Home Politica MORTE DI KIRILLOV, INGLESI NEL MIRINO E ESAME DI REALTÀ DI ZELENSKY

MORTE DI KIRILLOV, INGLESI NEL MIRINO E ESAME DI REALTÀ DI ZELENSKY

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Dalle dichiarazioni che si susseguono a ritmo serrato si capisce lontano un miglio che esiste una spaccatura all’interno della leadership ucraina che riflette la spaccatura esistente nelle leadership occidentali.

La morte del generale Kirillov e del suo assistente, subito rivendicata dai servizi ucraini è un chiaro segno di volontà di impedire qualsiasi apertura a trattative, mentre le esternazioni di ieri di Zelensky fanno capire che una parte del cerchio magico che governa a Kiev sta prendendo atto della realtà.

L’Ucraina, ha detto Volodymyr Zelensky in un’intervista a “Le Parisien”, non ha la forza di riassumere il controllo della Crimea e del Donbass.

“Non possiamo dare via i nostri territori. La Costituzione dell’Ucraina ci proibisce di farlo. De facto, però, questi territori sono ora controllati dai russi. Non abbiamo la forza di riprenderne il controllo. Possiamo contare solo sulla pressione diplomatica della comunità internazionale per costringere il presidente Putin a sedersi al tavolo dei negoziati”, ha riferito Zelenesky, sottolineando che nessun leader del mondo ha il diritto di negoziare con Putin senza la partecipazione dell’Ucraina.

Tuttavia, nonostante i tentativi di bloccare ogni possibile dialogo da parte dei falchi distribuiti equamente all’interno e all’esterno dell’Ucraina, per ora le dichiarazioni si mantengono attendiste.

L’arrivo, ormai imminente di Trump, potrebbe determinare una svolta che isoli la parte più intransigente dell’Occidente, rappresentata dagli inglesi e dai baltici.

Donald Trump è stato chiaro: «La carneficina in Ucraina deve finire. Parleremo con il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky».

«Zelensky – ha aggiunto Trump – vuole la pace. Proverò a chiudere un accordo».

Putin ha, dal canto suo, ha messo a nudo la tattica propagandistica e di escalation occidentale, facendo capire che non solo ne è conscio, ma che non ci casca.

Durante un discorso riportato dalle agenzie russe, Vladimir Putin ha denunciato l’atteggiamento ostile dell’Occidente nei confronti della Russia. 

“L’attuale amministrazione americana e praticamente tutto l’Occidente collettivo – ha affermato il presidente russo – non rinunciano a mantenere il loro dominio globale e continuano a imporre alla comunità mondiale le loro cosiddette regole, che cambiano di volta in volta, stravolgendole a loro piacimento,” ha dichiarato il presidente.

Putin ha poi aggiunto: “Ma, a dire il vero, esiste una sola regola stabile: nessuna regola per coloro che agiscono in questo modo, per coloro che si considerano alla guida del mondo intero, per coloro che si ritengono rappresentanti di Dio sulla Terra, sebbene essi stessi non credano in Dio.”

Putin ha inoltre sottolineato le tattiche occidentali che, a suo dire, cercano deliberatamente di provocare reazioni da parte della Russia: “La tattica è molto semplice. Ci portano su una linea rossa attraverso la quale non possiamo arretrare, noi iniziamo a rispondere e loro spaventano immediatamente la loro popolazione, come ai vecchi tempi con la minaccia sovietica e ora con quella russa.”

Putin ha ribadito l’importanza di mantenere alta l’allerta delle forze strategiche, in particolare riguardo alle armi nucleari non strategiche, ma ha anche asserito di aver sottolineato che non dispiegherà “missili a medio raggio finché armi americane di questo tipo non appariranno in qualche regione del mondo. È importante mantenere costantemente in allerta le forze nucleari non strategiche”.

Ovviamente l’attentato al generale Kirillov ha suscitato la solita alternanza di avvertimenti da parte di Mosca, con Medvedev nella parte del duro e altri in modalità meno trancianti.

Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha infatti commentato duramente sul proprio canale Telegram un articolo del quotidiano britannico ”Times” secondo cui l’attentato contro il generale russo, Igor Kirillov e il suo assistente “è stato un atto di difesa legittimo”.

Medvedev ha detto che “secondo questa logica, tutti i funzionari dei Paesi della Nato che hanno deciso di prestare assistenza militare all’Ucraina sono coinvolti in una guerra ibrida o convenzionale contro la Russia e di conseguenza devono essere considerati un obiettivo militare legittimo per la Federazione russa”.

Avvertimento agli inglesi, visto che il Time è un loro portavoce autorevole.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, nel corso di un briefing con la stampa ha detto a chiare lettere che gli “anglosassoni” sono i principali beneficiari dell’attacco terroristico contro il generale russo Igor Kirillov: “Vediamo che il regime di Kiev si è assunto la responsabilità ancora una volta per un nuovo attacco terroristico. Tutti questi tirapiedi, il demoniaco regime di Kiev, sono tutti strumenti, tutti governati dagli anglosassoni. Sono loro i principali beneficiari del terrorismo di Kiev”, ha dichiarato Zakharova.

Nel frattempo, come riferisce il canale Telegram ”Topor,  sono stati arrestati due uomini coinvolti nell’omicidio del generale Igor Kirillov, comandante delle truppe di difesa radiologica, chimica e biologica delle Forze armate russe, e del suo assistente Ilya Polikarpov.

Secondo quanto riferito, i presunti colpevoli dell’omicidio del generale sono stati catturati martedi e hanno già reso testimonianza agli investigatori. Uno dei due uomini è un cittadino dell’Uzbekistan, come riferisce in una nota il Servizio di sicurezza federale (Fsb): “E’ stato arrestato un cittadino della Repubblica dell’Uzbekistan, nato nel 1995”.

Il cittadino uzbeko per commettere l’omicidio ha ricevuto una promessa di pagamento di 100 mila dollari e una “fuga sicura” in un Paese membro dell’Ue.

“I dipendenti dei servizi speciali ucraini coinvolti nell’organizzazione dell’attacco terroristico verranno trovati e riceveranno una meritata punizione”, ha sottolineato l’Fsb.

Natale non si preannuncia un periodo di pace e da qui al 20 gennaio c’è da aspettarsi di tutto.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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