
di Matteo Notarangelo (Sociologo) e di Donato Troiano (Docente)
Il 4 e 5 maggio 2023 a Monte S. Angelo, in provincia di Foggia, si svolgerà un Convegno su “La Cultura come antidoto alle mafie”, organizzato da “AVVISO PUBBLICO”.
Vi parteciperanno il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il Procuratore Capo della Repubblica e il Prefetto di Foggia, l’Arcivescovo di Manfredonia Padre Moscone.
Pensiamo che occorra chiedersi perché lo si fa.
La legalità è una questione che si pratica giorno per giorno, in ogni incontro tra l’istituzione e la persona: è un modo di essere che si manifesta in ogni momento nei gesti, nelle parole e negli atti amministrativi.
Nelle grandi e nelle piccole Comunità, le mafie non ricorrono più, come nel passato, all’uso della violenza, ma preferiscono utilizzare lo stratagemma della corruzione.
Per combattere questa nuova strategia operativa delle mafie, servono strumenti di contrasto diversificati.
Certamente, l’educazione alla legalità delle nuove generazioni e la cultura sono strumenti necessari, ma non sufficienti.
Il contrasto alle organizzazioni criminali, ai metodi e alla mentalità mafiosa, alla corruzione può avere successo soltanto se, sullo sfondo necessario e salutare della educazione alla legalità, l’azione di governo di una Comunità è rispettosa dei principi democratici e delle leggi, se le pareti del Palazzo del potere sono trasparenti e non opache, se c’è collaborazione tra chi governa e i cittadini, se mediante l’informazione è possibile il controllo sociale sull’attività amministrativa.
Qual è la situazione nelle nostre Città?
Si organizzano i tavoli della legalità, intorno ai quali siedono alunni della scuola dell’obbligo. Si producono regolamenti e documenti. Si invocano marce e sit in.
Ma cosa succede “sotto i tavoli della legalità”?
Non si risponde alle interrogazioni deu Consiglieri comunali di opposizione, violando lo Statuto e il Regolamento comunale.
Non si concede ai Consiglieri comunali di minoranza gli spazi fisici, violando il Regolamento degli Istituti di Partecipazione
Non si pubblicano, spesso, sul Sito istituzionale gli allegati agli atti deliberativi, come nel caso del Dossier di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2025, violando la legge n. 33/2013 sulla trasparenza.
Si assegna ai collaboratori del Sindaco la gestione della Pagina Facebook del Comune, violando l’art. 90 del D.legs n. 267/2000.
Si impedisce ai cittadini di esprimere le proprie opinioni sulla Pagina Istituzionale Facebook, violando l’art.4 della Direttiva n.8/2009.
Si concedono contributi alle Associazioni, violando la legge n.78/2010 che impedisce le sponsorizzazioni.
Non si applicano alle imprese le sanzioni pecuniarie per gravi inadempimenti contrattuali, come nel caso dei lavori della Villa Comunale di Monte Sant’Angelo (FG), violando il comma 4 dell’articolo 108 del Codice dei Contratti e degli Appalti.
Non si chiedono sempre alle imprese, nelle gare di appalto, requisiti coerenti con la natura dei lavori da eseguire, violando l’articolo 83 del Codice degli Appalti e dei Contratti.
Non si stipulano i contratti e non si consegnano i lavori entro i termini stabiliti, violando, rispettivamente, l’art. 18 del Codice degli Appalti e dei Contratti e l’art.5 del DM 49/2018.
Alla luce di questa reale e incontestabile situazione dell’attività amministrativa, per contrastare le organizzazioni criminali e la corruzione bisogna andare ben oltre la organizzazione di convegni e incontri sulla legalità.
Si può fare illuminando le comunità con l’esercizio democratico del potere pubblico: la legalità non è un luogo, ma una mentalità culturale che non accoglie “l’uso politico della querela” per soffocare il libero pensiero.
Costruire legalità non è chiudere una porta, ma aprire le nostre teste, le porte e i cuori di fronte ai bisogni degli altri.





