
Primo di agosto 2024. Un comunicato stampa afferma: “Il Consiglio Nazionale del M5S ha oggi approvato le fasi, i meccanismi e il funzionamento del processo di democrazia “partecipativa” per l’Assemblea costituente del Movimento 5 Stelle. L’obiettivo principale è coinvolgere i cittadini per elaborare proposte e soluzioni sui temi più importanti di cui il Movimento dovrà occuparsi nei prossimi anni”.
Il M5S di Giuseppe Conte si appresta a transitare, sulla base di una metamorfosi già iniziata da tempo, dalla sfera di influenza anglosassone a quella del Vaticano, divenendo, di fatto, una sorta di Democrazia cristiana di sinistra in linea con la clerosfera dei silvestrini, il mondo cattolico che ha portato Bergoglio a diventare Francesco.
La reazione dei Cinquestelle della prima ora non si è fatta attendere, i quali in una lettera hanno lanciato accuse feroci nei confronti dei metamorfosanti.
“‘L’ingratitudine – esordisce la lettera – è una mescolanza di egoismo, orgoglio e stupidità, affermava Cartesio. ‘Di norma, gli uomini sono stupidi, ingrati invidiosi, bramosi degli averi altrui; abusano della propria superiorità quando sono forti e diventano delinquenti quando sono deboli’ -aggiungeva Voltaire. Solo per contribuire a ripristinare la verità storica, fattuale e poi anche politica, interveniamo in merito alle evidenti divergenze tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo, il fondatore del M5S, assieme a Gianroberto Casaleggio, il visionario mite e determinato, purtroppo scomparso prematuramente, ai quali molti “smemorati di Collegno”, senza arte e né parte, dovrebbero mostrare rispetto e gratitudine. Questo perché il silenzio non è più un’opzione”.
La lettera è firmata da 11 ex parlamentari del M5S : Nicola Morra, Elio Lannutti, Alessio Villarosa, Rosa Silvana Abate, Ehm Yana Chiara, Jessica Costanzo, Emanuele Dessì, Michele Sodano, Simona Suriano, Raffaele Trano e Andrea Vallascas.
Il Movimento, accusano gli Undici, “è stato completamente stravolto”.
“Follia o strategia calcolata?”, si chiedono i firmatari.
La risposta è scontata: strategia calcolata per trasformare il M5S in uno dei protagonisti del Campo largo dove, se metti assieme i democristiani di sinistra del Pd con i democristiani da metamorfosi del M5S, ne esce una sorta di partito del Vaticano o, se si preferisce della, Cei in versione cardinal Matteo Maria Zuppi, con una spruzzata di rosso antico, di verde ZTL e con la benedizione di George Soros.
In buona sostanza, l’alternativa al centrodestra si prepara in sacrestie trasformate in Ong.
Del resto, questa è la linea di Bergoglio.
C’è da chiedersi se l’anglosfera reagirà o se ormai del M5S che fu di Grillo e Casaleggio non se ne cura per nulla.
Per capire è necessario andare indietro con la memoria.
Quando nasce la Casaleggio Associati, la stessa ha sede in via Gerolamo Morone al numero 6, in un appartamento di circa 200 metri quadri, in una zona dove l’affitto costa all’incirca 30 euro al metro quadro.
Nella sede lavorano quindici persone, tra soci e collaboratori di età compresa tra i trenta e i quaranta anni.
“La Casaleggio Associati – scrive Salvatore Merlo sul Foglio del 21 febbraio 2016 – diecimila euro di capitale originariamente versato e diviso tra Casaleggio e suo figlio Davide (2950 euro ciascuno), Mario Bucchich e Luce Eleuteri (con 1900 euro cadauno) e, prima che lasciasse in fortissimo polemica, Enrico Sassoon”.
In un’intervista a Il fatto Quotidiano Sasson afferma: “Casaleggio è la testa, Grillo il megafono”.
“Quanto durerà il M5S in Parlamento?”, chiede il giornalista.
“La proposta politica di Grillo – risponde Sassoon – dipenderà dalla capacità di trasformare in programmi quelle che sono finora essenzialmente parole d’ordine peraltro abbastanza elementari e in parte solo di protesta. Per fare questo mi sembra che venga utilizzata una tecnica, che ricorda molto quella economica, del crowdsourcing (chiedere supporto alle folle, ndr), cioè quando un’azienda o una persona si rivolge a una comunità online, più o meno specialistica, per risolvere un problema e ricevere proposte che poi dovrà scegliere, premiare e infine utilizzare. Questo richiede due condizioni: la prima che esista un pensiero strutturato, la seconda che ci sia un’organizzazione capace di filtrare quello che arriva. Ascoltando Grillo che utilizza questi termini in maniera piuttosto confusa, che sono certamente patrimonio culturale di Casaleggio, ho la netta sensazione che si illudano di fare crowdsourcing politico non avendo per ora né una struttura organizzata né un pensiero realmente definite”.
Sassoon aveva ragione.
Dal 2006 al 2009 Casaleggio è consulente di Di Pietro, passato da Mani Pulite alla politica con la sua formazione Italia dei Valori.
Dal 2006 al 2009, scrive Merlo sul Foglio, circa un terzo dei ricavi della Casaleggio Associati arrivava da Di Pietro.
Ad un certo punto il rapporto con Di Pietro si chiude.
Massimo Donadi, capogruppo alla Camera di Italia dei Valori dichiara a Merlo: “A me risulta che il rapporto con Di Pietro si interrompe quando Casaleggio suggerì in modo perentorio, perché secondo lui altra via non c’era, che l’Idv rompesse con il centrosinistra e diventasse una forza antisistema”.
E la forza antisistema si presenta con Beppe Grillo.
GRILLO NEL 2008 ALL’AMBASCIATA USA: “NON C’È SPERANZA PER L’ITALIA”
Siamo nel 2008. Il Movimento Cinque Stelle nascerà nel 2009, ma Beppe Grillo è già in azione ad arringare le folle. Dal gennaio del 2005 funziona il suo blog, messo in campo dopo l’incontro con Gianroberto Casaleggio. La sua azione suscita l’interesse dell’intelligence degli Stati Uniti che, nell’aprile del 2008, lo contatta per sapere da vicino chi è, cosa pensa, come intende muoversi. Dopo l’incontro viene redatta un’informativa, firmata dall’ambasciatore Ronald Spogli, desecretata nel 2012.
Grillo dice: “Nessuna speranza per l’Italia” e il redattore dell’informativa Usa commenta: “L’unica soluzione, a suo avviso, è rimuovere virtualmente tutti i politici di destra e sinistra e sostituirli con giovani che hanno legami personali febbrili con l’establishment attuale e che hanno un interesse meno vasto per lo status quo”.
“Ai suoi occhi – continua il redattore del documento -, i potenti politici, sia di destra sia di sinistra, mirano solo a mantenere il potere. Sono troppo vecchi, fuori dal mondo e non hanno la visione, la capacità e l’interesse per migliorare le condizioni in Italia”.
Riguardo al popolo Grillo non risparmia commenti graffianti. “Grillo ha detto – scrive il redattore dell’informativa – che il pubblico italiano è in «coma medico»”.
Interessante la conclusione a cui arriva l’estensore dell’informativa, che accredita Grillo come “interlocutore credibile”:
“Alcune idee di Grillo – si legge infatti nell’informativa Usa – sono utopistiche e irrealistiche. Ma nonostante la sua incoerente filosofia politica, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica che non trova spiegazione altrove. La sua miscela unica di umorismo conflittuale, sostenuta da statistiche e ricerche appena sufficienti, lo rendono un interlocutore credibile ed esaltante nel sistema politico italiano.
Nel libro: “L’uomo che sussurra ai potenti” (Chiarelettere), Paolo Modron e Luigi Bisignani pubblicano, in appendice, i documenti declassificati degli incontri di Grillo all’ambasciata Usa.
QUALL’INCONTRO ALL’AMBASCIATA INGLESE
In una lunga intervista nel maggio 2014, concessa a Marco Travaglio per “Il Fatto Quotidiano”, disponibile in tre spezzoni sul web, Gianroberto Casaleggio ricorda il suo incontro, accompagnato da Grillo e da un paio di collaboratori, all’ambasciata inglese.
L’incontro si svolse il 10 aprile 2103, prima delle elezioni del Presidente della Repubblica, che portarono alla riconferma di Napolitano e prima che Enrico Letta diventasse presidente del Consiglio.
Questa la trascrizione dell’intervista: “Questo nostro invito all’ambasciata inglese … c’eravamo io e Grillo più due collaboratori. L’ambasciatore chiede insistentemente di incontrare Letta, che era già lì, in un’altra stanza. Noi diciamo che non era il caso, anche perché non eravamo andati per fare un incontro politico con Letta, ma per incontrare l’ambasciatore che ci aveva invitato: lui noi, non il contrario. Per cui ci fu questa cosa quasi fantozziana per cui noi salimmo al primo piano,7 per una scala quasi di servizio, per andare a mangiare al piano di sopra mentre Letta mangiò credo con l’ambasciatore al piano di sotto. … Noi abbiamo mangiato con degli addetti dell’ambasciata…Non so che rapporti [Letta] abbia con l’ambasciatore. Un dato ancora più interessante. Non so se un addetto all’mbasciata o l’ambasciatore stesso chiese a una delle persone che rea venuta con noi, cioè a uno dei nostri colleghi: “Voi cosa ne pensate di una rielezione di Napolitano?”. Poi, un mese dopo, quando ci siamo trovati rieletto Napolitano e Letta presidente del Consiglio….forse qualcosa non quadrava. Penso che i paesi stranieri abbiano una forte influenza, non parlo solo dell’Inghilterra, sulle scelte politiche italiane…[…]. Una delle tante facce della nostra perdita di sovranità… che sta diventando perdita totale, cioè la sovranità monetaria …la sovranità territoriale l’abbiamo persa nel ’45, la sovranità monetaria con l’Euro, la sovranità fiscale con il fiscal compact. Adesso stiamo perdendo anche la sovranità politica… penso che per eleggere qualcuno dovremo vincere le politiche in due o tre paesi del mondo ….
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/casaleggio-al-fatto-piano-inglese-per-governo-letta-e-napolitano-bis/993457/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/travaglio-intervista-casaleggio-2-da-quando-mi-dedico-allm5s-guadagno-molto-meno/280646/
https://www.youtube.com/watch?v=Xv0LW7j45I8
GLI INGLESI, I SISTEMI DIGITALI E CASALEGGIO SENIOR
Jacopo Iacoboni, nel suo libro «L’Esperimento. Inchiesta sul Movimento 5 Stelle» (Laterza), scrive: “Cominciò tutto con un esperimento. Condotto per lo più a Bologna, ma anche nelle sedi di Torino e Milano, tra la fine degli Anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio. In una piccola azienda di ricerca, sviluppo tecnologico e consulenza informatica chiamata Webegg, un team ristretto di lavoro composto da informatici, ingegneri, manager, inizia a sperimentare alcune tecniche di formazione e distribuzione del consenso all’interno dei gruppi intranet aziendali. Un’azienda piccola, ma strategica: nata da una joint venture tra l’inglese Logica e la Finsiel, di lì a breve Webegg verrà assorbita in Olivetti, poi Telecom Italia. L’uomo che guida quel team – un perito informatico, ex studente non laureato di fisica all’Università, diventato programmatore e analista, e poi amministratore delegato di quell’impresa – si chiama Gianroberto Casaleggio. (…) [Prima, Casaleggio aveva lavorato alcuni anni in una joint venture assieme agli inglesi, l’azienda che è l’antecedente di Webegg, Lgs, poi Logicasiel]. Come scrive il Guardian nel 2013 – in uno dei rari colloqui concessi da Gianroberto all’inizio dell’anno del boom elettorale alle elezioni politiche, con informazioni mai contestate dall’interessato – «Casaleggio [prima di guidare Webegg] è stato a lungo il capo delle operazioni italiane della britannica Logica». È proprio Casaleggio a raccontare all’autore dell’articolo, John Hooper, quel particolare illuminante della sua biografia, che lo lega in maniera così significativa al mondo inglese”.
Ma cosa significa esattamente essere «il capo delle operazioni italiane della britannica Logica»? , si chiede Iacoboni.
“Casaleggio – scrive il giornalista – rispondeva alla parte italiana o a quella inglese dell’azienda? È una domanda fondamentale. Abbiamo rintracciato tutto il management di Logica dell’epoca, e l’abbiamo girata ai suoi titolari. Andrew Karney era il direttore responsabile di Logica per la joint venture tra Logica e Finsiel: «Roberto lavorava per Logicasiel, ed era diventato a quel tempo responsabile per alcune delle operazioni. Il mio collega Sandy Christie era l’uomo di Logica che lavorava full time in Italia per Logicasiel, come direttore. Lui conosceva Roberto molto bene». È dunque a lui che bisogna porre la questione: Casaleggio riferiva alla parte italiana dell’azienda o agli inglesi? Alexander «Sandy» Christie lavora ancora adesso con l’Italia, per la società Ingegneria dei Sistemi, a Pisa. Si tratta di un’azienda, registrata in Inghilterra, che si occupa di gestione del traffico aereo, sistemi di volo senza pilota, avionica, ingegneria elettromagnetica, ma anche sistemi di sicurezza avanzata. Christie dal 1985 al 1994 è stato membro del board di Logica, e ci svela così il primo particolare fondamentale, inedito in Italia, della sua testimonianza: «Per un certo tempo fui general manager di Logica residente a Milano; e in quel tempo Roberto riportava a me». (…) Logica, che oggi non esiste più in quanto tale, è stata comprata da una società canadese, «come parte della sua espansione nel 1985 comprò una quota del 49% di General Systems, una società che aveva il quartier generale a Torino, e uffici a Ivrea e Milano. L’altro azionista della joint venture era Data Management, una sussidiaria del Credito Italiano». La società fu ribattezzata Logica General Systems (LGS) e cominciò a occuparsi di sviluppo di sistemi nel mercato italiano. Negli anni novanta la quota di Data Management fu venduta a Finsiel, e la società LGS fu rinominata Logicasiel. La testimonianza prosegue indicando snodi organizzativi cruciali: «Roberto aveva la responsabilità dell’ufficio di Ivrea di General Systems quando noi comprammo la quota azionaria. Quell’ufficio in quel momento lavorava quasi integralmente a produrre software per la Olivetti. Noi allargammo le sue responsabilità, e Roberto prese la responsabilità di sviluppare una serie di sistemi per le banche, specialmente fuori Torino; quindi assunse la responsabilità della divisione Finanza. Continuò ad avanzare, e alla fine assunse la responsabilità dell’intera attività dell’azienda, ma questo solo dopo il 1994, quando io avevo già lasciato».
“Chi comandava in questa joint venture, gli italiani o gli inglesi? – continua nel suo libro Iacoboni -. Christie risponde in modo inequivocabile, fornendo il secondo punto chiave del suo racconto: «La società [LGS, poi Logicasiel] era in realtà trattata da Logica come se fosse la sussidiaria di Logica in Italia. Del resto l’accordo di joint venture specificava che doveva essere così». (…) Cosa erano, allora, le «operazioni italiane»? Il manager inglese lo spiega così: «La società si occupava di sviluppo di sistemi per alcuni grandi soggetti, banche, Fiat, altre aziende industriali, più una piccola parte di lavoro per il governo. Oltre al lavoro sui sistemi, il gruppo di Roberto negli anni iniziali fu coinvolto nello sviluppo dei sistemi di messaggeria, e nei sistemi di supporto al trading per le banche». Messaggi, reti, sistemi, commercio. C’è tutto il futuro del Movimento 5 Stelle, a pensarci adesso. Lo scambio – sebbene concepito da Logica come parte di una società sussidiaria, ossia governato dagli inglesi – era intenso: «Logica all’epoca del progetto italiano incoraggiò manager inglesi a trasferirsi in Italia, come parte del trasferimento di know how”.
Bene. Arrivati sin qui, e considerate la svolta di Beppe Grillo in chiave filo cinese, cosa resta di quel mondo chiaramente ispirato all’anglosfera?
Nulla?
Se Beppe Grillo è stato abbandonato alle sue esternazioni funamboliche ed è tornato ad essere un comico, è chiaro che lo spazio per Giuseppe Conte per trasformare il M5S nella nuova Democrazia Cristiana silvestrina e vaticana è ampio e per i reduci della prima ora non c’è alcuna possibilità di recuperare alcunché.
Se non è così, assisteremo a qualche frattura.
Vedremo





