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MELONI, NON TOGLIEREMO UN SOLO EURO DALLE RISORSE DELLA COESIONE

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Mentre Mariuo Draghi consumava il suo suicidio politico, chiedendo a gran voce un esercito europeo comandato da non si sa chi, al Senato Giorgia Meloni diceva a chiare lettere che l’esercito europeo unitario si chiama Nato, il ché significa assieme agli Usa.

Nel documento di maggioranza il governo si impegna a “lavorare per realizzare una politica di difesa che rinforzi le capacità operative degli stati nazionali europei nel quadro dell’alleanza Nato, in un quadro geopolitico in cui si registrano fortissime tensioni e conseguenti pericoli; obiettivo che si potrà raggiungere anche tramite l’introduzione di piani di garanzia pubblica per il finanziamento degli investimenti sia nell’industria della difesa sia nei settori tecnologici, logistici ed infrastrutturali, così come proposto dall’Italia in sede Ecofin dello scorso 11 marzo”.

Niente Ursula Sturmtruppen, dunque, ma prosecuzione dell’azione di difesa nell’ambito della Nato.

Amen. Draghi può suicidarsi in santa pace.

Nei primi tre punti della bozza della risoluzione di maggioranza – come riferisce Adnkronos che l’ha potuta visionare – il Parlamento impegna il Governo a “continuare a sostenere l’Ucraina per tutto il tempo necessario, fermo restando l’auspicio di una rapida conclusione dei negoziati di pace; lavorare con l’Unione Europea, con gli Stati Uniti e con i tradizionali alleati per arrivare ad una pace basata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale, assieme all’Ucraina ed ai partner internazionali; dedicare ogni sforzo necessario per la preparazione della Conferenza per la ripresa dell’Ucraina (Ukraine Recovery Conference – Urc) che l’Italia ospiterà a Roma il 10-11 luglio 2025”.

Onu, Nato, collaborazione con gli Usa, conferenza per la ricostruzione.

Draghi si suicida al Senato in solitudine.

“Vengo qui con la speranza che il dibattito odierno ci trovi tutti con la consapevolezza del tempo grave” che stiamo attraversando, c’è la necessità di ragionare insieme, pur nelle divisioni tra le forze politiche, “con il senso di responsabilità'”, ha detto Giorgi Meloni intervenendo per le comunicazioni al Senato in vista della riunione del Consiglio europeo. “Ci troviamo – ha aggiunto – alla vigilia di un Consiglio europeo che cade in un momento estremamente complesso per le vicende globali, e allo stesso tempo decisivo per il destino dell’Italia, dell’Europa dell’Occidente, per provare a ragionare insieme di quali siano le scelte migliori per la nostra Nazione”.

Il tema dei dazi non è all’ordine del giorno del Consiglio europeo ma “è un punto da tenere in grande considerazione”.

L’Aamministrazione Trump “ha deciso di riattivare i dazi” e il quadro è complesso e in continua evoluzione. “Bisogna continuare a lavorare per trovare un terreno di intesa – ha affermato Giorgia Meloni – e scongiurare una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno. Non è saggio cadere nel circolo vizioso delle rappresaglie. Non sono certa che sia un buon affare rispondere ai dazi con altri dazi e c’è bisogno di buon senso”.

Sul ‘ReArm Ue’, ha detto la presidente del Consiglio, “ho chiesto di cambiare nome, perché il nome è fuorviante per i cittadini. Siamo chiamati a rafforzare le capacità difensive” e “non significa acquistare armamenti” ma, “semmai di produrli”, rafforzando “il nostro tessuto produttivo. Rafforzare le capacità di Difesa” non vuol dire parlare “solo di arsenali. La sicurezza” è un comparto “molto vasto”.
“Senza difesa non c’è sicurezza, senza sicurezza non c’è libertà”, ha detto la presidente del Consiglio, aggiungendo che “cambiare nome al ReArm Ue non è una questione semantica, ma di sostanza e merito. Con le risorse a disposizioni si possono finanziare materie” che dovrebbero interessare tutti.

“L’Italia – ha detto a chiare lettere Giorgia Meloni – non intende togliere un solo euro dalle risorse della Coesione”.

Ribadito il sostegno a Kiev, il presidente del Consiglio ha infine detto: “Continueremo ad insistere per una politica industriale efficace, che sappia combinare gli obiettivi ambientali con la competitività, rinunciando agli eccessi ideologici che abbiamo purtroppo visto e denunciato in passato. Il Clean Industrial Deal presentato dalla Commissione va in questa direzione, ma sia chiaro che intendiamo impedire che si trasformi in un nuovo Green Deal con un nome diverso. Per farlo chiediamo azioni concrete. La prima tra queste non può non riguardare il settore dell’auto, un settore industriale strategico per l’Europa che non può essere abbandonato al proprio destino”.

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  • Redazione

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