
Dopo essere stata per anni, grazie ai governi tecnici sempre sostenuti dal Pd & cespugli, lo zerbino di Bruxelles, ora, per uno dei tanti crocevia che la storia si diverte a costruire, l’Italia si trova al centro del “Gioco Grande”.
Lo hanno ben capito i giornaloni supporter dello zerbinaggio, i quali hanno cominciato a spargere il veleno della discordia in Forza Italia, nella speranza di disarticolare e far cadere il governo diretto da Giorgia Meloni.
La partita non è solo italiana, ma riguarda il “Gioco Grande” e gli equilibri europei e, per cerchi concentrici, quelli dell’Occidente.
Giorgia Meloni è presidente di Ecr e Forza Italia è componente importante del Ppe.
Tra i due partiti potrebbe determinarsi un’alleanza che mandi socialisti e verdi all’opposizione.
Giovedi nella Commissione Ambiente di Bruxelles, sulla legge “Natura”, è andata a 44 a 44, pari e patta, e l’ecoltalebano socialista olandese Timmermans e il verde Pascal Cafin sono rimasti a mani vuote.
La maggioranza Ursula, per la prima volta, è andata in frantumi grazie ad uno spostamento a destra del Ppe voluto dal suo presidente Manfred Weber.
Una possibile nuova alleanza tra Ppe e Ecr vedrebbe come protagonista proprio Giorgia Meloni, che di Ecr è il presidente e, soprattutto, metterebbe in soffitta l’attacco green, voluto dal capitalismo comunista finanziario imperialista, alla casa, all’auto, all’agricoltura e, in definitiva, alla proprietà individuale, in un logica che ci vuole tutti nullatenenti, poveri e mercificati: consumatori ebeti indottrinati dal pensiero unico politicamente corretto.
Mandare a casa i socialisti europei è cambiare il “Gioco Grande” ed è per questo che si sono già scatenate le manovre che tentano di disaggregare una possibile coalizione di centro destra europea a partire dall’Italia.
Non a caso la signora Lagarde ha sparato a palle incatenate un aumento assurdo dei tassi d’interesse che mette in crisi chi ha un mutuo sulle spalle, mentre le banche se ne guardano bene dall’aumentare la remunerazione dei depositi.
C’è da aspettarsi qualche bordata dei centri finanziari, così come è già stato in altre occasioni.
Rimane il fatto che il vento è cambiato.
A luglio le elezioni in Spagna dovrebbero, come sembra, dare luogo a un governo del Partito popolare, forse con Vox.
Non è impossibile che Ursula possa trovarsi senza maggioranza prima della scadenza del Parlamento europeo.
C’è un’altra partita in corso e riguarda la Nato.
Dietro un’apparente unità si cominciano a vedere le differenze di posizione tra gli Stati, soprattutto riguardo alla guerra in corso in Ucraina.
Anche in questa partita l’Italia ha molte carte da giocare, se saprà svolgere un’opera attenta di mediazione e se saprà proporsi come solido alleato Nato e Usa nel Mediterraneo e nel quadrante del Nordafrica.
Sul fronte geopolitico due notizie fanno capire che la politica di Biden è del tutto fallimentare: la Corea del Nord è entrata nel Consiglio esecutivo dell’Oms e l’Egitto ha chiesto di entrare nel Brics.
L’entrata dell’Egitto nel Brics comporta un radicale mutamento dell’assetto del Mediterraneo e del controllo dei traffici commerciali che transitano lungo il Canale di Suez, il che rende strategico, per la Nato, il controllo del Canale di Sicilia e dello Stretto di Gibilterra.
I nuovi assetti del Mediterraneo rendono necessario uno spostamento del baricentro politico anche dell’Unione Europea, con una nuova attenzione ai Paesi del Sud Europa e, in particolare, dell’Italia e con una nuova strategia per l’Africa che il Piano Mattei ha anticipato con indubbio valore geopolitico.
I nuovi assetti del Mediterraneo, inoltre, mettono ancora di più l’accento sulla questione balcanica, dove l’Italia può svolgere una funzione importante.
Tutto questo relativizza la questione ucraina e la riconduce alla sue dovute proporzioni, che non possono essere quelle indicate da Zelensky e dal suo mentore Joe Biden.
Nel “Gioco Grande” c’è la vicenda ucraina e Kiev, in vista dell’incontro di Vilnius, ha iniziato la controffensiva (definita una maratona) che sembra essere solo un massacro senza risultati concreti.
Dal 4 a giugno l’Ucraina ha perso più di 7 mila uomini, riconquistando poche centinaia di metri di terreno.
Per un resoconto dettagliato: https://www.analisidifesa.it/2023/06/la-controffensiva-ucraina-in-stallo/
Anche riguardo alla guerra in Ucraina, sia nella Nato, sia nell’Unione Europea, al di là delle espressioni di facciata, non c’è unanimità.
La realtà del conflitto imporrebbe un congelamento dello stesso, visto che chi si lascia prendere dagli entusiasmi propagandistici parla di controffensiva lunga, il che equivale a dire che la situazione è e rimane di stallo, con l’unico risvolto del massacro degli ucraini.
E qui si pone la questione delle questioni.
Fino ad ora, zerbini del capitale finanziario comunista imperialista, i membri della maggioranza Ursula lo sono stati anche della Nato.
L’avanguardia dello zerbinaggio in questo caso è rappresentata dal socialista spagnolo Josep Borrel, megafono del vuoto politico assoluto.
L’Europa, in questa partita difficile, che vede gli Usa in guerra con la Russia per interposta Ucraina, non ha saputo svolgere alcun ruolo che non fosse e non sia quello della totale adesione alle posizioni dell’Amministrazione Usa.
La guerra in Ucraina, scatenata da Putin, ma abbondantemente provocata dagli Usa, ha messo in ginocchio la Germania e ha allontanato l’Unione Europea da Russia e Cina.
Per l’Italia l’appuntamento con il superamento dei memorandum sulla Via della Seta sarà un ulteriore segno della lealtà atlantica, ma a Giorgia Meloni, non solo per il suo essere leader in Italia, ma anche in Europa, la lealtà non deve essere e non dovrà essere subordinazione.
L’Italia e l’Europa sono alleati degli Usa, ma in un mondo che si presenta ormai come multipolare, non possono non svolgere un ruolo autonomo che salvaguardi gli interessi dell’Occidente. Tutti gli interessi. Non solo quelli dell’America.
Questa, nel rapporto con gli Usa, è la partita più difficile.
A conclusione, gli strani incroci della storia hanno messo Giorgia Meloni al centro di un possibile mutamento a cerchi concentrici.
Da qui la necessità di una maggioranza di governo solida e unita e da qui anche l’assalto, già in atto, da chi vorrebbe tornare alle soluzioni tecniche per una riedizione dello zerbino Italia.





