
di Andrea Mantegazza
Sulla Gazzetta dello Sport dell’altro giorno il buon Stefano Bargellini parlando delle dimissioni di Roberto Mancini da selezionatore della Nazionale Italiana scrive che stiamo vivendo uno dei punti più bassi della storia del calcio italiano.
Sono perfettamente d’accordo perché oggi davanti a questo disastro tecnico vi è anche la caduta di immagine causata dalla mancata partecipazione a due mondiali consecutivi ed una situazione economica delle società a dir poco preoccupante.
Certamente anche il calcio, come tutti i settori, vive di cicli quindi come non ricordare che anche negli anni 60 non ci qualificammo per un mondiale e le partecipazioni ai mondiali ci regalavano magre figure, vedi la sconfitta nel ‘66 con la Corea che è entrata addirittura nel lessico nazionale quando si vuole semplificare con una parola una disfatta. E non possiamo dimenticare gli scandali che hanno coinvolto il mondo del pallone, dal calcio scommesse degli anni 80, a calciopoli del 2006, alle truffe dei passaporti falsi, ai bilanci truccati scoperti ogni due per tre .
L’ultimo Campionato del Mondo giocato da protagonisti risale a quello del trionfo in terra tedesca del 2006, indubbiamente una pagina di straordinaria bellezza non fosse che per aver sconfitto i teutonici in casa loro e la Francia in finale. Indimenticabile.
Anche dopo il trionfo di Zoff e compagni in Spagna dell’82, seguì un mondiale Messicano dell’86 non all’altezza ma almeno passammo il girone e si arrivò nelle prime 16 squadre eliminati dai “galletti” di Michel Platini, niente di cui vergognarsi. E comunque nelle edizioni successive fummo protagonisti: nel 90 mancammo il titolo in modo incredibile, nel 94 perdemmo in finale ai rigori, nel 98 uscimmo ai quarti di finale sempre ai rigori, nel 2002 fummo fermati da un arbitro che poi si rivelò corrotto.
Però dopo Berlino 2006 ci sono stati due mondiali imbarazzanti come quelli del Sud Africa 2010 e Brasile 2014 dove gli azzurri non sono riusciti ad essere competitivi, a cui sono seguite le mancate qualificazioni a Russia 2018 ( c’era già la guerra in Donbass ma all’epoca non interessava a nessuno…. ) e a Quatar 2022 : 16 anni di prestazioni mediocri per una potenza calciofila che può vantare ben quattro trionfi mondiali, seconda solo al Brasile .
La rondine primaverile del successo degli Europei 2020 (un successo inaspettato, ma gli Europei sono Campionato a volte strano vinto in un passato recente anche da Danimarca e Grecia) ha illuso qualcuno che il peggio fosse alle spalle ma nella realtà delle cose i problemi del nostro calcio sono molto più radicati.
Quando hanno inizio i problemi del calcio italiano?
Proprio con Italia 90 quando l’organizzazione dell’evento invece di essere una occasione per innestare nuove idee e nuova linfa ci regalò come eredità tra i più brutti stadi del pianeta, con il solito strascico di scandali tra concussioni e corruzioni. La dirigenza politico-federale non all’altezza, la Politica che non seppe o non volle vigilare, una Lega Calcio e le stesse società sportive troppo impegnate a guardarsi allo specchio, crearono i presupposti del perentorio declino senza accorgersi che altrove stavano lavorando per toglierci la leadership. Dagli anni 80 e per tutti gli anni 90 la Serie A era il Campionato più seguito e conosciuto al mondo , tutti i più grandi calciatori volevano giocare in Italia e finivano per giocare in Italia e l’elenco sarebbe infinito : Maradona , Platini , Zico , Rumenigge , Van Basten , Gullit , Ronaldo ( il Fenomeno ) , Zidane , Weah, Ronaldinho , Rivaldo ma potremmo scrivere un libro di soli nomi di campionissimi che solcavano i campi della penisola ( Oggi critichiamo gli Arabi che stanno “ scippando “ giocatori in ogni dove ma a quel tempo gli arabi eravamo noi ) . Con l’avvento della TV a pagamento molti pensarono che fosse arrivato Babbo Natale con la bisacce piene, piene di soldi da spartirsi, possibilmente tanti soldi alle Big ( Juve Inter Milan …) e spiccioli alle altre creando così la tempesta perfetta : poco equilibrio in campo con squadre troppo forti e altre troppo deboli che giocavano partite scontate in arene mezze vuote per via di stadi inadeguati e assoluto disinteresse per il tifoso pagante . Tradotto, uno spettacolo poco attraente, poco appetibile e poco vendibile sul mercato internazionale dove nel frattempo si stavano posizionando i diretti competitor forti di campionati super equilibrati con stadi all’avanguardia sempre pieni di folla e con TV a pagamento pronte a sborsare cifre esorbitanti per trasmettere i match. Così, con un potere economico sempre maggiore, agli inizi degli anni 2000 i migliori giovani talenti iniziarono a preferire l’Inghilterra all’Italia, la Spagna all’Italia e così fecero i fans di tutto il mondo.
E così siamo nel 2023, in un punto dove non avremmo mai dovuto arrivare, a giocarci con la Francia il fatto di essere il quarto campionato in Europa come importanza dopo la Premier League inglese, la Liga spagnola e la Bundesliga tedesca. Quest’anno la serie A ha iniziato a ridiscutere il rinnovo dei diritti Tv 2024/2029 su basi che sono circa il 30% di quelli inglesi : avete capito bene , non il 30% in meno , ma proprio il 30% di quello che si incassa oltre mare . 3 miliardi (Premier League) contro 900 milioni (serie A ) : e al momento non si trova nessuno interessato all’acquisto . L’ultima squadra classificata in Premier incassa molto più di una Juve o Milan, certificando oggi una disparità economica e tecnica difficilmente colmabile nei prossimi anni.
Gli errori partirono quindi con la mancata occasione dell’organizzazione dei Mondiali del 90 ma sembra incredibile che per così tanti anni nessuno non abbia visto che il giochino andava a schiantarsi. In realtà qualcuno si, come la Juventus, prima società italiana a riuscire a costruirsi uno stadio di proprietà sulle ceneri di uno degli scandali del 90 come era il Delle Alpi di Torino. Oggi in Italia gli stadi di proprietà sono ancora un numero ridottissimo (Sassuolo, Frosinone, Udine, Bergamo) e con tutto rispetto non si tratta di piazze di prima fascia come interesse e palmares.
La politica italiana è stata la grande assente in tutti questi anni, sempre troppo impegnata a fare altro, anche se stiamo parlando di un comparto che vale svariati punti di PIL e che impegna milioni di posti di lavoro . Sono anni, ormai una decina, che si parla del nuovo stadio per la Roma ma ad oggi ancora nulla; sono anni che si parla degli stadi per Inter e Milan ma siamo solo riusciti ad arrivare a rendere San Siro monumento storico sportivo (..) e quindi ancora tutto è fermo . Ma l’elenco di stadi inadeguati è lungo quasi quanto la classifica di serie A : Napoli , Milano , Firenze , Lecce , Empoli, Cagliari , Verona , Bologna , Monza . Con la ciliegina dello stadio Arechi, nella Salerno di sua eminenza il Governatore De Luca dove un intero settore, circa il 25% della capienza è chiuso da …18 anni! Quando qualcuno dice che di burocrazia si muore dice il vero, di sicuro rischia di far morire il calcio.
Se le dimissioni da CT di Roberto Mancini segnano uno dei punti più bassi del calcio italiano più di qualcuno dovrebbe assumersene le responsabilità facendo pervenire le proprie dimissioni, ad iniziare dal Presidente Federale Gabriele Gravina, probabilmente più concentrato a far saltare il vincolo dei tre mandati (ne riparleremo …) che a portare il calcio italiano dove meriterebbe, per tradizione, per cultura e per l’immenso tesoro di sportivi che gli appartiene.
Ps Chi scrive non vuole prendere le difese del CT Roberto Mancini che avrebbe dovuto dare le dimissioni dopo la mancata qualificazione ai Mondiali per avere una grande colpa: aver fatto battere due rigori decisivi ad un calciatore ( Jorginho) che non doveva batterli , dopo che aveva già fallito il match point in finale agli Europei ( errore poi rimediato da Donnarumma ) . Un errore clamoroso la sua sua scelta, un errore non esonerarlo all’epoca. È tempo di ripartire!





