di Sergio Restelli
L’ultima fase della campagna elettorale statunitense vede Kamala Harris e Donald Trump impegnati in una lotta intensa per conquistare sette stati-chiave, detti swing states: Pennsylvania, Georgia, North Carolina, Michigan, Arizona, Wisconsin e Nevada. Con il voto del 5 novembre in arrivo e un’affluenza anticipata già sopra i 76 milioni, il risultato resta incerto e in bilico. I sondaggi suggeriscono variazioni, ma non indicano un chiaro vincitore, data la spaccatura politica e sociale che si riflette anche nelle preferenze per sesso e gruppo etnico.
Strategie nei singoli Stati
Trump e Harris hanno impostato strategie mirate per ognuno degli stati critici. Trump punta su Pennsylvania, North Carolina e Georgia, cercando di mantenere il vantaggio tra gli elettori maschi e rafforzando la narrativa sui brogli elettorali del 2020, sostenendo che ci siano stati irregolarità che potrebbero ripetersi. Un recente comizio ha visto Trump recuperare consenso in Pennsylvania, dove si gioca la fetta di elettorato più rilevante per i repubblicani, con temi come la gestione economica e la sicurezza interna.
Harris, dal canto suo, si concentra invece sugli stati del Midwest e in particolare sui Grandi Laghi—Michigan e Wisconsin—considerati cruciali per i democratici. I dati dei sondaggi mostrano vantaggi risicati per Harris in Nevada, North Carolina e Wisconsin, ma indicano un testa a testa serrato in Pennsylvania, Michigan e Georgia. La vicepresidente sta lavorando per consolidare il supporto di comunità storicamente vicine ai democratici, ma affronta anche sfide complesse, come il calo di sostegno tra gli afroamericani e l’erosione di consensi tra gli arabo-americani in Michigan, causata dalla percezione negativa della gestione Biden del conflitto tra Israele e Hamas.
Influenza dei Sondaggi e del Gender Gap
Il gender gap, ossia la differenza di preferenze elettorali tra uomini e donne, appare particolarmente accentuato quest’anno. Secondo un sondaggio USA Today/Suffolk University, Harris avrebbe un vantaggio di circa 17 punti tra le donne, soprattutto grazie alla battaglia per i diritti delle donne, tra cui il diritto all’aborto, mentre Trump conserva un vantaggio tra gli elettori maschi. La polarizzazione sociale e politica ha ulteriormente spaccato l’elettorato: la Harris ha attratto il voto femminile, ma Trump gode di ampio consenso tra uomini, in particolare bianchi e rurali.
La questione di genere è diventata anche un tema di comunicazione. Vote Common Good, organizzazione che punta a influenzare il voto cristiano, ha diffuso uno spot, narrato da Julia Roberts, che invita le donne a votare senza farsi condizionare dai mariti. Harris ha recentemente risposto che il vero tema è l’esperienza e la competenza, ma i timori che gli Stati Uniti non siano pronti a una presidente donna persistono, anche tra i democratici. La preoccupazione è confermata da sondaggi e dal sostegno di personaggi come Joe Biden e Barack Obama, che in vari interventi hanno cercato di rispondere alla reticenza di alcuni elettori.
Il Ruolo di Biden e degli Obama
Joe Biden, consapevole delle difficoltà della Harris in alcune aree dell’elettorato, ha pubblicamente sostenuto la possibilità e capacità di una donna di guidare il Paese. Anche Barack e Michelle Obama hanno giocato un ruolo cruciale in questa fase finale: Barack Obama ha invitato gli uomini afroamericani a partecipare con maggiore energia, rispondendo ai dubbi sulla Harris e criticando la reticenza maschile, in un discorso diretto e incisivo. Michelle Obama, dal canto suo, continua a ispirare una parte importante del voto femminile e afroamericano, confermandosi una figura chiave nel motivare gli elettori democratici.
In sintesi, la competizione per la Casa Bianca riflette la polarizzazione della società americana, divisa lungo linee di genere, etnia e identità politica. In questo clima, gli stati contesi restano il vero ago della bilancia, con la possibilità di decidere il destino politico non solo dei candidati, ma del Paese stesso.




