
Sconcerta ciò che il sindacato sta progettando dal 2015 e che ha come obbiettivo la costruzione di un onda politica verde, con alleanze spurie di “ottimati“ che suppliscono la visione democratica alla
partecipazione dei lavoratori nel percorso dei produttivi di cogestione.
Non a caso i Centri-Tires prendono corpo in Italia e sono interpreti dell’obiettivo onda verde, con la partecipazione attiva da parte di molti segretari regionali della Cgil, congiuntamente a professori universitari ed economisti fortemente caratterizzati da un punto di vista ideologico.
Il mondo della finanza non manca certo dare il proprio aiuto istituzionale nel mettere a disposizione strumenti di sostegno.
Su questi obbiettivi ha preso corpo un’associazione nata nel 2010, denominata Third industrial revolution europen society, associazione che diventa l’asse portante della così detta economia dell’anguria ,verdi fuori e rossi dentro. L’espressione fu a suo tempo usata da Bettino Craxi che aveva intuito politicamente dove l’Europa si stava apprestando a dirigersi politicamente.
Il WTO ne diverrà poi strumento e orizzonte dove prenderà corpo una visione politica che agevoli la nuova tecno- finanza globalista.
Questi “Centri-Tires” prendono corpo e si attivano come strutture di sostegno politico ideologico di questo nuovo orizzonte, il primo a sede a Palermo.
Leggendo i promotori di questa terza rivoluzione, tra i fondatori si riscontra per esempio il segretario generale della Cgil lombarda, assieme a molti segretari della stessa organizzazione tutti impegnati nella politica green-deal.
Maurizio Landini oggi è l’espressione più evidente di questa rivoluzione di nuova generazione padronale, che si colloca all’opposto del pensiero industriale di Sergio Marchionne. Oggi questo tema espone alla ribalta una riflessione su una strategia di entrismo politico che andrebbe meglio indagata e studiata anche per capire a quali risultati porta e a quali rischi espone.
Lo ha espresso molto bene domenica un’intervista fatta da Tobia De Stefano a Sergio Sapelli sul giornale La Verità.
La questione di fondo riguarda una precisa impostazione riguardo l’avventura improvvida a conduzione dirigistica, meccanicamente indistinta, della politica di stampo sovietico che il green deal europeo propone, sostenuta attivamente dal gruppo del mondo finanziario di Davos, interpretata da una presidente Ursula Von der Leyen in modo ideologico, con criteri di imposizione esclusivamente dall’alto: come nelle migliori tradizioni di pura burocrazia, comunque distante dalla vita reale delle persone .
La domanda, che oggi però è d’obbligo farsi, riguarda il ruolo del sindacato che si schiera come interprete di imposizione che sembra sempre più ad un suicidio politico coscientemente voluto per ottenere un percorso autolesionista di puro stampo burocratico trasformista e autoritario.
Il punto è che questa è una brutta storia politica, pregna di effetti incalcolabili che peseranno però molto sia oggi quanto nel prossimo futuro.
Sembra un poco il ripetersi iperbolico di una nuova Valencia a più ampio raggio.





