
di Giovanni Sessa
I primi due volumi dell’Opera omnia di Arturo Reghini La Biblioteca Filosofica (1902-1908) e Il Leonardo (1906-1907)
Arturo Reghini è autore di grande interesse. Nato a Firenze nel 1878 da una stirpe di antico lignaggio, poliglotta che vantava una conoscenza rilevante di molte lingue antiche e moderne, fu animato da: «larghe curiosità in campi non convenzionali del sapere e da una non comune erudizione» (p. 17). Negli ultimi anni c’è stata una recrudescenza di interesse per il suo pensiero anche se, ad oggi, le ristampe delle sue opere, non hanno avuto il tratto “scientifico” e sistematico che solo può consentire al lettore di entrare nelle vive cose della sua proposta speculativa e realizzativa. Finalmente, grazie alla meritoria iniziativa della casa editrice Mimesis, e all’opera di impeccabile curatela di Moreno Neri e di un gruppo di studiosi che lo affiancano, sono nelle librerie i primi due volumi della sua Opera omnia. Si tratta de, Gli esordi di Arturo Reghini: la Biblioteca Filosofica (!902-1908) e di, Gli esordi di Arturo Reghini:Il Leonardo (1906-1907). L’opera completa dell’esoterista, che presto verrà data alle stampe nella sua interezza, non mira, sic et simpliciter, a riproporre in ordine cronologico gli scritti già noti, ma propone al lettore anche testi comparsi in riviste di difficile reperimento, alcuni dei quali ignoti perfino agli studiosi più accreditati del neo-pitagorico.
I due volumi appena pubblicati raccolgono le prove letterarie degli esordi di Reghini che, a differenza di altri esegeti reghiniani, Neri considera dirimenti per comprendere le posizioni mature del matematico-massone. Per tale ragione, l’attento curatore ricostruisce con acribia critica, l’ambiente, animato da vivaci stimoli intellettuali e spirituali, nel quale questi primi scritti maturarono, vale a dire il mileu della Firenze“scapigliata” di inizio secolo, incarnata da Papini e Prezzolini, e quello, altrettanto significativo, gravitante attorno alla Biblioteca Teosofica, poi divenuta Filosofica, che fu diretta proprio dal nobile fiorentino. Reghini fu intellettuale che attraversò da uomo libero l’esperienza teosofica, si avvicinò al Martinismo, per giungere, infine, a un originale neo-pitagorismo massonico. Una delle sue iniziali prove letterarie è da individuarsi nella prima traduzione italiana del romanzo di Stevenson, Lo strano caso del dott. Jekyll e del Signor Hyde, apparso a puntate sulla rivista, La Nuova Parola, nel 1902-1903.
Altro lavoro di una certa rilevanza, pubblicato nel primo volume dell’opera omnia, è la relazione tenuta dallo studioso al Congresso della Federazione delle Sezioni Europee della Società Teosofica nel 1904. Si tratta di uno studio matematico (Reghini si laureò a Pisa in tale disciplina) applicato alla fisiologia dell’occhio. Dagli elenchi della Società Teosofica, Reghini risulta iscritto a essa, a muovere dal 1902, in quel di Torino. Il 1 agosto dello stesso anno, egli pubblicò su La Stampa un articolo dedicato agli: «insoliti eventi luminosi di Berbenno» (p. 19). Su La Nuova Parola comparve un ulteriore testo del Nostro: «dedicato all’ultimo libro di Herbert Spencer» (p. 19).
Gli ambienti teosofici frequentati da Reghini ebbero, ricorda Neri, rapporti significativi con la “massoneria di frangia”, tanto che il Nostro fu iniziato alla Loggia “I Rigeneratori” di Rito A. e P. di Memphis e Mizraim di Palermo, della quale faceva parte Sulli-Rao, fondatore della Libreria Editrice Ars Regia di Milano. In tali ambienti, Reghini legò con Eduardo Frosini, “il polimorfo esoterico”, con il quale chiuse i rapporti a partire del 1914, per poi intrattenere con lui una burrascosa polemica, dopo l’ascesa al potere del fascismo. Rientrato a Firenze nel 1903, Reghini aderì alla Loggia “Michele di Lando”, ricostituitasi successivamente come Loggia “Lucifero”, aderente al Rito Simbolico. A tale opzione latomica, Reghini rimarrà fedele per il resto della vita. Neri, nell’informata introduzione, rileva, in particolare, come la “Lucifero”: «fosse in procinto di diventare anche il luogo degli spiriti più progressisti e riformisti» (p. 36), tanto che molti massoni eletti a Firenze nel Consiglio comunale con la lista nathaniana nel 1907 erano appartenenti a questa Loggia. A differenza del semplice “radicalismo” democratico di questi ultimi, Frosini e Reghini criticavano gli ambienti massonici dell’epoca, perché avevano, di fatto, obliato l‘impegno esoterico-iniziatico. Al loro fianco si posero alcuni collaboratori del Leonardo. Frosini assunse la risoluzione di uscire dalla “Lucifero”, in quanto riteneva si fosse trasformata in un sodalizio “puramente politico”: «Uscimmo, non per dormire, ma per svegliare» (p. 45) scrisse. Le sue furono speranze deluse.
Nel medesimo frangente Reghini, attraverso la direzione della Biblioteca Filosofica e con la collaborazione al Leonardo, inaugurata dal significativo articolo, Giordano Bruno smentisce Rastignac, si pose quale epicentro di un appassionato dibattito intellettuale e spirituale, mirato a individuare l’esistenza di una tradizione iniziatica italica. Con la rivista e la biblioteca: «promosse una vera rivoluzione […] che perseguiva l’affermazione di valori dell’interiorità contro quelli dell’esteriorità» (pp. 64-65), facendosi latore di un personalismo pagano radicale. Fu, tra l’altro, autore del saggio, Imperialismo pagano che divenne, in seguito, il titolo di un libro di Julius Evola. Il Reghini degli anni degli esordi fu vicino a Roberto Assagioli, padre della psicosintesi. Questi, da studioso critico della psicanalisi, era convinto che: «“al di fuori della coscienza” non esistono solo “tendenze di natura inferiore”, ma esistono anche regioni superiori in cui “sono accumulate preziose energie […] mirabili possibilità di più alta vita spirituale”» (p. 111). Per questa ragione, in Appendice al secondo volume dell’opera omnia, compaiono: «i primi scritti di Assagioli […] per far meglio comprendere obiettivamente e in chiave temporale le affinità tra entrambi e le dinamiche di quel che si muoveva in quel tempo» (p. 81). I due autori condizionarono l’ultima serie, “magico-occultistica”, del Leonardo, dalla quale, ben presto, Papini e Prezzolini presero le distanze. Il primo, dopo l’infatuazione futurista, si convertì al cattolicesimo, il secondo guardò con sempre maggior interesse al neo-idealismo.
L’introduzione di Neri ricostruisce, in modo compiuto, i tratti del pensiero degli esordi di Reghini contestualizzandolo storicamente, e si intrattiene, inoltre, sui personaggi con cui l’esoterista entrò in relazione, tra gli altri, Giovanni Amendola, Rocco Amedeo Armentano, Decio Calvari. Presenta il tratto umano, oltre che intellettuale, dei protagonisti della vita culturale di quella lontana stagione. Scrive, in fondo, per la ricchezza e varietà delle documentazione presentata e discussa, una vera enciclopedia dell’esoterismo, del teosofismo e della massoneria italiana del primo decennio del “secolo breve”.
Arturo Reghini, Gli esordi di A. Reghini: La Biblioteca Filosofica 1902-1908, a cura di M. Neri, Mimesis, pp. 216, euro 18,00.
Id., Gli esordi di A. Reghini: Il Leonardo 1906-1907, a cura di M. Neri, Mimesis, pp. 212, euro 18,00.





