
Per il progressismo la realtà non esiste. L’unica realtà del progressismo è un’utopia negativa, una distopia.
Già un’utopia è lontana dalla realtà. L’utopia, come ci insegna il vocabolario, è un assetto politico, sociale o religioso che non trova riscontro nella realtà e che viene proposto come ideale e come modello.
Ognuno è libero di sognare un modello qualsiasi, ma quando il modello viene sovrapposto alla realtà fino al punto da non riconoscerne l’esistenza o, addirittura, di negarne l’esistenza, allora siamo di fronte ad un’alienazione distopica.
Il progressismo, così come ci si presenta ogni giorno, in tutte le sue manifestazioni, è un’alienazione distopica, una grave malattia dell’Occidente che lo sta marginalizzando e uccidendo.
L’emblema della distopia occidentale è, ormai, nettamente visibile nelle azioni e nelle esternazioni del presidente della più grande potenza del mondo, per ora centro dell’impero occidentale.
Il 4 luglio, Joe Biden, dopo lo spettacolo pirotecnico sul National Mall, alzando le mani assieme a Kamala Harris ha detto: “Non ho intenzione di andarmene”:
“Altri quattro anni”, ha cantato Joe Biden insieme alla sua vice, unendo e alzando insieme le mani dalla balconata della Casa Bianca.
Spettacolo triste in un giorno di festa.
Triste perché la bolla distopica nella quale vivono i progressisti, quando impatta con la realtà, presenta uno spettacolo devastante.
Secondo un articolo pubblicato giovedì dal New York Magazine, i giornalisti sapevano già da tempo che Biden soffriva di una riduzione delle sue capacità mentali.
La corrispondente della rivista alla Casa Bianca, Olivia Nuzzi, ha scritto che a gennaio ha iniziato a sentire funzionari democratici, attivisti e donatori, dopo essersi incontrati con il presidente, esprimere preoccupazione per il fatto che Biden potesse “non arrivare al giorno delle elezioni”.
Nuzzi ha concluso la sua rubrica raccontando la sua esperienza a un ricevimento prima della cena dei corrispondenti della Casa Bianca ad aprile. Lei e altri giornalisti hanno aspettato di farsi fotografare con il presidente. “Da vicino, il presidente non sembra molto plausibile”, ha scritto Nuzzi. “Non è che sia vecchio. Sappiamo tutti che aspetto ha la vecchiaia. Bernie Sanders è vecchio. Mitch McConnell è vecchio. La maggior parte della classe dirigente è vecchia. Il presidente era qualcosa di più strano, qualcosa che non è di questa terra”. La giornalista ha scritto che il suo “cuore si è fermato” quando ha teso la mano per salutare il presidente: “Ho cercato di stabilire un contatto visivo, ma era come se i suoi occhi, sebbene aperti, non fossero accesi. Il suo viso aveva un aspetto cereo”.
Quando Biden se ne andò, i giornalisti fecero delle ipotesi su quanto sembrasse morto il presidente. “Quaranta per cento?” chiese uno.
La rubrica del New York Magazine descrive altri episodi dettagliati che hanno portato la gente a dubitare delle capacità cognitive di Biden.
La giornalista Nuzzi del New York Magazine ha anche scritto che le persone che hanno incontrato il presidente in vari contesti sociali sono rimaste talvolta sbalordite da ciò che hanno visto.
“Gli amici di lunga data della famiglia Biden, che hanno parlato con me a condizione di mantenere l’anonimato – ha scritto la Nuzzi – , sono rimasti scioccati nello scoprire che il presidente non ricordava i loro nomi. Durante un evento alla Casa Bianca l’anno scorso, un ospite ha ricordato con orrore di essersi reso conto che il presidente non sarebbe riuscito a rimanere per il ricevimento perché, era chiaro, non sarebbe riuscito a superare l’evento.”
“L’ospite non era sicuro di poter votare per Biden”, ha scritto Nuzzi, “poiché ora era aperto a un’idea che in precedenza aveva liquidato come propaganda di destra: dopotutto, il presidente potrebbe non essere davvero il presidente in carica”.
L’affermazione della Nuzzi ripropone una domanda inquietante: chi comanda davvero alla Casa Bianca? Chi sta governando gli Stati Uniti?
Questa la triste realtà che incalza e che la bolla distopica progressista tenta di nascondere.
L’idea è sempre la stessa. I media di regime raccontano la loro verità alla quale deve adeguarsi la realtà, ma la realtà non si adegua. Ormai le crepe nella comunicazione di regime sono sempre più evidenti.
Il crollo dei numeri nei sondaggi, l’esaurimento della raccolta fondi e la sua performance finale nelle interviste sono tutti fattori della realtà che incalza.
Le pressioni sono aumentate dalla scorsa settimana, dopo il dibattito con Trump, quando si è visto un forte declino cognitivo.
Tra le voci che esortano Biden a dimettersi ci sono due grandi quotidiani, il Times e il Boston Globe. Entrambi hanno pubblicato editoriali che esortano Biden a lasciare che un altro democratico lo sostituisca nella battaglia contro Trump.
Molti democratici, finanziatori del partito ed esperti dei media, hanno chiesto a Biden di interrompere il suo tentativo di ottenere la nomination del Partito Democratico per le presidenziali del 2024.
Secondo il New York Times un gruppo di strateghi e donatori democratici sta cercando di destinare denaro a un nuovo PAC per aiutare un candidato presidenziale alternativo nel caso in cui Joe Biden dovesse ritirarsi dalla corsa .
Next Generation PAC sta cercando di raccogliere fino a 100 milioni di doillari per supportare il potenziale candidato alternativo che sostituirà Biden. Il PAC è guidato dall’investitore in criptovalute Mike Novogratz.
Abigail Disney, nipote di Walt Disney, fondatore dell’azienda che porta il suo nome, ha detto che interromperà le donazioni al Partito Democratico finché il presidente Joe Biden non si ritirerà dalla corsa alle elezioni presidenziali.
Attorno ad un presidente evidentemente ormai inadatto al suo ruolo si agita la famiglia, che se Biden dovesse mollare dovrebbe fare i conti con un insieme di problemi legati ai traffici ormai acclarati con Cina, Russia, Ucraina: un pentolone dai risvolti politici che potrebbero mettere in difficoltà l’intero circuito progressista. Negli armadi le ossa degli scheletri fanno rumore.
Si agita anche la tecno-finanza che non ha un sostituto in grado di tenere testa a Trump.
Si agita il vasto mondo della ideologia woke, che vede crollare il castello di carte messo in essere negli ultimi anni.
Voler sostituire le ideologie alla realtà costa caro. Quando la realtà incalza le ideologie crollano.
Per ora l’Occidente è ancora avvolto in una bolla distopica, ma la bolla sta scoppiando.





