La sola forza non permette ai grandi imperi di mantenere a lungo l’egemonia.
I Sumeri, gli Egizi ed i Romani affiancarono agli eserciti ed alla ricchezza una narrazione che, attraverso i miti, le leggende, l’arte e la cultura, permetteva di esercitare un’influenza sugli altri popoli ed un condizionamento sul proprio.
L’ascendente di questo potere immateriale è illuminato dalla celebre espressione di Orazio “Graecia capta ferum victorem cepit”. La Grecia, sconfitta, risorse nella civiltà Greco-Romana. Gli Imperi furono grandi quando unirono al dominio delle armi l’influenza invisibile esercitata sugli uomini.

Per Gramsci (1891 – 1937) l’egemonia culturale è il dominio che si esercita attraverso il consenso e non la coercizione. Bourdier (1930 – 2002) ha spiegato come la cultura produce ed organizza il potere perché è una forza che, interiorizzata come naturale, orienta le scelte.
Il soft-power è stato teorizzato da Joseph Nye (1937 – 2025) come la capacità di influenzare il comportamento, le scelte e le percezioni, senza usare la forza, utilizzando l’attrazione, la persuasione e la legittimazione culturale.
Quando uno stato esaurisce il suo soft-power incontra resistenze, non ottiene cooperazione e facilmente ricorre all’hard-power che è invece il potere brutale delle armi e della forza economica.

Il soft-power agisce nell’inconscio, crea, in modo profondo e duraturo, uno stato di dipendenza spontanea ed accettabilità a prescindere. La sua base sono i valori della legittimità della politica estera, della giustizia, della libertà, ma soprattutto della cultura nelle sue varie manifestazioni.
Nel nostro tempo non conta solo chi è più forte, ma anche chi ha una maggiore capacità di convincimento. La competizione simbolica è una lotta globale per l’egemonia culturale.
Gli Stati, in un mondo sempre più conflittuale, hanno la necessità di orientare l’immaginario sulla propria reputazione di credibilità e capacità di azione. Costruiscono narrazioni credibili utilizzando la cultura per ottenere attrazione e fiducia.
Mentre la propaganda viene percepita come manipolazione, la diplomazia culturale crea relazioni durature e familiarità culturale. È strategica e trasforma la cultura in relazione e la relazione in “reti di influenza”.
Molti media non sono solo canali informativi, ma “produttori di realtà percepite”. Nella tracimazione delle notizie effettuano selezioni, costruiscono narrazioni credibili e definiscono ciò che appare vero, rilevante e legittimo.

Il quarto potere viene spesso percepito come “propagandistico” e l’arte assume allora una maggiore valenza come “seduzione simbolica” diffondendo visioni del mondo, costruendo sensibilità condivise e rendendo desiderabili determinati valori culturali.
Nell’ambito del soft-power la curatela sta assumendo un posto sempre più rilevante. Oggi non è più una semplice funzione organizzativa, ma un dispositivo critico e discorsivo. La curatela è uno degli strumenti più sofisticati di orientamento del consenso in ambito culturale.
Il curatore non seleziona solo opere, ma costruisce narrazioni, definisce contesti interpretativi, attiva relazioni tra artisti e soprattutto con il pubblico. Attualmente assume posizionamenti ideologici gestendo la visibilità e la legittimazione. La sua forza risiede nella sua opacità operativa e proprio nella sua apparente neutralità si manifesta la sua efficacia politica.

Le mostre culturali e d’arte costruiscono condizioni di attrazione e legittimazione con cui si fa aderire il pubblico, senza che venga percepita alcuna imposizione, ad una determinata visione del mondo. L’interazione con i media amplifica l’arte e questa conferisce profondità culturale alla narrazione mediatica.
Quando il potere sull’inconscio è forte sono vane le libertà civili. La vera libertà è la capacità e possibilità di critica. Se siamo coartati in noi stessi qualunque battaglia per poter esprimere quello che pensiamo, credendo che sia una battaglia di libertà, è inutile.
Chi ama la libertà non può tollerare il monopolio ideologico culturale e si batterà sempre per un vero pluralismo dell’informazione e dell’ideologia nell’arte e nella cultura.
“I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it”.


Sergio Ansuini, già CEO di Ansuini Gioiellieri 1860, è stato fondatore e docente dei corsi di stilismo del gioiello all'Accademia di Costume e dello IED. Dopo incarichi apicali nelle associazioni orafe italiane, ha curato lo studio del Tesoro del Museo di San Pietro e il restauro delle suppellettili sacre del Sommo Pontefice.


