Verso l’eclissi della democrazia
Tutti i mass media, tutti i social e tutta l’informazione in generale si sono esercitati ad analizzare i riflessi della guerra in Medio Oriente dal punto di vista geopolitico, militare, delle perdite umane e di infrastrutture, in particolare, quelle che producono petrolio.
Quello che è ancora poco affrontato, o almeno non con il giusto approfondimento, è quello che accade all’umanità sia dal punto di vista economico-sociale, sia per la democrazia, ma soprattutto nei rapporti umani.
Nei momenti come questi dove il futuro è sempre più incerto e preoccupante, dove l’umanità sta perdendo qualsiasi valore e ideale, dove la prepotenza e l’arroganza sono prevalse su i diritti dei popoli e dove si è persa la speranza di una vita migliore, c’è bisogno di una presa d’atto molto forte e del risveglio dei popoli.
Proprio quando tutto sembra perduto e quando prevale l’apatia e il disinteresse, quando sembra che non ci sia più una voce che possa gridare ‘basta’! Quando tutto sembra impossibile da cambiare, perché si è soffocato qualsiasi reazione, è ancora più forte la necessità di riprendere il gusto di opporsi all’ineluttabile.
Siamo ormai alla fine di un importante stagione i cui processi si stanno esaurendo e che ha spalancato la soglia di una nuova fase, in cui l’avvenire, purtroppo, si presenta come un’oscura scommessa.
Il futuro, quindi, non è più programmabile secondo le regole certe statuite dal diritto internazionale e dai parametri di solidarietà e coesione fra i popoli, ma richiede di essere affrontato con modi e scelte totalmente diverse da quelle della recente attualità.
I miraggi della sovranità popolare, della rappresentatività, della mediazione degli interessi sono svaniti e resta una situazione di degrado che poco ha a che vedere con la democrazia, poiché questo sistema già dominato dalla finanza e oggi con le nuove guerre hanno imposto nel mondo la censura delle libertà democratiche.
Tutti sintomi che dimostrano che si sta raggiungendo l’eclissi della democrazia stessa, che ha sviluppato un percorso non verso un vero e profondo cambiamento, ma verso la fuoriuscita dalla stessa con l’autocrazia, il verticismo e il populismo.
Dunque, l’esito di una riduzione della struttura democratica e partecipativa sono rischi reali nella società contemporanea, per cui è quanto mai opportuno mantenere viva la riflessione sul tema e alta la vigilanza sulla qualità delle nostre democrazie.
È la democrazia che ci permette di affermare il pluralismo, la libertà, il libero arbitrio, il rispetto degli altri, il dialogo e il confronto. Senza, resta solo l’arbitrio, la forza, la sopraffazione, l’intolleranza e l’umiliazione degli altri. Si rinnega la diplomazia, il confronto e si impone lo scontro e la violenza delle armi.
Anche i rapporti umani si stanno deteriorando. Si leggono ogni giorno dichiarazioni violente e offensive nei confronti di altri soggetti, più o meno autorevoli. Il cattivo esempio viene anche da chi ha preferito la guerra come mission del suo mandato.
Ne ha fatto le spese anche la nostra Presidente del Consiglio che ha subito un attacco che mina la sovranità del nostro Paese.
Si è arrivati anche a censurare il Papa, che ha espresso con forza che si debba abbandonare la scelta della guerra, perché non ha nessuna motivazione e ha condannato chi si sente onnipotente e si arroga il diritto di invadere altri Stati con la forza delle armi.
Siamo talmente assuefatti a queste espressioni di intolleranza, di maleducazione, di arroganza e di sopraffazione anche nella quotidianità che quando qualcuno si dimostra gentile e rispettoso nei nostri confronti, non solo lo rileviamo, ma lo enfatizziamo, come se fosse un eccezionalità.
Contro questa tendenza dissolutrice si devono trovare nuovamente strumenti educativi che ridiano vigore alla esaltazione di quei valori di libertà, dell’uguaglianza e perché no della fratellanza, cioè quei principi di solidarietà, che sono stati determinanti in passato a sconfiggere i regimi violenti del nazifascismo e in altri Stati dall’America Latina all’Africa.
Non si può assistere passivamente a questo processo di progressivo deterioramento dei rapporti umani! Bisogna reagire!
Una svolta è necessaria, anche culturale, per continuare a far pensare le persone sulla necessità di interrogarsi su come si vuole costruire il domani; su come, ripristinare quel circuito di pace; su cosa si debba fare per determinare nuove condizioni del vivere civile in cui ci sia rispetto, tolleranza e cooperazione fra i popoli.
Ricreare una condizione diversa in cui si privilegi l’impegno e non il rifiuto di guardare gli avvenimenti con gli occhi chiusi. Questo nuovo impegno deve ridisegnare una società in cui si ridiano speranze e certezze per un avvenire diverso e di crescita anche per le nuove generazioni, oltre che per gli anziani e i lavoratori.
E, soprattutto, non si può ipotizzare che quei principi – per quanto effettivamente al di sopra del conflitto politico – possano completamente sottrarsi a un radicale mutamento politico, a una modificazione netta delle relazioni di potere e del contesto sociale.
Nelle attuali società vige la legge del più forte e viene combattuto tutto quello che presuppone la possibilità, con azioni o con parole, di ridare centralità alla cultura del dialogo e del rispetto degli altri.
Naturalmente in ogni occasione, in ogni campo, in ogni regime, e ancora di più, oggi, nell’era della finanza e della guerra, uno dei presupposti che fa paura a chi governa in ogni campo è “il libero pensiero”, in quanto le persone, ragionando con la propria testa, rischiano, di conseguenza, di mettere in discussione qualsiasi impostazione dominante, non essendo acquiescenti, ma soprattutto esso può svolgere una funzione critica che risveglia le coscienze e deve essere debellato. Per questo vengono rimossi qualsiasi consigliere che si permette di dissentire dalla politica del capo.
Perciò, bisogna ricreare condizioni in cui la dialettica democratica, il piacere del confronto non siano seppelliti dall’affermazione della propria supremazia. La storia è ricca di questi momenti che hanno prodotto lutti e guerre. Riflettiamo e riprendiamo il cammino per rilanciare una società piena di umanità.
È possibile farlo, riprendendo il gusto del confronto a tutto campo sulle idee e sulle proposte, rifondando la Politica quella vera. La Pp, pertanto, deve riprendere l’azione per ridefinire i contenuti di una società dove siano salvaguardati la persona e i diritti di cittadinanza in tutti gli aspetti e scegliendo leader che siano in grado di affermare nuovi valori e diventino interlocutori credibili.
Riaffermare la sfera pubblica di diritti liberali, per esempio il diritto di associazione, che agevola la formazione di coalizioni, di soggetti economici, sindacati e associazioni datoriali che possano cambiare o sospendere le regole della finanza e conseguentemente facciano nascere una serie di norme, fra diritto pubblico e privato, riguardanti il diritto al lavoro, alla previdenza, all’istruzione, alla sanità, all’ambiente, alle garanzie e tutele del cittadino.
Di fronte a questa situazione, non può più essere abbandonata l’idea di considerare un’utopia la visione di società più giusta. Le società sono forti quando sono coese e solidali e sono in grado di creare mutui soccorsi, che si affermino attuando la redistribuzione della ricchezza, dopo averla prodotta e la salvaguardia delle tutele garantite dalle Costituzioni e dalla Carta dei Diritti dell’Uomo.
È possibile farlo, riprendendo il gusto del confronto a tutto campo sulle idee e sulle proposte. Uscire dallo schematismo, dal conflitto, dall’esasperazione e dalla contrapposizione. Solo in democrazia e di nuovo con una diversa educazione lo si può fare!





