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Lo stato dell’arte – Il femminismo cambia strada

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Manifestazione femminista negli anni Settanta. Le donne in corteo, con le mani alzate davanti alle forze dell’ordine, testimoniano il clima di mobilitazione collettiva che caratterizzò quella stagione. Foto: Wikimedia Commons – Pubblico dominio (Italia)
Manifestazione femminista negli anni Settanta. Le donne in corteo, con le mani alzate davanti alle forze dell’ordine, testimoniano il clima di mobilitazione collettiva che caratterizzò quella stagione. Foto: Wikimedia Commons – Pubblico dominio (Italia)

Negli anni Settanta il femminismo aveva riunito artiste di generazioni e linguaggi differenti attorno a progetti comuni

Negli Ottanta, con il mutare della società, molte di quelle esperienze lasciano spazio a percorsi individuali

Negli Stati Uniti nascono invece collettivi che trovano nuove ragioni per agire insieme. Due vicende che raccontano come cambiano i movimenti culturali e che cosa permette alle loro idee di attraversare il tempo

Alla fine degli anni Settanta l’Italia cambia volto. La stagione delle grandi mobilitazioni perde forza e la partecipazione politica lascia progressivamente spazio ad altre aspirazioni.

La televisione commerciale, la pubblicità, la moda e i consumi accompagnano una società nella quale il successo personale acquista crescente importanza.

Anche il mondo dell’arte segue questa trasformazione: gallerie, collezionisti e istituzioni diventano interlocutori sempre più influenti e costruire una carriera significa trovare visibilità, continuità e relazioni capaci di sostenere il proprio lavoro.

Le artiste che avevano condiviso le battaglie femministe del decennio precedente si trovano così davanti a un paesaggio diverso. La richiesta di autonomia e riconoscimento aveva avvicinato personalità spesso lontane per formazione e linguaggio.

L’obiettivo comune aveva dato forza alle singole ricerche, ma nel nuovo clima culturale quella coesione diventa più difficile da conservare.

Una delle esperienze più significative di quella stagione era stata la Cooperativa Beato Angelico, fondata a Roma nel 1976 da undici artiste.

Aveva creato uno spazio indipendente nel quale presentare opere contemporanee e recuperare la memoria delle donne nell’arte.

La Cooperativa concluse la propria attività nel 1978, mentre le protagoniste proseguirono lungo strade differenti. La sua breve storia appartiene ancora al clima degli anni Settanta e testimonia quanto fosse complesso mantenere unite sensibilità artistiche diverse attorno a un progetto condiviso.

Le idee maturate in quella stagione continuarono a circolare, trovando anche nuove sedi espositive. Nel 1984 l’Unione Donne Italiane promosse a Ferrara la prima Biennale Donna e, due anni dopo, Romana Loda curò Magma: dieci anni dopo, riallacciando il rapporto con le mostre femminili del decennio precedente.

L’ingresso in circuiti istituzionali offriva una possibilità di continuità, mentre molte artiste costruivano il proprio futuro attraverso percorsi autonomi.

Nello stesso periodo, a New York, la protesta femminista prendeva di mira proprio le istituzioni dell’arte. Nel 1985 nascevano le Guerrilla Girls, che scelsero l’anonimato e le maschere da gorilla per denunciare, attraverso manifesti, statistiche e ironia, le discriminazioni nei musei e nelle gallerie.

Le loro domande erano semplici e difficili da eludere: chi decide quali opere esporre, quali acquistare e quali artiste consegnare alla storia?

Due componenti delle Guerrilla Girls, con le caratteristiche maschere da gorilla, davanti al manifesto Do Women Have to Be Naked to Get into the Met. Museum? (1989), esposto al Victoria and Albert Museum di Londra. Fotografia del 2014. Foto: Eric Huybrechts / Wikimedia Commons — CC BY-SA 2.0
Due componenti delle Guerrilla Girls, con le caratteristiche maschere da gorilla, davanti al manifesto Do Women Have to Be Naked to Get into the Met. Museum? (1989), esposto al Victoria and Albert Museum di Londra. Fotografia del 2014. Foto: Eric Huybrechts / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0

Era una battaglia che riguardava anche la memoria. Il riconoscimento di un’artista dipende dalle opere, ma anche dalla continuità con cui vengono esposte, studiate e conservate. Quando queste relazioni si interrompono, intere esperienze possono lentamente uscire dal racconto della storia dell’arte.

Le artiste che avevano attraversato gli anni Settanta proseguivano il proprio lavoro lungo strade differenti. Tomaso Binga, Suzanne Santoro, Mirella Bentivoglio e Maria Lai, già protagoniste di ricerche originali nel decennio precedente, affrontavano la nuova stagione conservando ciascuna la propria identità artistica.

Le esperienze condivise avevano lasciato un’eredità che continuava a esprimersi attraverso linguaggi e percorsi personali.

Il sistema dell’arte diventava sempre più internazionale e il sostegno di gallerie, musei e collezionisti acquistava un peso crescente. Una parte del mercato italiano rimaneva legata alla pittura figurativa, mentre installazioni, performance e opere concettuali cercavano interlocutori differenti.

Per molte artiste, la possibilità di mantenere viva una ricerca dipendeva anche dalla solidità delle relazioni costruite nel tempo.

A New York, nel 1991, nasceva fierce pussy, collettivo legato all’attivismo lesbico e alla lotta contro l’AIDS. Fotografie, parole e manifesti portavano nello spazio pubblico le questioni dell’identità e della sessualità.

Erano gli anni nei quali prendeva forma quella che sarebbe stata chiamata terza ondata del femminismo americano, più attenta alle differenze di razza, classe ed esperienza personale. Cambiavano i temi e i linguaggi, mentre l’azione collettiva continuava a offrire uno strumento per intervenire nella società.

Le Guerrilla Girls e fierce pussy hanno attraversato i decenni successivi conservando una propria identità. In Italia, molte protagoniste della stagione femminista degli anni Settanta hanno proseguito individualmente, mentre una parte di quella storia ha trovato continuità attraverso mostre, archivi e iniziative istituzionali.

Nel 2026 fierce pussy è presente alla Biennale di Venezia. Sono trascorsi trentacinque anni dalla nascita del collettivo, che continua a presentarsi attraverso un’identità condivisa.

La sua presenza riporta alla luce una questione già emersa nelle esperienze degli anni Settanta: il rapporto fra le aspirazioni delle singole artiste e la forza di un progetto comune.

La storia del femminismo nell’arte racconta anche questo. Le idee possono continuare a vivere nelle opere e nelle carriere individuali, oppure trovare nuove ragioni per essere sostenute insieme.

La loro durata dipende dalle relazioni che riescono a conservarle e dalla capacità di rinnovarle quando cambia il mondo che le aveva generate.

Che cosa permette a un movimento di continuare a vivere quando vengono meno le condizioni che lo avevano tenuto insieme?

Note

1. Cooperativa Beato Angelico. Fondata a Roma nel 1976, riunì undici artiste e concluse la propria attività nel 1978.

2. Biennale Donna. La rassegna nacque a Ferrara nel 1984, promossa dall’Unione Donne Italiane.

3. Guerrilla Girls. Collettivo femminista fondato a New York nel 1985, noto per le campagne contro le discriminazioni nel sistema dell’arte.
fierce pussy e terza ondata. Fondato a New York nel 1991, fierce pussy è un collettivo legato all’arte e all’attivismo lesbico. La sua nascita si colloca nel periodo in cui si afferma la cosiddetta terza ondata del femminismo americano, espressione associata anche all’intervento di Rebecca Walker del 1992.

4. Quattro artiste italiane. Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli Menna, 1931) ha esplorato il rapporto fra corpo, parola e identità femminile; Suzanne Santoro (1946) ha sviluppato una ricerca sulla rappresentazione del corpo femminile, partecipando alla Cooperativa Beato Angelico; Mirella Bentivoglio (1922–2017), artista e poetessa visiva, curò nel 1978 Materializzazione del linguaggio alla Biennale di Venezia; Maria Lai (1919–2013) intrecciò arte e partecipazione collettiva con Legarsi alla montagna (1981), realizzato a Ulassai.

Per saperne di più

1. Raffaella Perna, Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta, Postmedia Books, 2013.

2. Archivio HERSTORY, documentazione sulla Cooperativa Beato Angelico.

3. Archivio Mirella Bentivoglio, documentazione sulle artiste e sulle esposizioni internazionali.

4. Guerrilla Girls, Confessions of the Guerrilla Girls, HarperPerennial, 1995.

5. Rebecca Walker (a cura di), To Be Real: Telling the Truth and Changing the Face of Feminism, Anchor Books, 1995

Autore

  • Sergio Ansuini

    Sergio Ansuini, già CEO di Ansuini Gioiellieri 1860, è stato fondatore e docente dei corsi di stilismo del gioiello all'Accademia di Costume e dello IED. Dopo incarichi apicali nelle associazioni orafe italiane, ha curato lo studio del Tesoro del Museo di San Pietro e il restauro delle suppellettili sacre del Sommo Pontefice.

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