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Ci manca una religione forte

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religione forte

Identità, appartenenza e valori che orientano una società

Gli scontri di Milano non possono essere ridotti a una questione di scarpe o alla volontà di rincorrere il consumismo da parte di ragazzi nordafricani che abitano le periferie.
Dietro questi episodi si nasconde una questione più profonda: quella dell’identità, dell’appartenenza e dei valori che orientano una società.

L’Islam, per molti dei suoi fedeli, non è soltanto una religione, ma un modo di vivere, un insieme di regole, tradizioni e legami che accompagnano l’individuo nella vita quotidiana.

È una fede, che, in molte famiglie, viene trasmessa con convinzione e continuità, diventando un elemento forte di riconoscimento.

Le seconde e le terze generazioni figli di immigrati, in particolare i magrebini, sentono la terra dei padri come un’identità da difendere.

La patria dei genitori diventa un luogo ideale, un mondo di valori, tradizioni e certezze che viene trasmesso dalla famiglia di origine.

In casa parlano arabo non l’italiano.

L’Islam rappresenta non soltanto una fede personale, ma diventa un sistema di regole una identità condivisa, che consolida un legame di certezze, una religione che manifesta pubblicamente la propria forza.

Invece, il cristianesimo che ha contribuito profondamente alla formazione della cultura europea, insieme alla filosofia greca, al diritto romano, all’Illuminismo e ad altre tradizioni è stato allontanato dalla sfera privata e fa fatica oggi a imporsi in una società occidentale ormai priva di riferimenti valoriali e spirituali.

Il risultato è una società che possiede grandi libertà, ma che, talvolta, fatica a spiegare alle nuove generazioni quali valori e quali principi siano irrinunciabili.

L’Occidente, e l’Italia in particolare, ha progressivamente allentato il legame con le proprie radici cristiane e in nome della modernità, dell’individualismo e del benessere materiale, ha spesso confuso la libertà con l’assenza di riferimenti religiosi e spirituali e la tolleranza con la rinuncia a difendere la nostra identità.

Molti europei non riescono a riconoscere quest’eredità come una componente della propria identità.

Restano sì le tracce architettoniche, le feste e le tradizioni, ma si dimentica la sostanza morale che le ha generate, con il risultato che il cristianesimo è percepito come una religione debole.

In una società occidentale con una religione secolarizzata e di fronte a tanta rabbia e violenza, faccio fatica a pormi al fianco di San Francesco, non riesco; penso, piuttosto, a quel Santiago Matamoros, tradizionalmente raffigurato a cavallo, armato di spada, mentre travolge i musulmani nella battaglia di Clavijo nel 844.

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