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Margherita di Savoia Regina d’Italia

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Margherita di Savoia, in “Regina Margherita”, Catalogo della Mostra (Napoli, Palazzo Reale, 2011), a cura di Elena Fontanella, Ministero dei Beni Culturali - Fondazione DNArt, con un saggio di AAM su "Il margheritismo e il consolidamento della monarchia in Italia".
Margherita di Savoia, in “Regina Margherita”, Catalogo della Mostra (Napoli, Palazzo Reale, 2011), a cura di Elena Fontanella, Ministero dei Beni Culturali - Fondazione DNArt, con un saggio di AAM su "Il margheritismo e il consolidamento della monarchia in Italia".

Promotrice di arte e cultura, la sua figura fu esaltata dal poeta Giosuè Carducci

Nel centenario della morte la Regina Margherita di Savoia (1851 – 1926) viene ricordata con equilibrio e rispetto.

Il 16 ottobre scorso il Centro Studi Piemontesi le ha dedicato il convegno “La Regina che entusiasmò gli italiani”.

Il 9 ottobre a Palazzo Ducale di Genova è stato presentato il poderoso volume polisensoriale di Gisella Merello, con testo in italiano e in inglese, “La Regina Margherita a Bordighera, 1879 – 1926”, Erga Edizioni.

Nel 1956 Carlo Casalegno (1916 – 1979) scrisse una pregevole biografia della Regina Margherita. Nel 1942 era stato tra i fondatori del Partito d’Azione a Torino.

Fu assassinato da militanti di Lotta continua, che ne decisero la morte per i suoi articoli “Il nostro Stato” pubblicati su “La Stampa”. L’ultimo fu intitolato “Non occorrono nuove leggi. Basta applicare quelle che ci sono. Terrorismo e chiusura dei covi”. Appunto.

A differenza di quanto è stato solitamente scritto, Margherita di Savoia non fu una “clericale reazionaria”. In una lettera giovanile ella stessa confidò di non essere affatto “bigotta”. Era e rimase convintamente cattolica: la sua era la Chiesa dei precetti e dei comandamenti.

Fu pienamente consapevole del suo ruolo di Regina d’Italia e lo esercitò su vari fronti. In primo luogo il neonato Regno d’Italia aveva urgenza di organizzare lo “strumento militare”. A differenza del regno di Sardegna, in molti Stati italiani pre-unitari non esisteva il servizio militare obbligatorio.

La sua estensione all’intero regno (che ancora non comprendeva Triveneto e Lazio) fu fomite di insorgenze e del brigantaggio nel Mezzogiorno.

La vittoria della Prussia di Bismarck sulla Francia di Napoleone III nella guerra del 1870 fu correttamente spiegata con la superiorità della scuola germanica, dell’istruzione pre e paramilitare e della motivazione ideale. Altrettanto andava fatto in Italia.

Nel 1877 la legge voluta dal ministro della Pubblica istruzione Michele Coppino, massone, introdusse l’istruzione elementare obbligatoria e gratuita.

L’anno dopo il suo successore Francesco De Sanctis, a sua volta massone e già docente alla Scuola Militare della Nunziatella, aggiunse l’obbligo dell’educazione fisica anche per scolare e studentesse.

Nei licei fu introdotto il costoso e poi abbandonato insegnamento del tiro al bersaglio, predicato da Giuseppe Garibaldi. Nel 1879 l’Esercito prese finalmente l’aggettivo di Regio, come ricorda Oreste Bovio, decano della storiografia militare, nella sua insuperata “Storia dell’Esercito Italiano” (ed. Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito).

Nel 1882 fu creato lo Stato Maggiore, forte di un corpo di ufficiali preparati e di lunga durata in carica, a garanzia della continuità necessaria nella linea di comando, mentre i ministri della Guerra e della Marina, soprattutto dopo l’avvento della Sinistra, spesso privi di competenze, cambiavano a getto continuo.

Umberto I, re dal 1878, capiva e voleva, anche più di quanto il Parlamento concedesse. Margherita era sulla sua stessa linea. La sua capacità suasoria, anche tramite scrittori, poeti, come Giosuè Carducci, artisti, scienziati e inventori, mirava appunto a moltiplicare gli “esempi”, a infondere coscienza unitaria nei “popoli d’Italia”, un regno nato da poco dopo secoli di dominazioni straniere.

Fu anche alpinista provetta nell’Italia che ebbe il rude Quintino Sella promotore del Club Alpino Italiano quale palestra di ardimento e di autodisciplina.

È quanto non comprende chi fraintende (come fece un suo biografo) il legame ideale tra la regina della “Capanna Margherita” e l’alpinista Luigi Beck-Peccoz, che ebbe il privilegio di accompagnarne le scalate e morì di schianto dinnanzi ai suoi occhi.

L’ostinazione della regina cozzava con la pochezza della Camera. Nel decennio dopo la sconfitta ad Adua (1° marzo 1896) le spese ordinarie per l’esercito scesero da 245 milioni a 236 e poi rimasero a lungo sotto i 230.

Con un confine indifendibile verso l’Impero d’Austria – Ungheria e a fronte dell’ostilità della Francia, come mostrarono la strage di terrazzani italiani ad Aigues-Mortes e le aggressioni di migranti nostrani a Lione, l’Italia non era in condizioni di fare la sua parte in Europa e nel Mediterraneo.

Era il cruccio della Regina Madre che il 19 agosto 1900, pochi giorni dopo l’assassinio di Umberto I, in una lettera a Elena Morozzo della Rocca, baronessa Sonnino (pubblicata da Aldo di Ricaldone), scrisse (in francese, che qui traduciamo): «Che triste, triste cosa che io vedo e che sento in me, attorno a me, dopo trentadue anni di unione felice, che lo diveniva ogni dì più con l’età che avvicinava i caratteri! E poi il povero re era così buono così leale, così generoso di cuore e d’animo, sempre gentiluomo sino al fondo del suo essere. […] I miei figli [Vittorio Emanuele III e la sua consorte, la regina Elena, NdA] sono perfetti per me e io sono così felice che il paese abbia accolto così bene il giovane Re. Suo padre deve vederlo e ne sarà felice perché amava tanto suo figlio. Ma quando penso che ho visto quello che ho visto senza morire, non posso comprenderlo; evidentemente la Provvidenza ha voluto così!, perché io sto bene e anche i miei nervi sono in buono stato».

E così li tenne per un quarto di secolo, durante il quale accompagnò l’Italia nella buona e nella cattiva sorte.

Margherita fu la regina di un Paese retto dalla monarchia costituzionale, garante del regime parlamentare rinato con i decreti legge emanati nel 1944 – 1946 da Umberto di Savoia, Luogotenente del regno.

L’Italia dei tempi di Umberto I e di Margherita di Savoia varò leggi di prim’ordine, come l’abolizione della pena di morte (1889), la trasformazione delle opere di carità in assistenza pubblica, l’istituzione dei medici e dei veterinari condotti, le pensioni per i malati a causa del lavoro e per gli anziani e persino i “cavalieri del lavoro”, un proposito rimasto incompiuto perché venne assassinato quando aveva cinquantasei anni, due meno di quelli raggiunti da Vittorio Emanuele II.

Il regime costituzionale monarchico non è geneticamente reazionario. Come non lo fu lo Stato d’Italia dalla sua nascita nel 1861. Per Statuto era il Parlamento ad approvare il governo e le leggi. Al re spettava sanzionarle, firmarle e promulgarle. Senza possibilità di respingerle. Già allora la sovranità apparteneva agli elettori.

Margherita di Savoia – Biografia

1851 – L’8 novembre Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia-Genova nasce a Palazzo Chiablese, in Torino, da Ferdinando di Savoia, duca di Genova, secondogenito di Re Carlo Alberto di Sardegna (1798-1849), e da Elisabetta, figlia di Giovanni, re di Sassonia. Al battesimo presenziano il presidente del Consiglio dei ministri, Massimo Tapparelli d’Azeglio, Alfonso La Marmora e il conte Camillo Benso di Cavour. Suo fratello minore, Tommaso (1854-1931), duca di Genova alla morte del padre (1855), nel 1915 verrà nominato Luogotenente generale del regno da Vittorio Emanuele III.

1856 – Rimasta vedova, la madre sposa Nicola Rapallo, senza previa autorizzazione in violazione delle leggi della Casa, e viene “confinata” con i figli nel castello di Govone (Cuneo) e poi a Stresa, presso i Padri Rosminiani. Verrà “riabilitata”. Vittorio Emanuele II conferì al marito il titolo di Marchese di Rapallo.
Margherita studia diverse discipline, inclusi disegno, musica (con il Maestro Stefano Tempia) e danza. Pratica italiano, francese (sua lingua d’uso) e tedesco.

1868 – Dal 28 gennaio Margherita è ufficialmente fidanzata con il cugino primo Umberto di Savoia, principe di Piemonte, figlio di Vittorio Emanuele II e di Maria Adelaide d’Asburgo. Il matrimonio, con dispensa papale in ragione della stretta parentela tra i nubendi, è celebrato nel Duomo di Torino il 22 aprile 1868 dall’arcivescovo Alessandro Riccardi di Netro, affiancato da due arcivescovi e due vescovi, tra i quali Luigi Nazari di Calabiana, Collare della SS. Annunziata e quindi “cugino del re”.

1869 – L’11 novembre partorisce Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro, futuro Vittorio Emanuele III (morirà ad Alessandria d’Egitto il 28 dicembre 1947, quattro giorni prima dell’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica italiana, che lo avrebbe condannato all’esilio), al quale il nonno conferisce il titolo di Principe di Napoli. Le difficoltà del parto impediscono successive gravidanze. L’arcivescovo di Napoli Riario Sforza rifiuta di benedire il neonato.

1871 – Il 23 gennaio Umberto e Margherita si insediano nel Palazzo del Quirinale, in Roma, espugnata il 20 settembre 1870 dal IV corpo d’Esercito comandato dal generale Raffaele Cadorna e annessa con il Lazio al regno d’Italia (plebiscito del 2 ottobre). Come il padre e tutti gli artefici della spoliazione dello Stato Pontificio e della statizzazione di beni ecclesiastici, la coppia reale è osteggiata dall’aristocrazia nera, fedele a papa Pio IX, che denuncia Risorgimento e unità d’Italia quale frutto di complotto massonico internazionale.

1878 – Alla morte di Vittorio Emanuele II (9 gennaio) Umberto I è re d’Italia. Mentre Rosa Vercellana, sposata da Vittorio Emanuele II con matrimonio morganatico (cioè con esclusione dei figli dalla successione dinastica) vive con discrezione in Piemonte, Margherita imprime smagliante impulso al rango di prima Regina d’Italia.

Il 16 novembre a Foggia Alberigo Altieri cerca di assalire il re, ma viene bloccato. L’aggressione non fa notizia. Il giorno seguente, 17 novembre, l’anarchico Giovanni Passannante, un cuoco ventinovenne nativo di Salvia (Cosenza), tenta di accoltellare Umberto I, che transita in carrozza in via Toledo, a Napoli, con la Regina, il principe ereditario e il presidente del Consiglio, Benedetto Cairoli, al quale Margherita di Savoia grida: «Cairoli, salvi il re!».

Umberto, appena scalfito, colpisce con l’elsa della spada l’attentatore, che conficca il coltello in una gamba di Cairoli. Al sindaco della città, Guglielmo Capitelli, la regina mormora: «Si è rotto l’incantesimo di Casa Savoia».
In verità, la reazione popolare generale è di sdegno. Dalla morte di Vittorio Emanuele II è il quarto attentato in Italia, alcuni dei quali con vittime.

1896 – La regina invia soccorsi alle famiglie dei militari italiani morti o caduti prigionieri il 1° marzo nella caotica battaglia di Abba Garima (Adua), travolti dall’orda di Menelik, “negus” di Etiopia.

1897 – Il 20 aprile re Umberto è bersaglio di un attentato compiuto in Roma dall’anarchico Pietro Acciarito, che muore durante gli interrogatori.

1898 – Le proteste popolari contro l’aumento del prezzo del pane e di altri generi, come lo zucchero, causato dalle ripercussioni della guerra per l’indipendenza di Cuba dalla Spagna, alimentata dagli Stati Uniti d’America, volgono a insurrezioni a Pavia e in Toscana. A Milano, ove è proclamato lo stato d’assedio, la repressione è duramente comandata dal piemontese Fiorenzo Bava Beccaris, elogiato dalla regina, decorato da Umberto I con la massima onorificenza militare e appoggiato dal governo presieduto dal palermitano Antonio Starrabba di Rudini, alle cui dimissioni (dopo quattro inconcludenti ministeri consecutivi) subentra il generale savoiardo Luigi Pelloux, che aveva retto la piazza di Bari senza bisogno di stato d’assedio.

1900 – Alla Camera l’opposizione liberal-democratica (Giuseppe Zanardelli-Giovanni Giolitti) osteggia le proposte antiparlamentari facendo leva sul regolamento, senza ricorrere all’ostruzionismo, praticato dall’Estrema sinistra.

La sera del 29 luglio l’anarchico Gaetano Bresci uccide Umberto I a Monza con tre proiettili sui quattro che gli spara a distanza ravvicinata. Vengono avviate e poi sospese indagini sui complici e sul mandante (a lungo è sospettata Maria Sofia di Baviera, ex regina delle Due Sicilie e sorella di Elisabetta, imperatrice d’Austria, assassinata a Lugano dall’anarchico italiano Luigi Luccheni).

La regina Margherita depreca «il più grande delitto del secolo» e scrive una «preghiera» che, inviata al vescovo di Piacenza, Geremia Bonomelli, non è avallata dalla Chiesa.

Il Re viene sepolto al Pantheon, dirimpetto alla tomba del “Padre della Patria”, con istoriazione della Corona Ferrea, da lui donata al Duomo di Monza, simbolo della regalità in Italia, recata al corteo funebre, come già per quello di Vittorio Emanuele II.

Il regicidio e l’ascesa al trono di Vittorio Emanuele III, che l’11 agosto, «impavido e sicuro», giura fedeltà allo Statuto, confermano la svolta liberale già avviata con la successione a Pelloux dell’ottantenne Giuseppe Saracco (24 giugno), che vara riforme e registra la convergenza filogovernativa di cattolici moderati per arginare l’Estrema sinistra repubblicana e socialista.

Margherita si raccoglie nel ruolo di Regina Madre e prosegue la missione di promozione dell’immagine della Casa di Savoia. Passa dalla juvarriana Palazzina di Caccia di Stupinigi (Torino) a Palazzo Margherita (già Piombino) affacciato su Via Veneto, a Roma, acquistato per lei dal figlio. Riprende viaggi (anche in auto) in Italia e all’estero.

1914 – Già fautrice della “impresa di Libia” (1911 – 1912), da lei intesa quale riscossa contro l’islamismo (interpretazione non condivisa dal re né da Giolitti), inizialmente favorevole alla neutralità nel dubbio sull’effettiva preparazione dell’Esercito a intervenire nella guerra europea, dal 1915 allestisce a Palazzo Margherita l’Ospedale militare n. 2, sull’esempio del n. 1 organizzato al Quirinale dal re, di concerto con la Regina Elena (sul cui ruolo di medico v. Maurizio Grandi, “I farmaci e la meccanica quantistica della dottoressa Jelena”, ed. La Torre).

1921 – Il 4 novembre la Regina Madre ed Elena di Savoia concelebrarono con Vittorio Emanuele III la tumulazione del Milite Ignoto nel Sacello dell’Altare della Patria, dinnanzi al quale si inginocchiano, imitate da tutti i presenti.

1922 – Il 20 ottobre la Regina Madre non riceve a Bordighera i quadrumviri della mai avvenuta marcia su Roma ma solo i due monarchici Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi, in visita privata. Non risulta alcun suo intervento sul re a favore dell’assalto squadristico a Roma, superato da Vittorio Emanuele III con la soluzione extraparlamentare della crisi di governo e l’insediamento di un ministero di coalizione costituzionale presieduto da Benito Mussolini (31 ottobre).

1926 – Il 4 gennaio Margherita di Savoia muore a Bordighera nella villa edificata dall’architetto Broggi. L’11 gennaio la salma venne tumulata al Pantheon, alle spalle della tomba di Umberto I.

1934 – L’Enciclopedia Italiana diretta da Giovanni Gentile dedica alla Regina Margherita una sola pagina, con due righe sul suo apprezzamento del fascismo quale fattore di stabilità.

Alla sua morte i protagonisti della vita culturale fiorita nell’età del “margheritismo” erano tutti scomparsi da tempo (Ruggiero Bonghi, Marco Minghetti, Edmondo De Amicis, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli…) o finiti in posizione marginale (come Gabriele d’Annunzio, arroccato al Vittoriale).

Nondimeno, ne venne continuata la tradizione: i concerti al Quirinale e le importanti istituzioni da lei promosse a favore di cultura popolare, igiene pubblica e beneficenza, con speciale attenzione per le donne.

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