L’ideatore e organizzatore del “Movimento 17 ottobre” è Youssef Siher, un uomo di 30 anni, cittadino italiano di origini marocchine – Allarme dalla Spagna: “L’ISIS fomenta i disordini in Europa” – Sempre più evidente una regia occulta e raffinata – Questa volta per il Campo Marcio sarà difficile ogni giustificazione
L’ideatore e organizzatore del “Movimento 17 ottobre” è Youssef Siher, un uomo di 30 anni, cittadino italiano di origini marocchine e residente nella provincia di Brescia.
L’uomo è ritenuto dalle autorità la mente dietro la promozione e l’organizzazione delle manifestazioni del cosiddetto “Movimento 17 ottobre”.
Alcune cronache parlano di una chat con circa 10.000 iscritti. Una rete di dal genere non si improvvisa. Questione da approfondire.
Altro che guerra ibrida di Putin. La guerra nelle piazze la fanno i soliti, con la protezione dei soliti e con la giustificazione del Campo Marcio.
Prendo a prestito due definizioni di Marcello Veneziani: “Lucrose demenze” e: “Un’élite di psicopatici in divisa di guerra, di eurocoglioni armati fino ai denti”.
Definizioni perfette per definire la frenesia psicopatica di chi vuole a tutti i costi che sia la Russia a mestare nel torbido, ma definizioni alle quali va aggiunta quella di manipolatori dell’opinione pubblica al fine di nascondere i veri responsabili, perché la narrazione di chi nel “Campo Marcio” sostiene i proPal, assieme agli antagonisti, agli anarchici e ai vari gruppi eversivi, non deve venire meno. I nemici sono Trump, Putin e Netanyahu. Chi non si allinea è fascista.
E invece la realtà è un’altra. A mettere a fuoco e fiamme le nostre città sono i pro-Pal e i loro conniventi.
La cosa che impressiona, infatti, è che Youssef Siher, che abita in Provincia di Brescia, è Laureato in Comunicazione, ha conseguito un master in Scienze Politiche e ha ricoperto la carica di senatore accademico.
Il coordinatore dell’eversione di questi giorni lavora come giornalista freelance, analista e ricercatore esperto di politica internazionale, con particolare focus sull’area del Maghreb, del Medio Oriente e del Nord Africa (collaborando anche con istituti come l’ISPI).
ISPI, capito?
L’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) è un centro di ricerca e think tank indipendente italiano, specializzato nell’analisi delle dinamiche geopolitiche, delle relazioni internazionali e delle tendenze economico-politiche globali.
Fondato a Milano nel 1934, è uno dei più antichi e prestigiosi istituti italiani di studi internazionali. La sua sede storica si trova a Palazzo Clerici a Milano.
ISPI collabora con governi, istituzioni internazionali, aziende e università. Rappresenta inoltre l’Italia all’interno del T20 (Think 20), il gruppo ufficiale di esperti e think tank dei paesi del G20.
Cosa significa insistere sul dato Ispi? Significa che questi italiani oriundi noi ce li coccoliamo dando loro ogni possibile credibilità e legittimazione, senza volerci rendere conto che non si integrano.
Youssef Siher è il simbolo vivente del fallimento dell’integrazione. Siher è un attivista pro-Palestina molto noto negli ambienti milanesi e bresciani. Noto, capito?
Il 12 luglio 2025 Siher intervenne a Milano come portavoce dei promotori di una manifestazione per chiedere la fine del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Le cronache lo descrissero come esponente dei Giovani Palestinesi e dei movimenti pro-Palestina lombardi.
Il Campo Marcio può strillare fin che vuole, ma la cruda e nuda realtà, alla fine emerge alla luce, tacitando le fandonie, le manipolazioni, le giustificazioni.
Le autorità giudiziarie hanno iscritto Siher nel registro degli indagati ipotizzando i reati di istigazione a delinquere aggravata e, secondo alcune fonti investigative legate alle perquisizioni a Brescia, istigazione al terrorismo.
Tali ipotesi si concentrano sulla gestione dei canali social (in particolare la chat Telegram e la pagina Instagram del “Movimento 17 ottobre”), all’interno delle quali venivano diffusi messaggi e direttive legati alla mobilitazione e ai gravi disordini di piazza avvenuti a Milano.
Le indagini e le oltre 150 perquisizioni odierne in Lombardia puntano a verificare l’eventuale esistenza di una struttura organizzativa eversiva o di coordinamento clandestino dietro ai disordini urbani, ma al momento le contestazioni ufficiali rimangono legate alla propaganda e all’istigazione alla violenza di piazza.
In Spagna appelli dell’ISIS ad attaccare durante le proteste
Il ministero dell’Interno spagnolo ha individuato un sito che gravita nella galassia dell’organizzazione terroristica in cui si incita ad attaccare poliziotti e manifestanti durante le proteste in diverse città del Vecchio Continente
L’allarme arriva dalla Spagna. L’Ufficio di coordinamento della cybersicurezza del ministero dell’Interno spagnolo ha individuato su un sito dell’area dell’ISIS un appello ad attaccare poliziotti e manifestanti durante le proteste in diversi Paesi europei, tra cui Madrid. Lo riferisce l’EFE, che ha avuto accesso a un’allerta informativa dell’organismo.
Il messaggio è stato rilevato durante le consuete attività di monitoraggio. Oltre a incitare agli attentati, contiene indicazioni sulle modalità per compierli. Altri utenti del sito hanno aggiunto suggerimenti per attacchi con esplosivi, armi da taglio e veicoli.
Il testo indica l’elevato numero di manifestanti, in particolare in Francia, come una “rara e preziosa opportunità” per colpirli e presenta gli agenti impegnati negli scontri come bersagli vulnerabili.
Il ministero dell’Interno ha ricordato che il Centro di intelligence contro il terrorismo e il crimine organizzato, l’Ufficio di coordinamento della cybersicurezza e le forze di sicurezza monitorano costantemente i social nell’ambito del contrasto al jihadismo.
Secondo fonti del ministero, nel 2026 la Polizia nazionale e la Guardia civile hanno condotto 47 operazioni in 23 province, concluse con 86 arresti. Dal 17 ottobre 2023 la Spagna mantiene un livello di allerta terroristica 4 rafforzato, su una scala di cinque.
I “consigli” della portavoce del Cremlino
Da Mosca, sui disordini, prende la parola Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri. Come riferisce la Tass, Zakharova “di fronte alle insinuazioni sulla ‘pista russa’ nei disordini a Milano, ha invitato Roma ad ascoltare la voce ragionevole di Al Bano e del popolo del Paese”.
Secondo la Tass, “il cantante italiano si è rivolto a Meloni, esortandola a porre fine alla pressione delle sanzioni sulla Russia, a ricordare i profondi legami culturali tra i due Paesi e a lavorare per il raggiungimento di una pace duratura intorno all’Ucraina”.
In un post pubblicato su Telegram, Zakharova scrive del “celebre cantante”, figura “nota e molto apprezzata nel nostro Paese”, che “ha rivolto un appello pubblico, estremamente sincero e accorato, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando i legami storici e culturali profondi tra i due Paesi e ha chiesto alla presidente del Consiglio di porre fine alle sanzioni contro la Russia, riaprire le porte alla Russia e iniziare finalmente a lavorare seriamente per raggiungere una pace duratura in Ucraina”.
“A giudicare dagli eventi più recenti le autorità italiane sembrano avere serie difficoltà nel prendere in considerazione voci che non si allineano – prosegue il lungo post di Zakharova”.
Se uno se la va a cercare, poi c’è sempre chi mette il sale sulla ferita.
Conclusione: Putin? No. proPal&Associati.





