Washington tratta, Mosca incassa, l’Europa rischia di restare ai margini
La prima spedizione di diesel russo annunciata verso gli Stati Uniti non vale soltanto per il carburante trasportato, ma per il suo significato che risiede nella scelta di Washington di riaprire un canale commerciale con Mosca mentre la guerra in Ucraina resta irrisolta.
L’energia dimostra sempre di più di essere uno strumento di negoziazione, capace di collegare prezzi, sanzioni e diplomazia.
Il 9 ottobre Donald Trump ha annunciato un accordo per nuove forniture russe, con l’obiettivo dichiarato di contenere il costo del diesel americano. Il 22 ottobre la petroliera Agioi Fanendes ha caricato circa 40.000 tonnellate di gasolio a Primorsk, nel Baltico russo.
La destinazione inizialmente indicata era New York, ma il successivo aggiornamento del segnale marittimo con la dicitura “for orders” serve proprio a indicare che l’armatore attende che i broker indichino a quale raffinaria o terminal specifico della Costa Orientale gli confermi il porto di scarico. Il dato commerciale va quindi distinto dalla sua interpretazione strategica.
Per Washington, la convenienza immediata consiste nell’ampliare le fonti di approvvigionamento in una fase di forte pressione sui prezzi dei carburanti, ma la finalità non è soltanto economica gli emissari americani hanno presentato agli interlocutori ucraini l’intesa sul diesel anche come uno strumento per favorire il ritorno di Mosca al negoziato, offrire un incentivo economico alla Russia nella speranza di ottenere in cambio una maggiore disponibilità a discutere la fine della guerra.
Trump tenta di verificare se la convenienza commerciale possa produrre uno spazio diplomatico che la pressione politica e militare non è riuscita, finora, ad aprire.
Il problema è che l’incentivo non garantisce una contropartita, Mosca può recuperare ricavi e sbocchi commerciali senza modificare necessariamente le proprie condizioni negoziali.
La misura del successo americano non sarà dunque il volume di diesel esportato, ma l’eventuale cambiamento della posizione russa sull’Ucraina.
Per il Cremlino, la riapertura del mercato americano offre un beneficio economico e un risultato politico, le restrizioni possono essere oggetto di negoziazione e gli interessi energetici occidentali possono creare eccezioni alla strategia di isolamento.
Il rischio per Washington è concedere un vantaggio prima di aver ottenuto un risultato verificabile sul piano della sicurezza.
L’Europa si trova davanti a una questione ancora più complessa, se gli Stati Uniti riaprono selettivamente gli scambi con Mosca mentre i governi europei mantengono la pressione economica legata alla guerra, la coesione occidentale può diventare più difficile da sostenere, e non perché una singola nave modifichi gli equilibri del mercato europeo, ma perché una divergenza tra gli obiettivi americani e quelli europei potrebbe ridurre la capacità comune di condizionare il Cremlino.
La conclusione non è che sia già nato un nuovo asse russo-americano, non ci sono accordi verificabili, continuità delle forniture e risultati concreti sul terreno diplomatico.
La domanda decisiva è se il diesel resterà una misura circoscritta per affrontare l’emergenza dei prezzi oppure diventerà parte di uno scambio più ampio tra benefici economici e concessioni politiche.
È questo che occorre osservare, non soltanto dove arriverà la petroliera, ma che cosa Mosca sarà disposta a concedere e quali condizioni Washington porrà alle forniture successive.
Perché il valore geopolitico dell’energia non si misura esclusivamente nei barili movimentati, ma nel potere negoziale che ciascuna parte riesce a ricavarne.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


