Il ruolo dell’Intelligenza artificiale che ha preso il sopravvento sulla potenza di fuoco naturale
Ha scritto ieri Marco della Luna, sulle poderoso colonne di Nuovo Giornale Nazionale, nell’articolo Monoteismo e Teocrasia, che: “L’India offre forse il modello più imponente e duraturo di teocrasia come tecnologia di integrazione socio-spaziale”.
Sono d’accordo, ma ritengo anche che dire questo non evidenzi il destino o fato o, per dirla con Emanuele Severino, lo stare dell’essere che precede (κατὰ τὸ χρεὼν) ciò che egli chiama “tecnologia di integrazione socio-spaziale”, ovvero lo schema o modello o teoria che vale per governare la dimensione dello spazio.
In proposito, Giorgio de Santillana rimarca, invece, come la dimensione iniziale – Heidegger dica “dell’inizio e di ogni inizio che è” – e, sovrana dell’abitare il cosmo greco, sia legata alla dimensione del tempo, che, in ogni caso, precede.
Parlando della sintesi del pensiero di Parmenide, che de Santillana condivide perfettamente (Prologo a Parmenide), de Santillana stesso dice che la dimensione del tempo è ciò che è valso (da sempre), “prima che Parmenide abbia inventato o scoperto lo spazio”.
L’utilizzo del fuoco è una tecnica. Come tutte le altre in uso, ma una tecnica senz’altro più potente delle altre. Almeno fino all’attualità del passato più recente.
Oggi, invece, qualcosa di molto simile all’uso dell’AI, che, in qualche modo e in uno spazio, che appare crescente, ha tuttavia preso il sopravvento sulla potenza di fuoco naturale.
Personalmente – ricollegandomi ancora a una tradizione o filosofia perenne, e cioè fintantoché possiamo dirci ancora “umani”, e pur abitando una dimensione socio-spaziale reale e non virtuale -, sottolineo l’antica e originaria misurazione (o credo) secondo cui “chi vuole essere sovrano dello spazio deve essere prima signore del tempo”, così da vivere la propria vita come un eterno gioco di fanciullo.
Nulla che vada oltre.
In sintesi, dice altresì Eraclito: “Il tempo (Aión) è un fanciullo che gioca e muove le pedine: il regno è di un fanciullo”.





