Nel 2015 Nature Medicine attesta la costruzione da parte del virologo USA di un Coronavirus chimerico utilizzando la proteina Spike di un Coronavirus dei pipistrelli e un ceppo SARS adattato al topo – Chimera capace di infettare cellule delle vie respiratorie umane
Il professor Giorgio Palù, nell’audizione alla Commissione bicamerale riguardante il Covid ha affermato: “Già nel 2014 ero intervenuto all’Accademia Nazionale delle Scienze a Washington, come presidente della Società Europea di Virologia, per discutere sulle modificazioni genetiche e sugli esperimenti gain of function dei virus.
Ricordo che interloquimmo con Ralph Baric, il virologo che collaborava con Zhengli Shi, direttrice del laboratorio di Wuhan. Si decise, su intervento di Baric, che dovevano essere messe al bando le operazioni di gain of function (allora il problema era H5N1). Baric si oppose al bando delle manipolazioni genetiche sui Coronavirus perché mancava un modello animale”.

L’affermazione è importante, in quanto ci fa capire che Ralph Baric si oppose al bando delle manipolazioni genetiche sui Coronavirus proprio mentre queste avvenivano nei suoi laboratori, con i finanziamenti di Anthony Fauci.
La testimonianza di Giorgio Palù porta la discussione su un terreno documentabile: la comunità scientifica statunitense discuteva già nel 2014 dei rischi degli esperimenti gain of function sui Coronavirus, mentre Ralph Baric sosteneva che non fosse opportuno includerli in restrizioni generalizzate.
Il 17 ottobre 2014, il governo statunitense annunciò una sospensione dei finanziamenti per una categoria circoscritta di esperimenti gain of function su influenza, SARS e MERS: quelli che potevano aumentare la patogenicità o la trasmissibilità respiratoria nei mammiferi. Non si trattava di un divieto assoluto di qualsiasi manipolazione genetica dei virus.
La posizione di Baric è documentata anche da una lettera del 12 novembre 2014, firmata insieme al virologo Mark Denison: i due contestavano l’opportunità di includere i Coronavirus emergenti nelle restrizioni prima che ne fossero discussi adeguatamente rischi, benefici ed effetti sulla ricerca.
Questo conferma un elemento importante del racconto di Palù: Baric era contrario a restrizioni che, a suo giudizio, avrebbero ostacolato una ricerca utile a comprendere e prevenire le epidemie da Coronavirus.
La ricerca finanziata e il laboratorio di Wuhan
Qui emerge la parte più concreta della vicenda.
Il rapporto del Government Accountability Office (GAO), l’organo di controllo del Congresso statunitense, ricostruisce che nel 2014 il NIH (diretto da Anthoyi Fauci) finanziò EcoHealth Alliance (diretta da Ralph Baric) per studiare il rischio di emergenza dei Coronavirus dei pipistrelli.
EcoHealth Alliance trasferì una parte dei fondi al Wuhan Institute of Virology (WIV), dove dal 2014 al 2019 furono condotte ricerche sui Coronavirus dei pipistrelli, comprese esperienze con virus chimerici.
Nel luglio 2016, il NIAID, dopo aver riesaminato il progetto, concluse che gli esperimenti previsti non rientravano nella sospensione dei finanziamenti gain of function.
Nel 2021 il NIH contestò a EcoHealth la mancata comunicazione tempestiva di risultati sperimentali; nel 2022 interruppe il subfinanziamento al laboratorio di Wuhan per inadempienze che l’agenzia gli contestava. EcoHealth contestò alcuni aspetti della ricostruzione.
Questi elementi confermano che la ricerca sui Coronavirus a Wuhan non si fermò con la moratoria e che proseguì attraverso un finanziamento pubblico statunitense.
Ralph Baric e Zhengli Shi , coautori di un virus chimera
È importante distinguere i due percorsi di ricerca.
Percorso A – Baric e Shi – NIH / NIAID – Finanziamento della ricerca negli Stati Uniti – Laboratorio di Ralph Baric – North Carolina – Ricerca sperimentale sui Coronavirus; collaborazione scientifica con Zhengli Shi
Percorso B – ricerca a Wuhan – NIH / NIAID – EcoHealth Alliance – Ente statunitense beneficiario del finanziamento – Wuhan Institute of Virology – Subfinanziamento per ricerche sui Coronavirus dei pipistrelli
La collaborazione Baric–Shi è documentata.
Nel 2015 i due furono coautori, insieme ad altri ricercatori, di uno studio pubblicato su Nature Medicine su un Coronavirus chimerico costruito utilizzando la proteina Spike di un Coronavirus dei pipistrelli e un ceppo SARS adattato al topo.
Lo studio era finanziato dal NIH. Gli esperimenti descritti in quel lavoro furono condotti dal gruppo di Baric negli Stati Uniti; Shi contribuì con sequenze genetiche e materiale di ricerca.
Quanto a Fauci, il finanziamento passava attraverso il NIAID, che lui dirigeva, e il sistema di sovvenzioni del NIH. È quindi corretto parlare di finanziamento pubblico federale sotto la responsabilità istituzionale del NIAID.
La questione decisiva: Baric si oppose al divieto mentre la ricerca continuava?
La cronologia rende legittima la domanda.

La precisazione fondamentale è che la moratoria riguardava una specifica categoria di esperimenti e finanziamenti, non ogni manipolazione genetica.
Il progetto EcoHealth era già stato finanziato prima dell’annuncio e fu valutato successivamente secondo i criteri adottati dalle autorità statunitensi.
Inoltre, il lavoro del 2015 di Baric e Shi non dimostra che il SARS-CoV-2 sia stato creato in laboratorio: il NIH ha sostenuto che i Coronavirus studiati nell’ambito di quel finanziamento erano geneticamente troppo distanti per essere la fonte del virus pandemico.
Questa valutazione, ovviamente, non risolve, da sola, ogni questione sull’origine della pandemia, ma semplicemente allontana la possibilità che i giochetti di Baric nel 2105 siano proseguiti anche dopo.
Il valore della testimonianza di Palù
Il valore della testimonianza di Palù è che richiama un dibattito scientifico precedente alla pandemia, nel quale i rischi delle manipolazioni dei Coronavirus erano già noti e controversi.
I documenti sostengono tre conclusioni: Baric si oppose a restrizioni ampie sui Coronavirus emergenti; la ricerca sui Coronavirus fu finanziata dal governo statunitense e svolta anche a Wuhan, attraverso EcoHealth Alliance; le autorità statunitensi decisero di non applicare la moratoria a quel progetto, dopo una valutazione del NIAID.
Il punto politicamente e scientificamente più rilevante resta questo: mentre si discuteva se limitare gli esperimenti ad alto rischio sui Coronavirus, il sistema federale statunitense mantenne finanziamenti per ricerche che comprendevano la creazione di virus chimerici, affidandosi a una valutazione amministrativa del rischio che in seguito fu oggetto di forti contestazioni.
Il rapporto GAO ha inoltre documentato carenze nella supervisione dei finanziamenti e dei sub-finanziamenti esteri.
l caso Baric–Shi: il Coronavirus chimerico del 2015
Dossier scientifico e documentale · Articolo originale, risultati sperimentali, finanziamenti, moratoria statunitense e collegamento con Wuhan
Il documento centrale è questo:

Vineet D. Menachery et al., “A SARS-like cluster of circulating bat Coronaviruses shows potential for human emergence”
Nature Medicine, vol. 21, pp. 1508–1513 · Pubblicato online il 9 novembre 2015 · DOI: 10.1038/nm.3985
Testo scientifico integrale: articolo su PubMed Central · versione dell’editore, Nature Medicine.
La rilevanza di questo studio è concreta: i ricercatori non si limitarono a osservare Coronavirus naturali dei pipistrelli. Costruirono e studiarono un virus chimerico, combinando la proteina di superficie di un Coronavirus dei pipistrelli con la struttura genetica di un SARS-CoV già adattato ai topi. Il risultato fu capace di infettare cellule delle vie respiratorie umane in laboratorio e di causare patologia nei topi.
È importante precisare subito un punto: questo esperimento fu realizzato nel laboratorio di Ralph Baric, all’Università della Carolina del Nord, non nel laboratorio di Wuhan. Zhengli-Li Shi, del Wuhan Institute of Virology, era coautrice dello studio e contribuì alla componente relativa al Coronavirus dei pipistrelli.
Questa distinzione è essenziale per ricostruire correttamente i rapporti scientifici e finanziari.
Che cosa fecero esattamente i ricercatori
Per comprendere la portata dello studio occorre distinguere tre elementi biologici.
- La proteina Spike di SHC014

SHC014 era un Coronavirus identificato nei rinolofidi, cioè pipistrelli ferro di cavallo cinesi. La proteina Spike è quella che permette al Coronavirus di interagire con le cellule ospiti e costituisce una componente decisiva del suo tropismo.

- Il SARS-CoV MA15
MA15 era un ceppo del SARS-CoV del 2003 adattato sperimentalmente ai topi. Costituiva la struttura genetica di riferimento, già capace di replicarsi e provocare malattia in quel modello animale.

- Il virus chimerico SHC014-MA15
Il prodotto dello studio combinava la Spike di SHC014 con il fondo genetico di SARS-CoV MA15. In questo modo, i ricercatori potevano esaminare le proprietà della Spike del pipistrello in un sistema virale già funzionale e patogeno nel modello murino.
In termini concettuali, dunque, non si trattava semplicemente di isolare un virus esistente e osservarne il comportamento. Si trattava di costruire una combinazione genetica nuova, che in natura non era stata identificata in quella forma, per verificare se la Spike di un virus dei pipistrelli potesse funzionare in un contesto genetico diverso.
Questa è la ragione per cui lo studio divenne un caso importante nel dibattito sul gain of function.
Che cosa dimostrò l’esperimento
L’articolo contiene risultati diversi, che spesso vengono confusi nel dibattito pubblico.
Risultato A – Capacità di infettare cellule delle vie respiratorie umane
SHC014-MA15 riuscì a infettare cellule epiteliali respiratorie umane, sia in una linea cellulare di laboratorio sia in colture primarie di epitelio respiratorio. Nei test riportati, la replicazione era robusta e comparabile a quella del SARS-CoV epidemico usato come riferimento.
Questo è un risultato sperimentale concreto. Non significa, però, che fosse stata dimostrata la trasmissione da uomo a uomo: una coltura cellulare non riproduce l’intero organismo umano, né la dinamica epidemiologica di un’epidemia.
Risultato B – Malattia nel modello murino
Il virus chimerico si replicava nei polmoni dei topi e provocava patologia. Gli autori rilevarono che la combinazione della Spike SHC014 con il fondo SARS adattato ai topi poteva mantenere capacità patogene.
Nel confronto appropriato fra costrutti sperimentali, descrissero anche un aumento della patogenesi rispetto al virus di riferimento con Spike SARS.
Risultato C – Limiti delle contromisure esistenti
Gli autori testarono anche strumenti immunologici e preventivi sviluppati contro SARS. Le contromisure esaminate mostrarono una protezione insufficiente contro i virus dotati della nuova Spike.
Questo suggeriva che l’esperienza acquisita con il SARS del 2003 non garantisse una protezione efficace contro tutte le varianti affini dei Coronavirus dei pipistrelli.
Un quarto risultato, spesso trascurato: il virus SHC014 completo
Lo studio non si fermò alla chimera SHC014-MA15. Gli autori costruirono e studiarono anche una forma ricombinante completa di SHC014, distinta dalla chimera.
Questa distinzione cambia l’interpretazione:
- La chimera SHC014-MA15 combinava una Spike di pipistrello con il fondo genetico del SARS adattato ai topi e mostrava capacità di infettare cellule respiratorie umane e provocare patologia nel modello murino.
- Il virus SHC014 completo era basato sul genoma di SHC014, non sul fondo genetico di MA15. Si replicava in laboratorio, ma risultava attenuato rispetto al SARS-CoV epidemico nei test su colture respiratorie primarie e nel modello murino.
Perciò l’articolo non dimostrò che il virus naturale SHC014 fosse già un agente patogeno umano equivalente al SARS del 2003. Dimostrò qualcosa di diverso: una proteina Spike proveniente da un Coronavirus naturale dei pipistrelli poteva funzionare in un contesto genetico virale diverso e conferire capacità biologiche rilevanti per il rischio di emergenza.
Perché questo è un caso di gain of function controverso?
L’espressione gain of function significa letteralmente «acquisizione di funzione», ma non designa una categoria unica e uniforme. In virologia può comprendere esperimenti molto diversi: alcuni studiano funzioni biologiche ordinarie, altri cercano di verificare se un agente possa acquisire caratteristiche che ne aumentino la pericolosità.
Nel caso Baric–Shi, la controversia riguarda soprattutto il fatto che la costruzione della chimera permetteva di verificare una proprietà che la sequenza genetica del virus naturale, da sola, non dimostrava: la capacità di una Spike di pipistrello di funzionare in un virus replicante con un fondo genetico patogeno.
Gli autori presentavano il lavoro come uno strumento per anticipare le epidemie: la sorveglianza genetica dei virus animali, sostenevano, è più utile se consente anche di verificare sperimentalmente quali virus abbiano un potenziale di emergenza.
Nello stesso articolo riconoscevano però esplicitamente il dilemma: studi di questo tipo possono produrre informazioni preventive importanti, ma possono anche generare agenti sperimentali con caratteristiche preoccupanti.
La controversia, quindi, non è una disputa puramente terminologica. Riguarda la valutazione del rischio: quanto è giustificato costruire un virus chimerico potenzialmente patogeno per capire se una combinazione biologica potrebbe emergere in natura?
Il finanziamento: chi pagò la ricerca
La sezione Acknowledgements dell’articolo è particolarmente importante, perché identifica le fonti finanziarie.

I numeri delle sovvenzioni NIH citati nell’articolo comprendono U19AI109761, U19AI107810 e F32AI102561; per le colture di cellule respiratorie umane viene citato anche DK065988. L’articolo corregge inoltre un’omissione iniziale relativa al finanziamento USAID-PREDICT ricevuto da Shi.
È dunque documentato che lo studio fu sostenuto in misura rilevante da fondi pubblici statunitensi.
Questo dato, tuttavia, va formulato con precisione: il finanziamento del gruppo di Baric e quello della ricerca condotta da Shi non erano necessariamente un’unica sovvenzione destinata a un unico esperimento congiunto. Le fonti finanziarie erano diverse, sebbene le attività scientifiche e i contributi degli autori convergessero nell’articolo.
Il nodo della moratoria del 2014
Qui la cronologia diventa particolarmente rilevante.
17 ott. 2014 – Gli Stati Uniti annunciano una sospensione dei nuovi finanziamenti per determinate ricerche gain of function su influenza, MERS e SARS che potessero aumentare patogenicità o trasmissibilità respiratoria nei mammiferi.
2015 – Viene pubblicato lo studio Baric–Shi. Nella sezione finanziaria gli autori affermano che gli esperimenti con i virus ricombinanti SHC014 erano stati iniziati ed eseguiti prima della sospensione e che la loro prosecuzione era stata successivamente esaminata e approvata dal NIH.
2017 – Il governo statunitense revoca la sospensione dopo aver predisposto un nuovo quadro di supervisione per queste ricerche.
La precisazione decisiva è che la moratoria non vietava indiscriminatamente qualsiasi ricerca sui Coronavirus: riguardava una categoria definita di esperimenti e finanziamenti.
Per i progetti in corso erano previste valutazioni caso per caso, e le autorità potevano determinare che una specifica attività non rientrasse nella sospensione.
Questo spiega la posizione formale degli autori, ma non elimina il problema scientifico e politico: una ricerca che costruiva un Coronavirus chimerico capace di infettare cellule respiratorie umane e provocare patologia nei topi avrebbe dovuto essere sottoposta a una valutazione più restrittiva?
È proprio questo il punto sul quale si è sviluppata la controversia. Nel 2015, dopo la pubblicazione, la rivista Nature dedicò un articolo al dibattito sui rischi degli esperimenti.
Gli autori stessi riconoscevano che organismi di valutazione scientifica avrebbero potuto giudicare troppo rischiosi esperimenti analoghi.
Non è quindi corretto presentare la questione come un divieto assoluto deliberatamente ignorato; è corretto, invece, chiedere se i criteri e la valutazione adottati fossero adeguati alla natura dei risultati sperimentali.
Il collegamento con Wuhan: un secondo esperimento, distinto da quello del 2015
Questo è probabilmente il passaggio più importante.
La collaborazione scientifica tra Baric e Shi non si esaurì nell’articolo del 2015. Nel progetto finanziato dal NIH a EcoHealth Alliance, con subfinanziamenti al Wuhan Institute of Virology, furono studiate anche altre combinazioni di Coronavirus dei pipistrelli.
Nel 2021 il NIH riferì al Congresso i risultati di un esperimento condotto a Wuhan nell’ambito del progetto finanziato nel periodo 2014–2019. Secondo la ricostruzione del NIH riportata dal GAO, un virus chimerico denominato SHC014-WIV1 aveva prodotto nei topi una malattia più grave rispetto al Coronavirus WIV1 naturale utilizzato come confronto. EcoHealth comunicò i risultati al NIH nell’agosto 2021, attraverso il rapporto di avanzamento relativo al quinto anno del progetto.
È importante non confondere le due chimere:
Esperimento del 2015 – Università della Carolina del Nord
Spike SHC014 + fondo genetico SARS-CoV MA15, adattato ai topi.
Studio pubblicato su Nature Medicine; gruppo di Baric, con Shi fra i coautori.
Esperimenti successivi – Wuhan
SHC014-WIV1: combinazione della Spike SHC014 con il fondo genetico del Coronavirus dei pipistrelli WIV1.
Ricerca distinta, svolta nell’ambito del progetto EcoHealth Alliance con subfinanziamento al WIV.
La somiglianza concettuale è evidente: entrambi i filoni utilizzavano combinazioni genetiche di Coronavirus per esaminare il potenziale di infezione e di patogenicità.
Sul piano amministrativo, il GAO ha documentato debolezze nella supervisione dei finanziamenti federali destinati a enti stranieri e ha raccomandato al NIH di migliorare i controlli.
Il rapporto del 2023 riferisce anche che il WIV non fornì i dati sperimentali non pubblicati richiesti dal NIH, circostanza che contribuì alla cessazione del subfinanziamento.
Che cosa c’entra con l’origine del SARS-CoV-2
Occorre separare due domande che spesso vengono sovrapposte.
Prima domanda: la ricerca finanziata dagli Stati Uniti ha contribuito a costruire e studiare Coronavirus chimerici potenzialmente patogeni?
Sì. L’articolo del 2015 documenta direttamente la costruzione e lo studio di SHC014-MA15; i documenti relativi al progetto di Wuhan attestano ulteriori esperimenti su Coronavirus chimerici.
Seconda domanda: questi esperimenti hanno prodotto il SARS-CoV-2 che ha causato la pandemia?
Gli studi e i documenti citati non dimostrano questo passaggio. Il NIH ha sostenuto che i Coronavirus esaminati nell’ambito della sovvenzione EcoHealth erano geneticamente troppo distanti dal SARS-CoV-2 per esserne i progenitori diretti.
Questa è la posizione ufficiale del NIH, non una prova che ogni possibile ipotesi sull’origine della pandemia sia stata definitivamente risolta.
La presenza di ricerche rischiose e la carenza di supervisione sono questioni verificabili indipendentemente dall’origine della pandemia. Non occorre dimostrare che un determinato esperimento abbia prodotto il SARS-CoV-2 per sollevare interrogativi seri sull’opportunità, sulla sicurezza e sulla trasparenza di quel tipo di ricerca.
La conclusione documentale
Il dato più significativo dello studio Baric–Shi è questo: nel 2015 una rivista scientifica di primo piano pubblicò un lavoro nel quale i ricercatori avevano costruito un Coronavirus chimerico capace di infettare cellule delle vie respiratorie umane e provocare patologia in un modello animale.
Gli autori dichiaravano che il lavoro era stato finanziato da enti pubblici e che la prosecuzione degli esperimenti era stata sottoposta a valutazione da parte del NIH.
La questione non è quindi se la ricerca esistesse: è documentata. Le questioni da approfondire sono quali criteri furono utilizzati per autorizzarla, chi ne valutò i rischi, quale controllo fu esercitato sui progetti collegati a Wuhan e se le informazioni disponibili ai finanziatori fossero sufficienti a consentire una valutazione adeguata.
Il Congresso USA ha rafforzato l’idea dell’origine del Covid a Wuhan
La documentazione del Congresso statunitense ha effettivamente rafforzato l’ipotesi di un’origine legata a un incidente di laboratorio a Wuhan. Occorre però distinguere questa conclusione dalla tesi, più specifica, che il virus sia stato costruito deliberatamente in laboratorio: sono due affermazioni diverse, che richiedono prove diverse.
Il rapporto finale della sottocommissione della Camera statunitense pubblicato il 4 dicembre 2024 giudica più probabile un’origine legata al laboratorio o alla ricerca.
È una conclusione importante, ma non equivale a una dimostrazione scientifica definitiva che il SARS-CoV-2 sia stato progettato geneticamente.
Che cosa ha concluso il Congresso?
Il rapporto repubblicano della Select Subcommittee on the Coronavirus Pandemic presenta cinque argomenti principali a favore dell’ipotesi di una fuga da laboratorio:
- la presenza nel SARS-CoV-2 di caratteristiche biologiche ritenute rilevanti dagli autori del rapporto;
- la ricostruzione dei primi casi e dell’eventuale numero di introduzioni del virus nella popolazione;
- la presenza a Wuhan di un importante centro di ricerca sui Coronavirus;
- le segnalazioni di malattie simil-influenzali tra ricercatori del Wuhan Institute of Virology nell’autunno 2019;
- l’assenza, secondo il rapporto, di prove sufficienti a confermare un’origine naturale.
Il rapporto esamina anche i finanziamenti statunitensi alla ricerca sui Coronavirus e la gestione delle informazioni da parte di Anthony Fauci e di altri responsabili sanitari.
Queste sono le conclusioni della maggioranza repubblicana della sottocommissione, non una conclusione unanime del Congresso. Il rapporto di minoranza democratico ha contestato il metodo e la solidità delle conclusioni.
Anche il BMJ, nel resoconto dell’indagine, ha sottolineato che il rapporto repubblicano non aveva presentato nuove prove decisive capaci di risolvere la questione dell’origine.
L’oculista cinese: Li Wenliang
Li Wenliang (1986 – 2020) era un oculista dell’Ospedale centrale di Wuhan. Il 30 dicembre 2019 avvertì alcuni colleghi della comparsa di casi di polmonite associati a un virus simile alla SARS.
Le autorità locali lo convocarono e lo rimproverarono per aver diffuso informazioni considerate voci non verificate. Contrasse successivamente il SARS-CoV-2 e morì il 7 febbraio 2020. La vicenda è documentata da ricostruzioni mediche e dalle autorità cinesi stesse.
La sua storia dimostra qualcosa di grave: nelle prime fasi dell’epidemia, un medico che aveva segnalato un rischio sanitario fu ostacolato dalle autorità invece di essere ascoltato tempestivamente.
La sua morte è dunque una testimonianza drammatica dell’epidemia e della gestione iniziale dell’informazione.
Che cosa sappiamo oggi sull’origine
La valutazione del FBI ha da tempo considerato più probabile un incidente associato a un laboratorio, pur senza presentarlo come una conclusione definitiva.
Sulla base dei documenti pubblici disponibili, si può sostenere che l’ipotesi di una fuga dal laboratorio di Wuhan è seria e ha ricevuto sostegno da alcune indagini governative.
Rimangono aperte molte domande: quali virus venivano studiati a Wuhan prima della pandemia, quali esperimenti furono effettivamente condotti, quali dati non sono stati resi pubblici e se esista una corrispondenza documentabile tra quei virus e il SARS-CoV-2.




