
La politica folle dell’Europa di Maastricht crea disagio sociale e distrugge il futuro delle giovani generazioni. Un manicomio gestisce il declino agonico del Vecchio Continente
Ha ragione Marcello Veneziani, il quale su La verità scrive che per l’Unione Europea, ossessionata dalla guerra ibrida, ci vuole uno psicologo molto bravo.
Il fatto è che l’ossessione è una strategia per tenere alta la pressione nei confronti della Russia, unico modo per mantenere in atto il folle disegno nato a Maastricht di fare del Vecchio Continente un mondo di “poveri e felici” (detto da Davos), un’area senza manifattura, con un esercito di riserva di manodopera importato per costringere gli europei ad abbassare le loro aspettative salariali, un mondo dove il welfare può essere immiserito fino a farlo sparire e dove si procede a passi svelti verso la finanziarizzazione di ogni aspetto dell’economia e della società.
In questo mondo feudale, dove una ristretta élite di ricchi comanda, dove un secondo cerchio elitario debosciato partecipa in veste di scherano dei nuovi signori feudali e dove il popolo è fuori dalla mura del castello a condividere con i nuovi arrivati la miseria, la continua acquiescenza nei confronti dei musulmani è funzionale alla imposizione silenziosa, pervasiva, della sottomissione.
A sottometterci ci hanno provato con i lockdown in tempo di Covid e quando dicevamo che era un esperimento di controllo sociale ci davano dei complottisti, mentre ora a dirlo sono gli stessi tecnici della sanità pubblica.
Giorgio Palù, già presidente dell’AIFA, definisce la direttiva “paracetamolo e vigile attesa”, “una cazzata madornale”.
Dalla trascrizione dell’audizione del professor Palù si evince quanto segue. Alla domanda sul paracetamolo e vigile attesa risponde testualmente: “Ah beh, ecco. Ecco, questa gliela posso rispondere. Fu una delle cose quando entrai in AIFA dicendo “È una cazzata madornale che avete fatto”.
Una cazzata madornale che è costata la vita a migliaia di persone.
Giorgio Palù, nell’audizione, ricorda il suo libro che mette in evidenza la mala sanità con la quale è stato affrontato il covid nella prima fase.

Per chi volesse sentire l’intera testimonianza del professor Palù alla Commissione può farlo seguendo il link
Vogliamo parlare di riarmo?
L’isteria manicomiale con la quale l’Unione Europea continua a dire che esiste una concreta minaccia che la Russia invada Paesi europei e che attacchi con una guerra ibrida l’intero Vecchio Continente, viene denunciata dal giornalista Marcello Foa che mette l’accenno sulla nebbia che riguarda i possibili contratti per gli armamenti.
Marcello Foa ha espresso recentemente forti critiche nei confronti di Ursula von der Leyen, contestando i suoi passati legami con una società di consulenza statunitense e mettendoli in relazione con le attuali politiche di riarmo dell’Unione Europea.
Le dichiarazioni sono state diffuse a ottobre 2026 all’interno della trasmissione Senza Filtro (in collaborazione con LibertiMedia).
I punti centrali sollevati da Foa riguardano il potenziale conflitto d’interessi e la necessità di fare trasparenza sulle decisioni di spesa dell’UE.
Foa ricorda che, nel periodo in cui ha ricoperto la carica di ministra della Difesa tedesca, von der Leyen ha autorizzato ingenti contratti di consulenza esterna (per un valore stimato di svariate decine di milioni di euro) a favore di colossi americani della consulenza strategica legati anche al settore della difesa e degli armamenti.
Secondo Foa, l’attuale spinta della Presidente della Commissione Europea verso il riarmo dell’UE e l’aumento delle spese militari – giustificata da Bruxelles con la minaccia russa – richiederebbe la massima cautela.
Il giornalista, infatti, ha chiesto pubblicamente di fare chiarezza per “sgomberare qualunque equivoco”, domandandosi se dietro questo improvviso slancio militare europeo vi siano favori, lobbismo o vicinanze pregresse con gruppi d’interesse d’oltreoceano.
Le dichiarazioni di Foa fanno riferimento a un caso politico reale e molto discusso in Germania, noto come Berateraffäre (lo scandalo delle consulenze).
Quando Ursula von der Leyen guidava il Ministero della Difesa tedesco (fino al 2019), il ministero finì sotto inchiesta da parte di una commissione parlamentare d’inchiesta del Bundestag per aver assegnato, senza regolari gare d’appalto pubbliche, contratti milionari di consulenza esterna a società private, tra cui spiccava la statunitense McKinsey.
Il volume complessivo delle consulenze esterne contestate dai revisori dei conti tedeschi per quel periodo superò ampiamente i 100 – 150 milioni di euro complessivi, sollevando dure polemiche sulla gestione dei fondi e sull’ingerenza dei consulenti privati nelle decisioni strategiche militari della Germania.
Vogliamo parlare di casa?
La Commissione Europea si occupa di mobilità abitativa e lavorativa.
Nei report periodici dell’Unione Europea si rileva spesso che in Paesi ad alta percentuale di proprietari d’immobili (come l’Italia, dove oltre il 70 – 75% delle famiglie possiede la casa in cui vive), la propensione a spostarsi per motivi di lavoro o di studio è più ridotta rispetto ai Paesi del Nord Europa, dove prevale l’affitto.
Da qui l’Unione Europea evidenzia come la combinazione tra elevati costi di transazione (tasse di registro, notai, burocrazia) e scarsità di alloggi in affitto a prezzi accessibili limiti la “fluidità” del mercato, ostacolando i giovani nell’emancipazione o nel trasferimento verso zone con maggiori opportunità lavorative.
Insomma meglio essere poveri e felici e senza casa e andare in affitto, possibilmente dai fondi, perché così gode la finanza.
Se guardiamo Berlino, dove ha stravinto Linke (partito di estrema sinistra), la questione della proprietà dei fondi appare in tutta la sua rilevanza.
Dopo la riunificazione tedesca e le difficoltà di bilancio del comune negli anni 2000, il Senato di Berlino ha venduto oltre 200.000 appartamenti pubblici a fondi d’investimento e investitori privati.
A Berlino circa l’83 – 85% della popolazione vive in affitto (una delle percentuali più alte d’Europa). Poiché pochissimi berlinesi possiedono la casa in cui abitano, l’impatto dei grandi gruppi commerciali sugli aumenti dei canoni si fa sentire sulla quasi totalità dei residenti.
Il dibattito pubblico e il referendum per espropriare i grandi gruppi con più di 3.000 appartamenti, proposto da Linke, hanno tenuto alta l’attenzione mediatica sull’influenza dei fondi speculativi nel mercato locale.
Come si può ben vedere, di poveri ma felici la von der Leyen se ne intende.
Le proteste dei giovanissimi eversivi
Tanto per gradire le piazze d’Europa si riempiono di giovinastri che rompono vetrine, automobili, terrorizzano la popolazione. Sono in gran parte giovanissima della cosiddetta seconda generazione di immigrati, a dimostrazione che l’integrazione non funziona, ma produce sacche di dissidenza violenta.
Come al solito il giochino è quello della guerra ibrida. La colpa è di Putin.
Peskov ha commentato le proteste e i disordini registrati in diversi paesi europei, definendoli il segnale di una crisi profonda.
“È difficile dire se si tratti di una crisi sistemica o non sistemica. Ma che si tratti di una grande crisi è evidente”, ha affermato. Secondo il portavoce del Cremlino, i disordini “sono ormai al limite del caos”.
Ha aggiunto che il fenomeno, partito dalle maggiori città francesi, “si è esteso all’Italia e comincia a estendersi ad altri paesi”.
Pur parlando di una chiara manifestazione di crisi, ha sottolineato che “si tratta comunque di una questione interna di questi paesi”.
Tanti saluti.
Durante la sessione plenaria del Valdai Discussion Club (ottobre 2026), il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che la Russia non ha alcun interesse a distruggere l’Unione Europea o ad aggredirla, in quanto l’Europa “crollerà da sola” a causa delle proprie crisi economiche, energetiche e sociali, senza bisogno di alcun intervento esterno.
Putin e la propaganda del Cremlino ribadiscono regolarmente che la Russia non intende attaccare o invadere i Paesi della NATO/UE, definendo i timori di un’invasione imminente come “allarmismo” o “propaganda occidentale” per giustificare la spesa militare.
Secondo la narrazione di Mosca, le sanzioni imposte alla Russia avrebbero finito per danneggiare l’Europa stessa, provocando deindustrializzazione, inflazione, calo del tenore di vita e dipendenza dagli Stati Uniti.
Non sono state le sanzioni (anche) a creare deindustrializzazione, inflazione e calo del tenore di vita, ma le politiche green scellerate e funzionali alla finanza speculativa.
Come si può ben vedere, è il “Campo Marcio” dell’Unione Europea e di tutti i clientes che ne sostengono le politiche a creare disagio e tensione sociale, non certamente gli Stati nazionali.
Per risalire la china, ammesso che sia possibile, è urgente eliminare la fonte del marciume, eliminando l’Unione Europea di Maastricht e tornando a regole semplici di convivenza tra gli Stati eliminando la banda dei burocrati di Bruxelles e dei politici falliti che ci stanno distruggendo la vita attuale e il futuro delle giovani generazioni.




