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La protesta degli studenti, spontanea o manovrata?

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protesta degli studenti

La violenza dei manifestanti non rappresenta il Paese reale

In questi giorni si sta discutendo molto sulle manifestazioni di protesta degli studenti e delle relative violenze con varie distruzioni di negozi e altro.

Come da tempo sta succedendo ci si divide su due posizioni contrastanti. Chi coglie l’occasione per chiedere ancora più gravi sanzioni e chi cerca di dimostrare che i giovani non c’entrano, ma i violenti si sono infiltrati, oltretutto con cappucci e mascherati, per non farsi riconoscere.

Mi sto anche io interrogando se dietro queste manifestazioni degli studenti ci fosse solo una protesta oppure ci fosse altro?

Le proteste di questi giorni degli studenti hanno amplificato questo spaccato. L’impressione che ho che troppa distanza esiste fra Paese reale e quello virtuale rappresentato dalla politica nostrana.

Purtroppo, questi fatti danno un’immagine del Paese sbagliata ed essa attraverso i social viene amplificata nel mondo.

Questa violenza non rappresenta il Paese reale. Il Paese reale è fatto da tante persone, uomini e donne, che lavorano duramente con stipendi e pensioni spesso da fame. Il Paese reale è rappresentato dai tanti morti sul lavoro, cioè persone che perdono la vita solo perché vanno a lavorare.

Il Paese reale è fatto di tanti artigiani, piccoli imprenditori, partite iva che lavorano onestamente e chiedono solo di continuare a farlo. Il Paese reale è fatto da tante forze dell’ordine che si sacrificano per difendere il bene comune, i cittadini e le istituzioni.

Il Paese reale siamo tanti di noi che vogliono vivere una vita tranquilli. Il Paese reale è anche quello di tante perone che vivono in povertà e in indigenza; il paese reale sono anche quelle migliaia di persone che protestano al sud per il caro carburate, ma sono anche gli studenti e i tanti lavoratori precari.

Di fronte ai fatti quotidiani di solitudine, arroganza, conflitti, misfatti, violenza ci dobbiamo chiedere dove abbiamo sbagliato?

Purtroppo, oggi, i giovani vivono in una società in cui si è quasi del tutto cancellata la memoria storica. Un Paese senza di essa è un Paese privo di valori e di insegnamento per il presente e per il futuro.

La ricchezza culturale, morale, etica di un popolo trae alimento da ideali, sacrifici e testimonianze del passato.

Proprio dalla nostra evoluzione nel tempo e dal nostro percorso ideale possiamo trarre i valori, la cultura e le linee per tracciare il cammino futuro, anche perché rileggendoli ci si accorge che essi sono più che attuali. Si può affermare di avere un futuro quando si è certi che il proprio passato vive nelle nostre menti.

Ridare interesse e motivazione ad un nuovo impegno significa appunto avere conoscenza della propria storia, avere valori saldi e principi forti, perché difendere la propria bandiera ideale è un modo per ritenere la propria vita utile non solo a sé stessi, ma soprattutto agli altrui.

Questo nostro Paese, in passato, ha avuto uomini e donne che hanno lottato con grande eroismo, in alcuni momenti hanno subito il carcere e si sono battuti per le loro idee, per rendere tutti noi liberi, per trasmetterci quei grandi valori e quei grandi ideali di libertà e giustizia di cui erano portatori.

Se viviamo in un sistema democratico è merito loro. E il loro è stato un grande patrimonio donato al popolo italiano. Oggi, questi esempi non sono più di moda, ma ne abbiamo ancora bisogno.

A quegli uomini e a quelle donne, che sono stati, per tanti di noi, maestri di vita e che ci hanno trasmesso la voglia di militare nelle organizzazioni sindacali, nei partiti, per rafforzare la partecipazione democratica, dobbiamo tanta riconoscenza.

Oggi, grazie a loro, la democrazia è stata conquistata, ma rischia, non certo per colpa loro, sempre di essere messa in discussione. Mentre per continuare ad essere sempre viva e reale c’è bisogno sempre più di dialogo e di confronto, per permettere ad ogni soggetto pensante di partecipare, di emanciparsi e di essere protagonista del proprio futuro.

Inoltre, nel cercare di mantenere una certa continuità fra l’azione quotidiana e i valori di coesione e di solidarietà fra le persone, bisogna che le persone – dallo studente al lavoratore, dal professionista all’intellettuale, dal pensionato al piccolo imprenditore, dall’artigiano a chi è in cerca di lavoro – trovino una motivazione per impegnarsi per costruire un futuro migliore.

Purtroppo oggi, viviamo in una società in cui esistono troppe apatie, troppe deleghe fino all’abbandono della militanza politica, che rende insufficiente proprio la partecipazione democratica!

E tutto questo avviene, anche, perché non ci sono più sedi e strumenti di partecipazione, in cui impegnarsi, autorità morali e ideali che svolgano la funzione di stimolo ed esempio, soprattutto per le nuove generazioni. In questa nuova realtà che si è determinata rischia proprio la democrazia.

Dagli anni duemila, su scala mondiale, è iniziato un processo che ha prodotto una sostanziale retrocessione dei diritti dei cittadini e dei lavoratori a vantaggio della finanza, dei grandi capitali, dei fondi di gestione, che hanno incrementato enormemente i loro profitti e hanno ampliato le distanze e lo svantaggio per tutta il resto della popolazione.

Allora se vogliamo tentare di cambiare le cose, ognuno di noi, nel proprio piccolo o grande posto nella società, deve impegnarsi per stimolare la partecipazione e la militanza; deve battersi per rendere la società coesa e solidale, e deve tentare, attraverso la sua partecipazione ed il confronto, di far sì che nella società siano riaffermate garanzie, tutele diritti a tutti i cittadini, a partire da quelli che stanno peggio.

Il benessere di questo paese si è costruito non solo con il settore produttivo, primario, secondario e terziario, ma anche attraverso i servizi pubblici che hanno garantito a tutti cittadini italiani di fruirne a prescindere dal ceto, dal luogo di nascita e della capacità economica.

Alcuni di questi settori sono stati messi non in grado di svolgere questa funzione: uno è la sanità ma né parlerò in un’altra occasione, l’altro è quello del sapere, per tornare alle proteste dei giovani studenti.

Senza entrare nel merito delle modifiche che sono avvenute per le leggi approvate, voglio solo sostenere che la sanità ed il sapere sono una fonte di ricchezza per il nostro Paese. Ogni discussione, ogni proposta di rilancio del nostro paese passa per la sanità, il sapere, l’innovazione e la ricerca.

Tutti i governi, nei loro programmi puntano sulla cultura, sulla formazione, sull’università e sulla scuola. Tuttavia, ogni volta che i programmi devono concretizzarsi incominciano le dolenti note, relative alle compatibilità economiche. Infatti, ogni finanziaria prevede, per questi settori, una riduzione degli investimenti.

La cultura, il sapere sono in grado di unire, oltre che formare le persone su valori condivisi. Il sistema formativo, dalla scuola all’università, deve unire, perché deve istituzionalmente essere in grado di spiegare e motivare idee, modelli, valori di una società civile e democratica e così facendo motiva, educa ad una vita solidale e coesa.

Per cui, invece, di demonizzare la protesta, anche se va sempre condannata la violenza, bisogna sapere ascoltare le richieste di questi giovani che stanno protestando da parte della politica e della società.

La mia cultura di laico e riformista è per il dialogo, perché faccio della tolleranza la ragione della mia vita. Tolleranza, rispetto del pensiero altrui e laicità sono i miei valori, che affermano due principi fondamentali. Il primo vuole riconoscere il diritto di ognuno di parlare. Il secondo sostiene che ognuno non può imporre agli altri, in senso dogmatico, la propria verità.

Sulla base di questi valori, chi la pensa come me, deve battersi per il dialogo attraverso un processo dialettico. Bisogna costruire nuovi momenti di confronto, ragionando, partecipando e convincendo attraverso le idee messe a confronto.

Per questo bisogna aprirsi alla società e dialogare con tutti, perché dietro la protesta spesso c0è solo la volontà di essere riconosciuti come persone che vogliono conquistare il diritto alla loro vita.

Ma tutte le azioni che si svolgono nella società devono essere in grado di collegare ogni fatto, ogni lotta, ogni rivendicazione, ogni protesta a valori e a ideali che mettano insieme le persone.

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