Libertà, Responsabilità, Merito e Futuro
L’Italia è, forse, l’unico Paese europeo, nel quale il concetto di destra è, ancora oggi, assimilato la concetto di “Fascismo”.
L’unico Paese nel quale essere di destra significa, per la maggior parte, aderire alle idee fasciste del ventennio, ovvero di quasi 100 anni fa.
La verità è che l’Italia che, come sappiamo, tra il 1943 ed il 1945 ha vissuto una guerra di liberazione incastonata in una guerra civile, non si è ancora asseverata dal preconcetto che la destra e il pensiero di destra siano necessariamente fascisti e si ispirino a quell’ideologia.
Nel resto d’Europa, e anche in Germania e in Austria, dove è nato e si è sviluppato il nazismo, la destra è altro rispetto ai gruppi paramilitari di ispirazione nazifascista che, peraltro, vi sono.
Viene da chiedersi il motivo per il quale, ancora oggi, la destra in Italia sia accostata al pensiero fascista.
Riteniamo che la maggiore responsabilità sia proprio della destra nel non avere saputo rappresentare le idee liberali conservatrici che ispiravano e ispirano i partiti conservatori d’Europa.
Quello che è anomalo è che in Italia la destra è equiparata a un qualcosa che non esiste più e che già nel 1945 un illuminato ministro, Palmiro Togliatti, voleva riappacificare con un’amnistia che andava a coprire i delitti dei repubblichini e dei partigiani.
La storia non si fa a colpi di decreti o di leggi, ma si fa con un cambio radicale culturale del pensiero delle persone.
La storia postbellica consegna all’interno dell’arco costituzionale il partito guidato da Giorgio Almirante denominato Movimento Sociale Destra Nazionale.
Tale partito, già nel suo statuto, rinnegava l’ideologia fascista e consegnava alla storia repubblicana un partito dichiaratamente di destra.
Ma, tutto ciò, non è bastato, perché la destra non si è evoluta in destra liberale, ovvero, ha mantenuto solo dei criteri di distacco dal Fascismo, ma non ha creato nuovi rapporti di pensiero e, quindi, di azione e di tutela.
All’epoca la destra non è stata all’altezza di dirigere il proprio pensiero verso una destra liberale che si asseverasse dalla frangia più radicale e che poteva avere avuto rapporti con la Repubblica di Salò.
La Repubblica di Salò e quello che essa ha significato nella storia è stato il momento più basso del fascismo che in quel periodo storico e dopo il “sequestro” del Duce nel 1943 a opera di tedeschi, di fatto, era ostaggio dell’ideologia hiltleriana e tedesca che non aveva il minimo rispetto dell’Italia come Stato e, soprattutto, come popolo.
Ecco perché l’amnistia voluta da Togliatti fu importante, ma non fu sufficiente.
La destra italiana si è evoluta prima in Alleanza Nazionale e poi in Fratelli d’Italia. Partiti che hanno subito evoluzioni in termini di progresso, ma che, a vario titolo e a vario peso, risentono ancora della storia “particolare” della destra italiana.
Fratelli d’Italia è diventato un partito di governo e un partito europeo, ma, ancora oggi, la sua collocazione istituzionale risente del passato e di un retaggio obsoleto e non attuale, ma diffuso nei gangli del partito.
Su questo binario e con questo proposito riteniamo che sia necessario ed esiziale riflettere concretamente sull’evoluzione della destra anche in Italia.
Vi sono elementi fondanti dalla destra che sono il rispetto delle leggi e delle istituzioni repubblicane e di chi le rappresenta, il rispetto e il massimo senso dello Stato, la tutela delle classi e soggetti più fragili e più deboli, il rispetto dei diritti delle minoranze insieme al rispetto dei doveri costituzionali di tutti i cittadini.
Occorre un approccio liberale e di sana meritocrazia per una destra liberale.
Un approccio di tutela delle aziende del nostro Paese e di chi lavora, sia come dipendente sia come libero professionista.
Una nuova visione fiscale e tributaria, che vada a colpire i colossi bancari, assicurativi, finanziari, del mondo telematico e i giganti come Amazon ed affini.
Una destra che sia orientata verso l’ordine e il rispetto delle leggi a tutela dei diritti individuali e collettivi.
Una destra che non guardi al colore della pelle, ma alla regolarità di permanenza dei cittadini stranieri.
Una destra che imponga il rispetto della nostra cultura e delle nostre leggi e istituzioni, senza alcun tentennamento.
Un rigore nel controllo dell’immigrazione, ma non venendo meno all’umanità e all’accoglienza nella legalità e nel rispetto reciproco.
Una reimmigrazione dei soggetti che delinquono e che si sono introdotti nel nostro Paese in frode alle leggi vigenti sempre nella umanità del rispetto delle persone.
In tal senso, una nuova legislazione che dia alla PA un’effettività immediata del provvedimento in presenza di criteri oggettivi e chiari.
Un concreto piano di tutela del territorio, sia sotto il profilo idrogeologico sia sotto il profilo paesaggistico, marittimo, fluviale e culturale in senso ampio.
Una nuova visione delle autonomie che non vada a confliggere con le leggi nazionali e che lasci responsabilità ed autorità alle Regioni.
Una visione di Stato meno normativo e più spinto dalla creatività e dalla iniziativa.
Tutela effettiva delle aziende medio piccole, perché il nostro Paese si fonda sulla loro sopravvivenza.
Un concetto di democrazia più attenta alla tripartizione dei poteri e alla tutela reale dei diritti dei più deboli nel rispetto delle garanzie costituzionali.
Una democrazia evoluta, che voglia significare un argine a certe ideologie di integrazione che, in realtà, camuffano volontà di sostituzione; il pericolo Islam è reale.
Un concetto di libertà che non possa essere scisso dalle responsabilità e dai doveri di ogni cittadino.
La libertà senza responsabilità, in realtà, è arbitrio e questo, in una società evoluta e organizzata, è inaccettabile.
Quindi, una destra liberale deve essere contrassegnata da questi principi e da questi propositi riuscendo, così, ad asseverarsi da personaggi che ancora oggi utilizzano cimeli del ventennio.
Tali soggetti sono la storia sbagliata del nostro Paese e sono la storia che una destra liberale che vuole, veramente, cambiare il sistema deve seppellire, definitivamente.
Tutto questo non è destra, è teatro dell’assurdo che, in parte, tiene in scacco l’attuale destra di governo.
Se da un lato la Presidente Meloni è persona equilibrata e che riteniamo nell’alveo di quanto abbiamo qui rappresentato, siamo certi che alcuni soggetti, attorno a costei, non siano all’altezza e siano macchiette scolorite di un tempo che fu e che deve essere condannato, censurato e sepolto una volta per tutte.
Poco importa se alcuni di loro sono tra i fondatori del partito Fratelli d’Italia; quest’anima non ha ragione di essere in una destra liberale.
Il partito che deve prendere vita non deve avere nulla a che vedere con loro e con i simboli che ancora pavoneggiano scioccamente.
Il rigore che si chiede alla destra liberale non deve mai smarrire la strada della democrazia e della libertà, che sono colonne portanti di questo progetto.
Si deve riuscire a evolversi in un vero partito conservatore, liberale e democratico: un vero partito liberale e conservatore.
Un partito che abbia idee e ideologie e che non si rifaccia a un partito “personale”, come lo sono gli altri.
Non è solo il leader che conta, ma contano le idee e i programmi e i progetti per l’Italia.
Una nuova pelle, una nuova anima, ma, soprattutto, un nuovo contesto di democrazia, libertà e uguaglianza nel rispetto pieno delle leggi, delle regole e nelle istituzioni repubblicane.
Occorre un’evoluzione che lasci le ali “fasciste” ad altri soggetti che aspirano a guidare una falange più che un partito.
La Presidente Meloni non deve lasciare il timone, ma deve essere la guida e la condottiera di questo rinnovamento, pronta a dirigere prima e sorvegliare poi.





