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L’INSOSTENIBILITA’ DELLA SVOLTA GREEN (E I REATTORI AUTOFERTILIZZANTI RUSSI) – PARTE II

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di Massimiliano Bonavoglia*

Per contro, il settore automobilistico europeo, storicamente un faro di innovazione e qualità, sta affrontando sfide senza precedenti a causa della crescente competitività cinese: le case automobilistiche cinesi riescono a produrre veicoli elettrici a costi significativamente più bassi rispetto ai concorrenti europei. Ad esempio, il prezzo medio di un veicolo elettrico cinese è circa il 30% inferiore rispetto a un veicolo elettrico europeo equivalente, rendendo questi ultimi meno competitivi nei mercati globali. I marchi automobilistici europei, come Fiat e Opel, sono stati acquisiti da aziende cinesi negli ultimi anni. La Fiat, ad esempio, è ora controllata dal gruppo Stellantis, di cui un’importante partecipazione è detenuta da aziende cinesi. Questi eventi riflettono un trend preoccupante, per cui l’industria automobilistica europea perde il controllo sui suoi marchi storici e sulla sua produzione. Geely, un grande conglomerato cinese nel settore automobilistico, ha acquisito una partecipazione significativa in Daimler AG, il gruppo che possiede il marchio Mercedes-Benz. Nel 2018, Geely, attraverso la sua controllata Zhejiang Geely Holding Group, ha acquisito una partecipazione del 9,69% in Daimler AG, diventando uno dei principali azionisti dell’azienda. BMW ha stretto accordi con il gigante cinese delle batterie CATL (Contemporary Amperex Technology Co. Limited) per fornire batterie agli ioni di litio per i suoi veicoli elettrici. Questo accordo è parte della strategia di BMW per garantire un approvvigionamento stabile di batterie per i suoi modelli elettrici, inclusi quelli della serie i.

Alcuni analisti e osservatori del mercato hanno sollevato preoccupazioni riguardo alla crescente influenza cinese sui marchi automobilistici europei, suggerendo che la cessione di quote significative possa influenzare le decisioni strategiche e operative delle aziende europee. La concorrenza dei produttori cinesi potrebbe portare alla chiusura di impianti di produzione europei e alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Le previsioni suggeriscono che l’industria automobilistica europea potrebbe perdere fino a 100.000 posti di lavoro nei prossimi cinque anni se non si trova una risposta competitiva.

Imporre la riqualificazione energetica, implica una svalutazione immobiliare?

In meno di dieci anni, il comparto immobiliare continentale dovrà diventare ecosostenibile. Impianti fotovoltaici sul tetto, pompa di calore al posto della caldaia a condensazione, che costa il triplo e occupa gran parte del terrazzo (per chi ce l’ha), cappotto isolante che avvolge le quattro facciate esterne (di polistirolo, ovvero un derivato del petrolio) che un giorno andrà smaltito con inevitabili problemi di inquinamento per stoccaggio e smaltimento. Gli immobili in classe F e G, le ultime due classi energetiche, con alto grado di dispersione termica secondo i parametri fissati, se entro sei e nove anni non verranno efficientati con costi paragonabili all’acquisto dell’immobile stesso, non potranno più essere venduti o affittati in locazione abitativa. In Italia abbiamo due problemi: mancano i soldi e mancano le imprese edili per efficientare 7 – 8 milioni di edifici sul territorio nazionale, che necessitano di incrementare la propria classe energetica se non si vuol vederne azzerato il valore.

Fino a marzo 2024, il Superbonus ha permesso di riqualificare energeticamente 494.406 edifici. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’impegno di molteplici imprese, il cui numero è cresciuto significativamente proprio grazie all’introduzione di questa agevolazione. Infatti, tra il 2019 e il 2021, si è registrato un aumento di circa 30.000 imprese edili nel settore, attribuito principalmente agli incentivi fiscali come il Superbonus. Secondo le stime, l’effetto cumulato del Superbonus sul debito pubblico italiano ha raggiunto oltre 122 miliardi di euro[19] in termini di detrazioni fiscali riconosciute fino a marzo 2024​. Questa cifra rappresenta una spesa diretta per lo Stato, che ha incrementato il debito pubblico in modo sostanziale, in particolare considerando che queste detrazioni devono essere finanziate attraverso il bilancio pubblico. Contando che dovrebbero esistere circa 500.000 imprese nel 2024, diventa evidente che è impossibile raggiungere gli obiettivi fissati dal decreto nei tempi fissati (in media da sei mesi a due anni per edificio). Quindi sono stati presi impegni irrealizzabili dai vari capi di governo che si sono susseguiti, per obbedire alle imposizioni europee. I mercati lo sanno, soprattutto le banche. La prima conseguenza è l’incremento degli interessi che le banche chiedono ai mutuatari che desiderano acquistare casa in classi energetiche non più di moda. I prestiti per mutuo bancario mediamente prevedono vent’anni di rate, la banca si trova a fronteggiare un rischio insolvenza che potrebbe non esser recuperabile nella seconda metà della durata. Quindi interessi più alti. Se il denaro costa di più, l’oggetto per cui viene prestato, il mattone, perde valore. A ciò si aggiunga l’aumento dell’offerta di immobili in classi energetiche basse, a causa dei costi di trasformazione che ultimamente sono saliti anche per effetto dell’inflazione oltre che per la pessima normazione del superbonus, e la contemporanea diminuzione della domanda per quella categoria immobiliare, perché l’aumento degli interessi bancari riduce l’accesso al credito e dunque, circolarmente, la domanda. Ma la domanda di chi? E’ importante porsi questa domanda, perché l’investitore di medie o grandi dimensioni, acquisterà con interessi bancari relativamente bassi abitazioni di piccole dimensioni, in classi energet5iche alte, affittabili ad alti o altissimi prezzi di locazione, cui difficilmente le classi meno abbienti, e le giovani coppie che progettano9 di avere figli potranno raggiungere. Queste categorie sociali, che fino a pochi anni fa acquistavano in periferia immobili meno termo-isolati e coibentati ma con ampiezze sufficienti per una famiglia, oggi sono esclusi da questo mercato e fanno impennare la domanda nelle locazioni abitative, con un effetto turbo sui prezzi. Quindi dobbiamo chiederci anche che tipo di tessuto demografico si stia incentivando negli agglomerati urbani: affitti brevi per massimizzare i ricavi e pagarsi le riqualificazioni, carissimi e inarrivabili per le famiglie, quando da decenni si parla (e solo quello) della insufficiente natalità in Italia.

Attraverso queste dinamiche interconnesse, le regolamentazioni green causano un abbattimento del valore degli immobili soprattutto in classi energetiche basse, distribuite numericamente maggiormente nel sud dell’Europa, quindi Portogallo, Italia, Grecia, Spagna. Paesi in cui il clima richiede meno efficienza energetica piuttosto che alle latitudini tipicamente più rigide dei Paesi del nord Europa. Effettivamente i PIIGS (con l’Irlanda) erano proprio i Paesi messi nel mirino delle direttive della BCE e del MES per la ristrutturazione del proprio debito. Si diceva che vivessero al di sopra delle proprie possibilità. L’Irlanda ne è uscita come sappiamo. Gli altri hanno scontato dmuping fiscale ([concorrenza fiscale] proprio da Irlanda e Olanda) ed hanno provato a evitare il MES [Meccanismo Europeo di Stabilità, costituito da un fondo privato che specula sul debito dei Paesi che vi si rivolgono]. Oggi soprattutto quelli del sud devono affrontare ristrutturazioni immobiliari in Italia impossibili anche solo sulla carta: lo ripetiamo, mancano le imprese (e i soldi) per efficientare circa 7 – 8 milioni di edifici residenziali (senza contare quelli con altra destinazione urbanistica) ovvero circa il 60% del comparto immobiliare residenziale nazionale[20]. Interessante è notare che l’Italia, è ritenuta tra i più indebitati e fragili degli Stati europei. A ben guardare tuttavia, si posiziona tra quelli che contano il maggior numero di proprietari immobiliari, a differenza di Francia, Paesi Bassi, Germania, dove la tendenza è rimanere in affitto per i privati cittadini, e lasciare la proprietà nelle mani di grandi fondi, come Vonovia in Germania che ne conta centinaia di migliaia, o Landsec nel Regno Unito (che pure non è più in Unione Europea). L’abbattimento dei valori immobiliari nazionali, l’eccessiva onerosità per la loro riqualificazione, combinati con altri fattori quali il rialzo dei tassi di interesse delle politiche monetarie della BCE nello scorso anno, il conseguente aumento delle rate dei mutui variabili contratti negli ultimi 5 o 10 anni,  e la crescente offerta in presenza di una contrazione della domanda, potrebbero rappresentare l’occasione ideale per grandi fondi speculativi, che approfittano esattamente di queste condizioni di mercato per fare shopping su grandi numeri a prezzi frazionati. Questa catena di conseguenze e vantaggi per alcuni è frutto delle politiche europee tutt’altro che rivolte ai benefici dei popoli europei.

…e la guerra in Ucraina?

  Colpisce che le stesse personalità politiche, istituzionali e massmediatiche che fano propaganda alla agognata svolta green europea, siano iperbelliciste sul fronte guerra in Ucraina. Un Paese non europeo e non appartenente alla NATO che è in conflitto contro il Paese che ha più armi atomiche al mondo, la Russia, deve assolutamente ricevere armamenti molto costosi per volontà americana (continente oltreoceano), nonché elargizioni finanziarie in misura di centinaia di miliardi di dollari, con danni ambientali che nessuno vuole calcolare. Se non fosse per un desiderio di pace, che poi è stato il fondamento numero uno della costruzione dell’UE, almeno per coerenza verso la tutela dell’ambiente, per la quale abbiamo appena richiamato quanti sacrifici e rinunce devono fare i popoli europei, perché nessuno parla di pace green?

E’ forse ambientalista la guerra? E’ assodato che le esplosioni in corso, con armi sempre più potenti, da entrambi i fronti, siano tutt’altro che ecosostenibili. Per il versante ucraino, come sappiamo, siamo noi occidentali i responsabili. Per non pensare alle movimentazioni di veicoli bellici ed armamenti, dall’elmetto della prima ora agli F-16 appena inviati, sicuramente non con motori elettrici. Per non calcolare le esercitazioni della NATO, in corso da decenni in tutta Europa ma ultimamente molto più attive in grande stile, come quelle nei Paesi Baltici, in Norvegia (per segnalare alla Russia le proprie attività), ma anche in Polonia, in Germania, nel Regno Unito, in Portogallo e naturalmente in Italia. Pensiamo anche solamente alla sindrome di Quirra,[21] Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ). Queste attività hanno portato a procedimenti penali[22] per danni gravissimi e decessi non solo tra i militari interessati, ma anche le popolazioni circostanti per accertati casi di leucemia, linfoma e altri disturbi, collegati all’esposizione a sostanze tossiche, compresi metalli pesanti e sostanze chimiche usate nelle munizioni.

L’ambiente e la salute vanno preservati a costo di cambiare tipo di abitazione, auto, lavoro, persino ridursi a ingerire insetti, ma la guerra per confini che non sono europei, va finanziata senza indugi e le spese per inviare armi all’Ucraina, non devono essere centellinate. Pochi possono permettersi un’auto elettrica, quindi dobbiamo imparare a usare i mezzi pubblici e rispolverare i velocipedi tradizionali (bicicletta et similia) e moderni (monopattini elettrici) rinunciando all’automobile di proprietà. Ecco perché si prevedono le città a 15 minuti, ossia ghetti nelle metropoli, con tornelli per varcare la soglia del proprio quartiere, solo a certe condizioni. Cosa sono queste, se non limitazioni nella libertà di movimento individuale, o più semplicemente della libertà personale (articolo 13 della Costituzione italiana)?

Quello che viene considerato in occidente un terribile dittatore, il presidente della Bielorussia Aleksander Lukashenko, allorché l’OMS gli offrì 92 milioni di dollari per adottare il lockdown nel 2020, si rifiutò di accettare misure che avrebbero ristretto la libertà dei propri cittadini e danneggiato l’economia del proprio Paese[23]. L’Oms allora rilanciò a 940 milioni di dollari con la garanzia del FMI (Fondo monetario internazionale) e Lukashenko non solo rifiutò, ma denunciò pubblicamente la cosa, lasciando intendere che gli altri Paesi che vi si erano allineati, come l’Italia, fossero invece stati corrotti. Stiamo parlando di un Paese ex-sovietico, povero rispetto per esempio al nostro, che difende l’economia locale e la libertà dei propri cittadini, dinnanzi alle sperimentazioni della tecnologia della sorveglianza auspicata da Klaus Schwab nel suo libro Il grande Reset, e la negazione di libertà individuali di massa con pretesti sanitari tutti da dimostrare. Per inciso, 940 milioni di dollari hanno un potere d’acquisto ben maggiore in Bielorussia, che in un qualsiasi Paese del G7. “Dopo questa coraggiosa presa di posizione – scrive Nicola Bizzi [storico e scrittore] – Lukashenko è stato demonizzato dalla comunità internazionale ed accusato di brogli elettorali: l’operazione rivoluzione colorata, tesa a rovesciare Lukashenko, sarebbe stata finanziata dal Fondo monetario internazionale”[24]

Abbiamo detto delle abitazioni: cosa farà chi non avrà la disponibilità economica per efficientare la propria casa, di cui magari sta pagando le rate del mutuo, se non cederne la proprietà? Senza auto, senza abitazione di proprietà, il cittadino europeo del futuro sarà come lo descrisse un video di propaganda del WEF (World Economic Forum) del 2016[25] intitolato “8 previsioni per il mondo nel 2030” il cui incipit è rimasto paradigmatico ed oggi viene attribuita ad una visione complottista di ciò che ci aspetta: “Non possiederai nulla e sarai felice”. Il fatto che si parli all’utente senza usare la prima persona plurale, lascia il dubbio che non ci si riferisca alla totalità dell’umanità, ma ad una larga parte di cui fa parte appunto l’ascoltatore, evidentemente però non chi l’ha formulata, altrimenti avrebbe inserito se stesso nella forma verbale dicendo “non possiederemo”.  Anche il prosieguo è molto significativo, ne vediamo alcune:

“Qualsiasi cosa tu voglia, la noleggerai e sarà consegnata da un drone [quindi non un postino in bicicletta, ovvero un essere umano che lavora e non emette CO2, ma un oggetto che costa quattrini, toglie lavoro agli esseri umani e necessita di energia per funzionare]”;

“Gli Stati Uniti non saranno la prima potenza mondiale, una manciata di Paesi saranno al comando [quali Paesi? Con quale criterio verranno selezionati, e, soprattutto, da chi?]”;

“Non morirai aspettando un donatore di organi, non trapianteremo organi, ne stamperemo invece [quindi dovremo trovare il modo di stampare organi biocompatibili, o trasformare il nostro organismo in modo tale da poter ricevere e integrare organi stampati?]”;

“Mangerai molta meno carne, un piacere occasionale, non un’abitudine, per il bene dell’ambiente e della nostra salute [quindi la carne diventerà un lusso per pochi?]”;

“Un miliardo di persone sarà sfollato a causa del cambiamento climatico [quindi non parliamo nemmeno di migranti che volontariamente si avventurano verso nuove terre correndo enormi rischi, ma di evacuazioni forzate?]”; si parla persino di alieni: “Gli scienziati avranno capito come mantenervi in salute nello spazio. L’inizio di un viaggio alla ricerca della vita aliena? [quindi di nuovo, rivolto all’ascoltatore, non si parla in prima persona plurale… dobbiamo supporre che saremo spediti nel cosmo?]”. Che futuro hanno disegnato per noi i più ricchi del mondo? (segue)

*docente di Geopolitica e Diritto

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