
di Savino di Scanno
Le storie sono sempre le stesse come sempre gli stessi i protagonisti anche se con nomi e volti diversi e diverse epoche.
La cronaca di Pescara ci narra di due ragazzi che accoltellano per futili motivi, con ben 25 colpi, un loro coetaneo per un modesto debito di droga. Dopo l’omicidio i due vanno al mare. Interrogati dalla Polizia mantengono un comportamento da criminali incalliti quasi indifferenti circa l’efferatezza del loro gesto. Sempre la cronaca ci aggiorna circa le famiglie di origine dei due, uno figlio di un avvocato e l’altro figlio di un maresciallo dei Carabinieri, cosa che accresce la loro responsabilità, atteso che sono vissuti in un ambiente che non potrà essere identificato come quello delle periferie estreme delle metropoli.
La memoria della generazione di chi scrive riporta un drammatico episodio avvenuto in una villa di San Felice al Circeo tra il 29 ed il 30 settembre 1975 ove tre rampolli della cosiddetta “Roma Bene” segregarono in una villa di famiglia due ragazze, le violentarono, le torturarono ed una di esse rimase uccisa. Peraltro di questo accadimento sono seguiti anche romanzi e film sul tema.
E’ il malessere di sempre. E’ il malessere che distrugge giovani generazioni, in specie di quelle “invisibili”, come quelle delle periferie metropolitane come sopra scritto o come quelle delle provincie turbolente del Mezzogiorno, dove si riscontra un elevatissimo abbandono della scuola dell’obbligo, da cui discende anche la realizzazione del primario bacino di reclutamento per la criminalità organizzata. Si potrebbero elencare episodi dove giovanissimi per accreditarsi nei clan diventano spietati killer o provetti spacciatori di droga, cui si aggiunge il turpe mercato della prostituzione minorile.
Si lascia il campo ai magistrati, ai poliziotti, a sociologi e psicologi, a tutti gli scienziati di temi sociali, che oltre a riempire verbali presso Procure e Tribunali non potranno fare nella sostanza altro.
Sulle cause mille risposte, ma si scriverà riguardo pochissime.
“In primis” il fallimento del modello scolastico degli ultimi decenni. Se vogliamo possiamo anche partire dal famoso “18 politico”, che generato una élite radical chic di incapaci, saccenti e talvolta squilibrati.
A seguire “la famiglia”. Ormai scrivere e parlare di famiglia a breve diverrà un reato. Scrivere che una famiglia, ove crescere ed educare una prole prevederebbe un padre ed una madre, è divenuto un oltraggio alle moltitudini colorate e variopinte dei mille generi, con alzate di scudi da parte di taluni media.
Vogliamo scrivere dei Tik Tok? Qualche sera fà un caro e stimato collega professore con circa 30 anni di esperienza scolastica mi ha fatto visionare un video di pochi minuti ove una sua studentessa vocalizzava una oscena canzone. Ebbene questa novella cantautrice nella sua aula si vantava di “fare i soldi” grazie alle migliaia di visualizzazioni del suo capolavoro canoro.
E’ un delirio sociale che sembra senza fine, asseverando che lo Stato, a voler ascoltare le interviste di un magistrato, sembra prono allo strapotere della organizzazioni criminali, in barba alle innumerevoli amministrazioni pubbliche dedicate a contrastare le stesse.
I giovani più preparati e competenti ci lasciano per andare a lavorare all’estero. Molti non escono più di casa, certi di non aver futuro e rassegnati al nulla. Genitori con pluralità di interessi sociali, che non trovano il tempo per essere primariamente da esempio per i figli.
La responsabilità non è dei nostri giovani, e questo lo dobbiamo scrivere in modo chiaro ed inequivoco. La responsabilità deriva dal fatto di non essere da modello comportamentale ispirato a correttezza, professionalità, rispetto verso le leggi e le istituzioni, anche se queste a volte brillano per opacità.
Il male può sembrare apparentemente innocente, come sembravano innocenti gli aguzzini dei campi di concentramento nazisti, molti giovanissimi, che si potevano incontrare nella vita di ogni giorno.
Compriamo i libri ai nostri ragazzi e possibilmente la sera, invece di andare in giro, restiamo con i figli a leggerli insieme.
Iscriviamo i ragazzi nelle palestre. Per i più esuberanti esistono i corsi di lotta e pugilato come i poligoni del TSN.
Gli smatphone limitiamoli almeno.
La scuola “insegna”, la famiglia “educa”.
Chi tocca i figli tocca il futuro e ciò non può nè deve essere permesso.
Questa è la vera guerra contro il male.





