
di Adolfo Tasinato
Le elezioni europee rappresentano un momento cruciale per la politica del continente e anche nella recente tornata elettorale la comunicazione social ha giocato un ruolo rilevante. I social media sono diventati una piattaforma fondamentale per i candidati e i partiti, permettendo un’interazione diretta con gli elettori e la diffusione di messaggi politici in modo rapido e capillare. A urne chiuse da un po’ e dopo un diluvio di analisi, è legittimo domandarsi se non sia il caso di ribaltare il luogo comune che identifica nelle piattaforme social un nemico della partecipazione democratica al voto. Ma su questo torneremo in conclusione di questa breve analisi.
Nelle recenti campagne elettorali europee, i social media hanno dimostrato di essere strumenti potenti per:
1. Mobilitare gli elettori: attraverso campagne mirate, i partiti possono raggiungere specifici segmenti di elettorato.
2. Diffondere messaggi: video, post e immagini consentono di trasmettere messaggi politici in maniera visiva e coinvolgente.
3. Interagire con gli elettori: commenti, like e condivisioni permettono una comunicazione bidirezionale tra candidati e pubblico. Tanti like non corrispondono ad altrettanti voti ma stanno comunque a dimostrare interesse e partecipazione nei confronti di un candidato.
Le principali strategie di comunicazione social durante le campagne elettorali includono quanto di seguito indicato.
1. Micro-targeting: utilizzo di dati e algoritmi per indirizzare messaggi specifici a gruppi demografici selezionati.
2. Influencer Marketing: collaborazione con influencer per amplificare i messaggi e raggiungere un pubblico più ampio.
3. Contenuti Virali: creazione di contenuti che possano essere facilmente condivisi e diffusi, aumentando la visibilità del candidato o del partito.
Diversi partiti e candidati hanno saputo sfruttare al meglio i social media, vediamo brevemente alcuni esempi.
Matteo Salvini: La sua è stata una campagna elettorale sui social estremamente atipica, centrata sulla figura del generale Vannacci. Questa scelta, sebbene abbia generato un notevole volume di preferenze per Vannacci, è risultata penalizzante per entrambi, poiché ha concentrato l’attenzione su un singolo candidato trascurando altre figure rilevanti della Lega. In pratica Vannacci ha preso voti dove la Lega li avrebbe comunque avuti, non ha portato molti voti ad esempio dal Sud.
Giorgia Meloni: Ha ottenuto un grande successo, sia in termini di voti che di like. Un contenuto off-topic, come il video sulle ciliegie, ha superato i 14 milioni di visualizzazioni su Instagram e i 5 milioni su TikTok, dimostrando l’efficacia di un approccio più personale e spontaneo.
Nel caso del Presidente del Consiglio c’è un mix particolare di competenza del suo staff di Comunicazione digitale, coordinato dall’ottimo Tommaso Longobardi, la scuola è quella della Casaleggio e Associati, ma vi è anche la capacità di Giorgia Meloni di essere “social” di suo attraverso l’empatia, la simpatia e la chiarezza dei contenuti che propone direttamente al pubblico. Capacità che le derivano da una grande esperienza sul campo e dall’aver avuto dei “padri politici” abili anche sotto il profilo della comunicazione.
Elly Schlein: la sua strategia di normalità e sobrietà sui social ha accompagnato il discreto successo del Partito Democratico, rafforzato dalla forte presenza degli amministratori locali che hanno fatto un boom di preferenze. In sostanza i voti li hanno portati quei politici che hanno agito sul campo a contatto coi cittadini.
Antonio Tajani: ha avuto un buon posizionamento con una campagna che, sui social, ha trasmesso contenuti estremamente rassicuranti. Il suo atteggiamento ordinario e la distanza stilistica rispetto a Silvio Berlusconi gli hanno giovato molto. Tajani è stato abile a non interpretare il ruolo di erede di Berlusconi ma a ricavarsi una sua immagine molto diversa dal leader storico di Forza Italia, è stato quindi abile a posizionarsi agli occhi degli elettori.
Nonostante i vantaggi, l’uso dei social media in politica presenta anche delle criticità, di cui appresso.
1. Disinformazione: la diffusione di fake news può influenzare negativamente l’opinione pubblica.
2. Manipolazione: l’uso di bot e account falsi può distorcere il dibattito politico.
3. Privacy: la raccolta e l’uso dei dati personali degli elettori sollevano questioni etiche e legali.
Inoltre, la ricerca della viralità ha portato alcuni candidati minori a superare il limite del ridicolo per ottenere visibilità. Anche l’insulto è diventato una componente del posizionamento elettorale, come nel caso dell’attacco di Vincenzo De Luca a Giorgia Meloni.
La comunicazione social è destinata a giocare un ruolo sempre più centrale nelle campagne elettorali, un uso corretto delle piattaforme può essere un antidoto contro l’astensionismo, poiché permette di raggiungere tutte le persone, anche quelle in luoghi remoti. Tuttavia concordo con chi afferma che è opportuno rivedere il concetto di silenzio elettorale, considerato un retaggio medievale che non ha più senso nell’era digitale, dove i contenuti continuano a circolare ben oltre il limite del silenzio imposto ai media tradizionali.
Questo per quanto riguarda l’utilità e l’utilizzo dei canali di comunicazione digitale, credo però fortemente che sia necessario tornare alla politica costruita dalla base, stando tra la gente anche utilizzando la Rete facendo si che le persone si sentano protagoniste e propositive magari semplicemente agendo come militanti nel loro quartiere. Attirando le persone che non votano più ad esempio, tra le quali tantissimi giovani. Cosi ha costruito il consenso il M5s di Casaleggio con i famosi meetup che permettevano alle persone di dialogare tra loro, proporre idee per i problemi dei loro territori rimanendo però in una dimensione tale da non perdere i riferimenti sociali.
I social media vengono dopo l’attività politica tradizionale come consolidamento di un interesse che si è già creato. Infine, è ancora molto importante il ruolo della Tv, siamo pur sempre la Nazione dove la gente pensa che una cosa sia vera perché l’ha detta la Tv, anche se non sempre è così.





