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Leone e l’India per salvare l’umanità dall’abuso dell’IA

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Papa Leone e l'India

Roma centro di una riflessione sulla sfida principale del XXI secolo

Con una sincronicità significativa due grandi tradizioni spirituali si occupano di riportare l’intelligenza artificiale entro i confini dell’umanità: l’enciclica di Leone XIV e l’accordo tra India e Italia sottoscritto da Giorgia Meloni e Narenda Modi.

Il tema dell’intelligenza artificiale sta diventando l’argomento principale di questo esordio del terzo millennio anche sulla base di un errore semantico, probabilmente voluto, che attribuisce a questo nuovo strumento dell’essere umano o, meglio, di chi detiene il potere nel mondo abitato dagli esseri umani, qualità che non gli sono proprie e che, avanzate come vere, servono a nascondere le responsabilità retrostanti, ossia le responsabilità di chi addestra e governa la cosiddetta intelligenza artificiale.

Ci sono dei moderni Richelieu, dei moderni Mazarino che, dietro le quinte, esercitano il potere che, nell’apparenza, è esercitato dai re. In questo caso dietro all’IA ci sono sviluppatori, grandi aziende, Stati.

L’universo dell’intelligenza artificiale è un sistema frammentato, controllato da una combinazione di grandi aziende tecnologiche, governi nazionali, regolatori e organismi internazionali.

Nessuno, allo stato attuale, ha il “pieno controllo” assoluto, anche se la concentrazione del potere è impressionante.

Ci sono compagnie di tecnologia avanzata che dominano lo sviluppo e la distribuzione dell’IA avanzata, con una prevalenza di aziende statunitensi (OpenAI di Microsoft, Google DeepMind, Anthropic, Meta, xAI di Elon Musk, Amazon e altri) e cinesi (Baidu, Alibaba, Tencent e Huawei, strettamente legate allo Stato).

Queste società decidono gran parte dell’evoluzione tecnologica, degli investimenti e dei modelli (esempio GPT, Gemini, Claude, Grok), hanno enorme influenza pratica, ma devono rispettare (o aggirare) le regole dei vari Paesi, i quali tentano di attivare regolamentazioni.

Ho posto a una delle intelligenze artificiali la domanda del perché sia sbagliato chiamarla intelligenza e la risposta è stata la seguente: “È sbagliato (o almeno fuorviante) definire “intelligente” l’intelligenza artificiale per ragioni concettuali, filosofiche e tecniche profonde, non solo per pedanteria. L’intelligenza umana (e biologica in generale) non è solo la capacità di produrre output corretti o utili. Include: comprensione semantica (non solo sintattica); consapevolezza del contesto e delle conseguenze; intenzionalità (avere scopi propri, non assegnati); adattamento creativo in domini completamente nuovi senza riaddestramento massiccio; ragionamento causale (non solo correlazionale)”.

“L’IA attuale (soprattutto i Large Language Models) – ha proseguito l’IA interrogata – eccelle nel simulare il comportamento intelligente attraverso pattern matching statistico su enormi quantità di dati. È un’imitazione estremamente sofisticata, non intelligenza genuina. Questo è il famoso argomento della Stanza Cinese di John Searle (1980): una persona che segue regole per manipolare simboli cinesi può produrre risposte perfette senza capire una parola di cinese. L’IA è nella stessa posizione. È “artificiale” proprio perché non è intelligenza. Il termine “intelligenza artificiale” è storicamente infelice (coniato nel 1956 a Dartmouth). Sarebbe stato più onesto chiamarla: elaborazione statistica avanzata; simulazione di capacità cognitive; automazione cognitiva”.

Conclusione della risposta dell’intelligenza artificiale: “L’IA è uno strumento incredibilmente potente che supera gli umani in molti compiti specifici. Merita rispetto e studio serio, ma chiamarla “intelligente” nello stesso senso in cui lo è un essere umano è un errore categoriale. È come chiamare “volante” un aereo perché può volare. Sì, vola, ma non è un uccello e fingere che lo sia crea confusione concettuale pericolosa. Meglio dire: sistemi di intelligenza artificiale (nel senso di artificial intelligence systems) piuttosto che entità “intelligenti”. La differenza non è semantica: è ontologica”.

È chiaro che la responsabilità prima di tutto quanto può o potrebbe fare la cosiddetta intelligenza artificiale ricade sugli umani che la creano, la implementano, la conducono.

Ora su questo tema, con una coincidenza davvero interessante, intervengono due mondi spirituali come la Santa Sede e l’India di Narenda Modi.

La Santa Sede lo fa con la prima enciclica, “Magnifica Humanitas”, di papa Leone XIV, firmata il 15 maggio 2026 (135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII) e presentata e pubblicata lunedi 25 maggio prossimo, alle 11.30 nell’Aula del Sinodo, con la partecipazione straordinaria dello stesso Pontefice.

Stando alle anticipazioni il documento si concentra sulla custodia dell’essere umano e sulla dignità umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Il titolo: “Magnifica humanitas” e il sottotitolo: “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale” sottolineano l’intenzione di mettere al centro la grandezza e la sacralità dell’essere umano di fronte alle sfide poste dalle tecnologie digitali e dall’IA.

Non si tratta, secondo le anticipazioni, di una condanna dell’IA, ma di un invito al discernimento etico, offrendo criteri morali per orientare l’uso di queste tecnologie in modo che servano il bene comune e rispettino la dignità dell’essere umano piuttosto che ridurlo o strumentalizzarlo.

L’enciclica di Leone XIV si inserisce nella tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa, collegandosi esplicitamente alla Rerum Novarum (che affrontava le trasformazioni industriali del XIX secolo), accostandosi all’IA come ad una nuova rivoluzione che sta ridefinendo lavoro, relazioni sociali, economia e conoscenza.

Il titolo stesso e il sottotitolo indicano che il criterio etico fondamentale non è la regolamentazione della tecnologia in sé, ma la custodia e la promozione della dignità dell’essere umano in un contesto in cui l’IA permea sempre più lavoro, relazioni, conoscenza, decisioni e memoria.

Sulla base delle comunicazioni vaticane, dei discorsi di Leone XIV e del solco della Dottrina Sociale della Chiesa (con esplicito richiamo alla Rerum Novarum) si può dedurre che l’enciclica affronterà la questione dell’intelligenza artificiale mettendo al centro la dignità inviolabile dell’essere umano come criterio supremo.

Ogni applicazione dell’IA deve essere valutata chiedendosi se rispetta e promuove la dignità unica di ogni essere umano (corpo, anima, libertà, coscienza). L’IA non può ridurre la persona a un insieme di dati o profili algoritmici. La persona non è un “sistema di algoritmi”, ma creatura relazionale dotata di mistero e libertà.

L’IA, inoltre, deve rimanere strumento al servizio dell’uomo, non padrona. Deve favorire lo sviluppo integrale dell’essere umano (lavoro dignitoso, giustizia sociale, accesso alla conoscenza, cura dei fragili) e non generare nuove disuguaglianze o forme di sfruttamento.

L’IA può simulare intelligenza ma non possiede anima, volontà libera, né capacità di vero discernimento morale. Nessun algoritmo può sostituire la responsabilità personale.

La presentazione sarà un evento significativo. Per la prima volta, infatti, un papa parteciperà personalmente alla presentazione della propria enciclica.

Tra i relatori previsti figura anche un esponente del mondo tech, Christopher Olah, co fondatore di Anthropic, l’azienda dichiarata “rischio per la sicurezza nazionale” dal Pentagono per aver rifiutato di rimuovere due clausole contrattuali: niente armi autonome, niente sorveglianza di massa. La presenza di Christopher Olah (Anthropic) rischia di essere un nuovo elemento di attrito tra Santa Sede e Stati Uniti.

La polemica principale tra gli USA (amministrazione Trump) e Christopher Olah/Anthropic riguarda, infatti, un duro scontro con il Pentagono sul controllo e gli usi militari dell’IA (inizio 2026).

Anthropic ha mantenuto restrizioni contrattuali forti sui suoi modelli (soprattutto Claude): divieto di uso per armi completamente autonome e sorveglianza di massa domestica. Il Dipartimento della Difesa USA ha chiesto di rimuovere queste safeguard e Anthropic ha rifiutato.

A febbraio 2026, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha minacciato di escludere Anthropic dalla catena di fornitura e di invocare il Defense Production Act. Dopo il rifiuto, il Pentagono ha classificato l’azienda come “supply chain risk”.

Il Presidente Trump ha ordinato a tutte le agenzie federali di smettere di usare modelli Anthropic. L’azienda ha fatto causa al governo accusandolo di ritorsione illegale.

Christopher Olah è uno dei volti più visibili della posizione “safety-first” di Anthropic ed è citato spesso nei media come figura chiave della cultura aziendale che privilegia i limiti etici e di sicurezza rispetto a usi militari senza restrizioni.

Lo scontro riflette una tensione più grande: da una parte chi vuole IA con limiti etici forti, dall’altra chi (soprattutto nell’amministrazione Trump) vuole libertà massima per ragioni di competizione con la Cina e superiorità militare.

Olah ha collaborato con Papa Leone XIV per elaborare l’enciclica, che alcuni leggono anche come segnale di distanza dall’approccio dell’amministrazione USA attuale.

Mentre aspettiamo di conoscere le posizioni dell’enciclica di Leone XIV, vediamo che su un altro fronte, quello della geopolitica, si marcia nella stessa direzione.

Nell’articolo scritto a due mani da Giorgia Meloni e da Narenda Modi, dopo l’incontro dei giorni scorsi, si legge: “Basandosi sulla visione indiana del MANAV (umano in hindi NdT) – che pone l’essere umano al centro della tecnologia – e sulla leadership italiana nella promozione di una «algor-etica» antropocentrica radicata nella tradizione umanistica – dicono Giorgia Meloni e Narenda Modi -, il nostro partenariato mira a garantire che l’IA agisca come catalizzatore di emancipazione sociale. Il nostro approccio combina la scala digitale dell’India con l’esperienza etica e industriale dell’Italia, affinché la tecnologia sia al servizio della dignità umana. Condividendo buone pratiche in materia di cooperazione digitale sicura, rafforzamento delle capacità e infrastrutture cyber resilienti, puntiamo a creare uno spazio digitale aperto, affidabile ed equo in cui ogni nazione possa contribuire a modellare e beneficiare dell’IA. Questa visione ha costituito il nucleo della Presidenza italiana del G7 e dei risultati del Summit AI Impact 2026 tenutosi a Nuova Delhi. Concependola come uno strumento creato dagli esseri umani per gli esseri umani, affermiamo con forza che la tecnologia non può sostituire le persone né minare i loro diritti fondamentali, né essere utilizzata per manipolare il dibattito pubblico o alterare i processi democratici. La nostra visione della difesa della libertà e della dignità umana in un mondo sempre più interconnesso si fonda proprio su questa sfida”.

MANAV è la visione indiana sull’Intelligenza Artificiale (IA), presentata dal Primo Ministro Narendra Modi nel febbraio 2026 durante l’India AIl Impact Summit a New Delhi.

Manav in sanscrito significa “umano” o “umanità”. L’acronimo M.A.N.A.V., pertanto, rappresenta un approccio umanocentrico (human-centric) all’IA, che mette l’essere umano al centro invece di considerare l’intelligenza artificiale come forza autonoma o puramente tecnologica.

I 5 pilastri della visione MANAV

Pilastri chiari

L’India vuole sviluppare un’AI che rispetti i valori umani e l’etica, promuova l’inclusività (soprattutto nei paesi in via di sviluppo), garantisca la sovranità nazionale, serva il benessere dell’umanità nel XXI secolo, invece di concentrare potere e ricchezza. È una visione alternativa a quella puramente “tecnologica” o “di mercato” di altri paesi, che enfatizza etica, responsabilità e beneficio sociale.

Roma, per uno strano disegno del destino e grazie a due eventi concomitanti si pone oggi come il centro di una riflessione fondamentale sull’argomento principale delle sfide del XXI secolo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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