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L’enciclica di Leone XIV sul futuro dell’umanità nell’era dell’IA

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futuro dell'umanità

Lo sviluppo umano integrale, non può ridursi a performance algoritmica o accumulo di dati

Nel giorno stesso della sua pubblicazione, l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV si impone come uno dei documenti più attesi e potenzialmente influenti del pontificato.

Firmata il 15 maggio 2026 – 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII – l’enciclica di 184 pagine affronta con lucidità e profondità il tema della “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.

Non si tratta di un testo tecnofobico, ma di un invito realista e speranzoso a orientare il progresso tecnologico verso il bene comune.

Leone XIV apre l’enciclica con due immagini bibliche potenti. Da un lato la Torre di Babele di Gen 11, che rappresenta un progetto di autosufficienza, uniformità e potere che finisce nella confusione e nella dispersione. Dall’altro la ricostruzione delle mura di Gerusalemme sotto Neemia, che simboleggia un’opera collettiva, di ascolto, responsabilità condivisa e fiducia in Dio.

«L’umanità oggi si trova di fronte a questa scelta – scrive il Pontefice – costruire una nuova Babele o ricostruire la città in cui Dio e l’uomo abitano insieme».

L’IA non è neutrale, perchè riflette i valori o la loro mancanza in chi la progetta, finanzia e governa, spesso grandi aziende private transnazionali dotate di un potere che supera quello di molti Stati.

Il secondo capitolo richiama i fondamenti della Dottrina Sociale, ossia la dignità della persona umana creata a immagine del Dio Trino, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale. Questi principi diventano «criteri di discernimento» per valutare ogni innovazione tecnologica.

Il Papa insiste sul concetto di sviluppo umano integrale, che non può ridursi a performance algoritmica o accumulo di dati, ma deve abbracciare tutta la persona, ossia corpo, relazioni, spirito e vocazione all’amore.

Nel capitolo centrale Leone XIV riconosce i benefici enormi dell’intelligenza artificiale – dalla medicina alla lotta alla povertà – ma avverte sui rischi.

Critica il paradigma tecnocratico che concentra potere nelle mani di pochi e le narrazioni transumaniste e postumaniste che promettono di superare i limiti umani -debolezza, mortalità, corporeità- riducendo la persona a mero insieme di dati ottimizzabili.

Qui il Pontefice dialoga implicitamente con il dibattito filosofico contemporaneo: da Nick Bostrom e i rischi esistenziali dell’IA superintelligente, alle posizioni di chi – come Yuval Harari – vede nell’algoritmo il nuovo dio.

Contro queste visioni, il Papa propone l’umanesimo cristiano, per cui la grandezza dell’uomo non sta nell’onnipotenza tecnologica ma nella capacità di amare, di accogliere il limite e di aprirsi alla grazia. L’Incarnazione resta il modello supremo, perchè Dio che assume la fragilità umana la eleva, non la elimina.

Questo passaggio tocca un nervo scoperto del dibattito teologico attuale. Alcuni teologi -ad esempio nelle correnti di teologia radicale o tecnologica- vedono nell’IA un’estensione della imago Dei e una forma di co-creazione. Leone XIV sembra più cauto, in continuità con Francesco -nella Laudato Si’ e in Fratelli Tutti- e con la tradizione agostiniana, per cui la tecnica è buona ma ambigua, va orientata, non idolatrata.

L’enciclica dedica ampio spazio ad applicazioni concrete. La Verità è intesa come bene comune, mentre il testo denuncia la disinformazione, le echo chambers algoritmiche e la manipolazione dell’opinione pubblica. Propone un’ecologia della comunicazione e un’alleanza educativa con la scuola in primo piano.

La dignità del lavoro è ribadita, perchè la transizione digitale rischia disoccupazione di massa e precarizzazione. Serve un’economia che metta la persona, non il profitto, al centro. La libertà viene riaffermata contro le nuove dipendenze da piattaforme e la commercializzazione dei dati personali.

Queste sezioni richiamano i timori espressi da filosofi come Byung-Chul Han (società della trasparenza e della performance) e Shoshana Zuboff (capitalismo della sorveglianza).

Un elemento particolarmente significativo è emerso proprio oggi durante la presentazione ufficiale nell’Aula del Sinodo: Papa Leone XIV ha presenziato di persona all’evento, affiancato tra gli altri da Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, l’azienda americana nota per il suo forte impegno etico nello sviluppo di modelli di IA (come Claude) che privilegiano sicurezza, trasparenza e allineamento ai valori umani.

Questa scelta non è casuale. Anthropic nasce proprio da una scissione da OpenAI motivata da preoccupazioni di safety e responsabilità etica. La collaborazione con il Vaticano sottolinea l’intenzione della Santa Sede di allearsi con realtà del mondo tech che condividono una visione “responsabile” dell’IA, ponendo limiti chiari all’uso militare, alla sorveglianza di massa e alla corsa senza freni verso l’AGI.

Questa alleanza potrebbe assumere un rilievo geopolitico non trascurabile, anche se non va ridotta ad un mero elemento contingente, perché esprime un’opzione etica di fondo. Anthropic ha avuto tensioni recenti con l’amministrazione Trump, criticata per posizioni più aggressive sull’uso militare e sulla deregolamentazione dell’IA.

Il Vaticano, scegliendo un interlocutore etico come Anthropic, invia un segnale chiaro: la governance dell’intelligenza artificiale deve essere guidata dal bene comune e dalla tutela della dignità umana, non solo da logiche di potenza nazionale o di profitto privato. Si tratta di un posizionamento che rafforza il ruolo della Chiesa come voce morale globale nel dibattito sull’IA, in un momento di forte competizione tra Stati Uniti, Cina ed Europa.

Nel quinto capitolo il Papa denuncia la normalizzazione della guerra, l’uso di IA in armi autonome (“killer robots”) e la crisi del multilateralismo. Invita a una civiltà dell’amore che disarmi le parole, privilegi la diplomazia e adotti lo sguardo delle vittime. Tutti possono contribuire con logica della sussidiarietà: scienziati, imprenditori, educatori, movimenti popolari e comunità di fede.

Chiudendo con un tono contemplativo, Leone XIV invita a guardare all’Incarnazione e alla Vergine Maria. La vera “magnifica humanitas” non è quella potenziata dalla macchina, ma quella redenta dalla grazia.

Magnifica Humanitas non è un manifesto anti-tecnologico, ma un richiamo profetico affinché l’IA serva l’uomo e non lo domini. Richiede governance etica globale, regole internazionali vincolanti e priorità del bene comune sul profitto privato.

In un’epoca segnata da entusiasmi ingenui e paure apocalittiche sull’IA, la voce di Papa Leone XIV – rafforzata dalla partnership con attori responsabili del mondo tech – offre una via di mezzo saggia, ossia progresso sì, ma con anima.

Un’enciclica destinata a entrare nella storia della Dottrina Sociale accanto alla Rerum Novarum, la Quadragesimo Anno, la Mater et Magistra, la Pacem in Terris, la Populorum Progressio, la Laborem Excercens, la Sollicitudo Rei Socialis, la Centesimus Annus, la Caritas in Veritate, la Laudato Si’ e la Fratelli tutti.

Autore

  • Vito Sibilio

    Vito Sibilio

    Vito Sibilio, docente di storia e filosofia nei Licei, PhD in Storia Medievale, storico patrio, scrittore, saggista, co-fondatore di Christianitas, membro dei cc. sc. di Medioevo Latino, Femininum Ingenium, scrive su theorein.it, reportnovecento.com e StoriaDelMondo.

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