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LE RAGIONI DI UNA MEDIAZIONE

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di Vito Sibilio

Fervono in questo periodo i tentativi di mediazione tra Russia e Ucraina da parte di potenze terze, come il Vaticano, la Cina o il Brasile, per la cessazione del conflitto armato. Ad oggi l’ostinazione di Kiev è, apparentemente, l’ostacolo maggiore per questi sforzi. Forse è bene ricordare alcune cose sull’Ucraina, sulla Russia e sulla Nato, la cui conoscenza è indispensabile per capire come costruire la pace.

Cominciamo dall’Ucraina. Parte integrante del Bassopiano Sarmatico, è in essa che è nata la Russia, avendo come capitale proprio Kiev. Lo Stato granducale fondato da Rurik nel IX sec., detto appunto Rus’, ebbe una serie ininterrotta di sovrani discendenti dal capostipite, i quali, a partire dal XIII sec., si spostarono prima a Novgorod e poi a Mosca. I popoli slavi che esso comprendeva afferivano ad un unico ceppo, dal quale discendono Grandi Russi, Piccoli Russi o Bielorussi, Ucraini e Lituani. Questi ultimi, separati dagli altri tre dalla dominazione mongola, sono i soli che hanno avuto una evoluzione culturale differente, spostandosi verso occidente. Gli altri sono di fatto rimasti un tutt’uno e si sono riuniti in unico Stato quando l’unificazione dei vari principati russi è avvenuta per opera del Granducato di Mosca. Le loro lingue sono praticamente identiche ed essi hanno usato letterariamente sempre e solo il russo. La parte occidentale dell’Ucraina, la Rutenia, è andata nel Seicento sotto il dominio polacco e poi, nel Settecento, sotto quella degli Asburgo, mentre la parte meridionale, corrispondente alla Crimea, popolata da Tartari, e alla costa occidentale, è stata conquistata dagli Zar a spese dell’Impero Turco. Quando poi l’Impero Russo fu sconfitto nella Prima Guerra Mondiale, i tedeschi vollero l’indipendenza dell’Ucraina, intesa come regione ma non certo come stato nazione, in quanto come tale non era mai esistito. Riconquistata dall’Armata Rossa di Lenin, è stata trasformata in una Repubblica sovietica. Devastata dalle conseguenze delle scellerate collettivizzazioni agrarie dello stesso Lenin e poi di Stalin, ha visto crescere un forte spirito antisovietico e antirusso in una parte significativa della popolazione ucraina propriamente detta. Questa parte si è schierata coi nazisti durante l’invasione e ha vissuto l’unica epopea patriottica della sua storia indossando le divise con la svastica. I nazisti organizzarono le forze antisovietiche in un modo che sopravvisse alla Seconda Guerra Mondiale entrando nella clandestinità e passando sotto il controllo Nato. Questo modo è la cosiddetta Gladio Nera, che continuò a funzionare fino al 1992 e anche oltre. L’Ucraina sovietica fu poi ingrandita da Stalin con parte dei territori tolti ai polacchi nel 1939 – e che polacchi non erano ma ruteni – e da Kruscev, che era egli stesso ucraino, e allargò la sua patria con il Donbass e con la Crimea. Fu così che l’Ucraina si trovò ad esser composta da quattro elementi: gli Ucraini propriamente detti, bilingui e ortodossi; i Ruteni, occidentalizzati da secoli; i Russi del Donbass; i russofoni del Sud, compresi i Tartari della Crimea. Finché l’URSS rimase in vita, la convivenza dei vari gruppi in Ucraina non creò problemi, perché le minoranze avevano l’autonomia nel quadro di un ordinamento loro proprio e i russi potevano sempre guardare alla casa madre, che nella federazione sovietica faceva la parte del leone. Dissoltasi l’URSS, i suoi stati divennero indipendenti coi confini che avevano al suo interno. Questa indipendenza poteva essere per l’Ucraina l’occasione di creare lo stato nazione, amalgamando i suoi popoli, ma disgraziatamente essa ebbe sempre presidenti che o erano fantocci di Mosca o lo erano di Washington, per cui la polarizzazione tra filorussi e filooccidentali crebbe fino all’inverosimile. Nel 2014 Obama mise a segno un successo, promuovendo la rivoluzione di Maidan, che fu autenticamente nazionalista. I maidaniani soppressero le autonomie esistenti e abbandonarono il progetto di fare dell’Ucraina una repubblica federale. Il che, in un paese in cui i russi e i russofoni sono il 47% della popolazione, è peggio di un delitto. Non a caso subito la Crimea votò l’annessione alla Russia e iniziò la guerra di secessione del Donbass, mentre la reazione del governo andò ben oltre i limiti propri di qualsiasi democrazia occidentale e fu simile a quella russa nei confronti dei Ceceni. Un autentico genocidio fu compiuto dai nazionalisti ucraini, tanto che la comunità internazionale promosse gli Accordi di Minsk, per garantire i diritti delle minoranze. Solo che gli Occidentali, per ammissione di Hollande e Merkel, non avevano nessuna intenzione di concludere alcunchè. Quando Putin si rese conto di questo, decise di attaccare l’Ucraina con due scopi: tutelare le minoranze russe e riportare Kiev nell’orbita di Mosca.

E veniamo alle cose che riguardano la Nato. Quando Gorbacev si ritirò dai paesi del Patto di Varsavia, che si dissolse, ottenne la promessa che la Nato non si sarebbe espansa verso la Russia. La promessa fu disattesa e i paesi già comunisti, comprensibilmente, entrarono nell’alleanza atlantica. Durante la guerra al terrorismo, la Russia fu considerata una partner e le fu lasciata mano libera per tenere il Caucaso sotto controllo, ma quando gli Usa decisero di riprendere l’espansione verso est, con il chiaro obiettivo di circondare Mosca, fomentando rivoluzioni colorate fino all’Asia centrale ex sovietica, il governo russo reagì, correggendo con la forza il confine con la Georgia e recuperando terreno. Con la rivoluzione di Maidan, era evidente che l’Ucraina doveva entrare nella Nato. Ma prima ancora che ciò accadesse, quel paese cominciò ad ospitare le batterie missilistiche Nato, capaci di colpire la contraerea russa prima ancora che i suoi razzi si potessero alzare in volo e di raggiungere Mosca da una distanza più che ravvicinata. Una minaccia simile a quella che Cuba aveva costituito per gli Usa ai tempi di Kennedy e Kruscev e che il Presidente Usa, giustamente, aveva fatto rientrare minacciando la guerra atomica. Ma la Nato in Ucraina era andata anche oltre, installando i famigerati biolab amministrati da Hunter Biden e che erano stati imposti proprio da suo padre, l’attuale Presidente Usa. Molti di questi oggi sono stati trasferiti in Italia e godono dell’extraterritorialità. Ad essere benevoli, un semplice incidente avrebbe fatto entrare con facilità in Russia i batteri e i virus più spaventosi al mondo. Il fatto poi che fossero collocati anche a trenta metri nel sottosuolo non era certo molto rassicurante per i russi. Non a caso i primi obiettivi distrutti in guerra dall’armata di Mosca, con i missili iskander, sono stati proprio loro. Inoltre, la scriteriata proliferazione di missili al confine russo ucraino ha fatto sì che Mosca si dotasse di una nuova batteria missilistica, poco romanticamente definita dei satan 1 e dei satan 2, capaci non solo di volare senza farsi intercettare dai razzi occidentali, ma di raggiungere le capitali europee con grande velocità e facilità. Ci aggiungiamo che la Nato ha fornito l’Ucraina di una logistica e di un arsenale tali, da far sì che i russi dovessero correre ai ripari. Per esempio, non hanno usato l’aviazione agli inizi del conflitto perché gli Ucraini avevano sofisticatissimi velivoli che potevano intercettare gli aerei russi appena si levavano in volo. I dati erano condivisi tramite satelliti spia. Fu così che i russi si dotarono del peservat, un raggio in grado di disattivare quei satelliti senza distruggerli, come poi è avvenuto. Penso non sia arbitrario affermare che l’Occidente ha fatto di tutto per far sviluppare una guerra nel cuore dell’Europa, nell’interesse esclusivo degli Usa e della Gran Bretagna, evidentemente non per avvantaggiare l’Ue o l’Ucraina, ma per colpire la Russia.

E veniamo a quest’ultima. Caduta l’Urss, comprensibilmente l’Occidente ha desiderato di metterla in condizione di non nuocere mai più, visto che, sconfitti Napoleone e Hitler, essa aveva raggiunto per ben due volte una incredibile potenza. Ma per neutralizzarla ha usato la corruzione. Eltsin fu un presidente disonesto che non esitò a fare debiti coi privati dando loro in garanzia le risorse dello stato con la clausola che permetteva l’acquisizione, in caso di insolvenza, a prezzi stracciati. Questi privati, i famosi oligarchi, erano spesso tutt’uno con l’alta finanza mondialista. L’Occidente credeva di poter avere a disposizione a prezzi stracciati le immense risorse della Siberia. Ma si sbagliava. L’ascesa di Putin fermò il processo di dissoluzione e la guerra al terrorismo islamico fece rimandare la resa dei conti. L’incapacità di Washington di considerare la Russia per quella che è, ossia una grande potenza, l’odio antirusso degli Inglesi da sempre timorosi dell’affermazione di una grande potenza continentale, l’inconsistenza politica dell’Ue hanno fatto sì che veramente in Occidente si cominciasse a pensare di poter trattare Mosca come l’Iraq o la Libia o la Siria o l’Afghanistan. Attirati i russi in guerra, illudendosi di causare la caduta di Putin – che invece si è rafforzato – gli Usa li hanno spinti verso la Cina, rafforzando i BRICS, e li hanno espulsi dallo SWIFT bloccando le transazioni in dollari, così da liberarli dall’ultimo strumento di dominio che ancora li legava all’Occidente. Ad oggi, la Russia è senz’altro in difficoltà, ma non più dell’Occidente e non è certo isolata, anzi è l’avanguardia di un blocco intercontinentale che ha già in mano tutte le carte per battere gli Usa nella partita dell’egemonia globale. Tanto che questi ultimi hanno iniziato la stessa sconsiderata politica di provocazione militare verso Pechino servendosi di Taiwan, che sta quieta e libera dal 1948 sotto la protezione a stelle e a strisce.

Alla luce di tutto questo, a costo di sembrare molto banale, è giusto dire che la pace è possibile a tre condizioni: l’autodeterminazione delle minoranze ucraine – ossia la permanenza del Donbass e della Crimea nella Federazione Russa – la salvaguardia della sovranità ucraina – ossia la sua neutralità – e il ripristino delle normali relazioni economico politiche tra Occidente e Russia – ossia la determinazione delle sfere di influenza, oltre le quali nessuna delle potenze competitrici è in grado di esercitare un vero controllo. Ed è altrettanto giusto dire che la pace non ci sarà, perché le oligarchie atlantiche non sopravvivrebbero a un compromesso, avendo spinto da decenni verso lo scontro frontale. Bisognerà vedere se l’opinione pubblica accetterà di arrivare a una sostituzione dei suoi ceti dirigenti, per evitare la guerra generale o la conflittualità permanente, nonostante la propaganda massiva a cui è sottoposta. L’alternativa è svegliarsi bruscamente dall’ipnosi precipitando in una crisi irreversibile e, quindi, reagire brutalmente. In primis gli europei, che sono le vere vittime della guerra made in Usa, che così tengono in scacco i russi e sotto lo schiaffo la Ue. A dimostrazione del fatto che la lotta non è tra democrazia e autocrazia, ma tra un imperialismo in declino e un blocco in ascesa, a cui fatalmente si potrebbero consegnare le chiavi del dominio del mondo. Di tutto il mondo.

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