
di Giuseppe Augieri
Dalle calcolatrici a valvola ai computer quantistici. Sono stato testimone di una evoluzione incredibile: che ha superato le più avanzate ipotesi della fantascienza degli anni ‘70. Dalla capacità di 50 operazioni al secondo (secondo gli hertz dell’elettricità) a miliardi di operazioni. Ed ora – affermano – un computer dell’informatica quantistica in 3 minuti e 20 secondi, eseguirebbe ciò che un attuale computer avanzato – avanzato, non quello da scrivania – farebbe in 10mila anni.
Lo sviluppo delle conoscenze di fisica e matematica ha del prodigioso. Dal Bit (lavora solo su falso/vero, cioè su 0 e 1, algebra di Boole) al qubit (lavora su tutti i valori compresi tra 0 e 1, che sono infiniti). E’ tutto un altro mondo. E’ la logica olistica nella costruzione degli algoritmi, cioè l’esame di ogni aspetto di ogni situazione complessa fatta non sui singoli elementi del problema, ma sull’insieme e sulla sua complessità. Perché sin dall’antica Grecia (Aristotele) si affermava che “l’ intero è qualcosa di più delle somma delle sue parti”. Infatti, nella somma di elementi, manca di considerare la interrelazione tra essi. Che talvolta vale più della stessa somma.
E dire che siamo ancora in una fase precoce dello sviluppo dell’informatica quantistica. Proprio per questo è strategico – strategico – mettere le mani avanti. E’ stato detto “la collaborazione interdisciplinare è essenziale. Il che significa che nei paesi dove gli umanisti sanno comprendere il linguaggio dei numeri e i tecnici sanno spiegarsi con le parole, le possibilità di sviluppo nell’economia della conoscenza sono superiori”.
Allora: di corsa a cambiare l’istruzione. Sono ancora validi i sistemi didattici attuali? I compiti a casa a gogò, i mediamente 12,5 chili di libri da portare da casa a in classe e poi di nuovo a casa, la rigida suddivisione per materie, la non interdisciplinarietà della conoscenza, la stessa organizzazione architettonica delle classi con scrivania che fronteggia i banchi: tutto resta com’è?
Si parla sempre di PNRR. Giusto. Ma come utilizzare quei fondi resta avvolto nelle nebbie. In realtà i fondi ottenuti (molti solo sulla carta) sono intitolati a, sono rivolti a, hanno come obiettivo la “Next Generation EU”. Quei fondi non servono solo alla eliminazioni delle criticità attuali. La loro correzione deve essere solo la premessa per avviare iniziative per la costruzione del mondo della “prossima generazione”. La quale ultima risulta un componente assente – o solo strumentalmente evocata – dalla discussione che riguarda la loro vita. Il green? Certo. Aggiornarsi per conoscere no? E come e quando?
Lo fanno le “macchine” e noi invece segniamo il passo. Le polemiche su chi abbia “conquistato” i fondi, sulla tempistica della realizzazioni, sulla opportunità di modifiche ai programmi sono più facili e hanno più “appeal” nella nostra Italia dalle elezioni perpetue. E dunque dalle campagne elettorali infinite.
Ma se un argomento è importante, il non affrontarlo non ne riduce l’importanza: porta solo ad essere in ritardo.





