di Gianvito Caldararo
Più passa il tempo e più sono le nubi che si addensano sul PNRR, che da strumento per la realizzazione delle grandi scelte strategiche come la digitalizzazione e innovazione, la transizione ecologica e l’inclusione sociale, oggi si scopre la esistenza di migliaia di “piccoli progetti” che concorrono ad una pericolosa frammentazione della spesa.
Numerosi progetti sono sotto la soglia del milione di euro. Dalla relazione del governo, si rileva che il 68% del PNRR, cioè circa 130 miliardi di euro, riferito agli interventi messi a bando, viene fuori che l’87% dei progetti ha un importo inferiore o uguale al milione di euro. Il totale di tali “piccoli progetti” sono circa 152 mila, con quasi la metà che ha un importo medio fino a 70 mila euro e altri 28 mila tra 71 e 180 mila euro.
Il governo nella sua relazione sul PNRR ha sottolineato che una tale frammentazione costituisce un punto di debolezza nella formulazione del PNRR per il fatto che contribuisce alla “polverizzazione” e alla “dispersione” delle risorse, perdendo di mira la “visione strategica del PNRR”. Si tratta quasi di un “assalto alla diligenza”, cioè di quella deleteria pratica diffusasi durante l’approvazione della legge di bilancio dello Stato, quando i parlamentari si affannavano a presentare emendamenti a tutela di progetti e interessi riguardanti il proprio territorio.
Il governo, che giudica inutili tali interventi, dovrà decidersi sul da farsi. Dovrà scegliere se escludere tali progetti dal PNRR oppure mantenerli. Si tratta di una decisione abbastanza delicata, che nel caso di eliminazione i sindaci la vivrebbero come una dannosa decisione e quindi come atto di sfiducia nei loro confronti. E per il governo potrebbe significare aprire un altro fronte di polemiche, che non gioverebbero per la sua stabilità e serenità.
Un’altra nube che avanza è quella della spesa per il personale. Vi sono interventi con risorse riservate alla realizzazione di certe infrastrutture, ma poi mancano le risorse per fronteggiare le spese necessarie per il personale da assumere per il funzionamento di tali strutture. I casi più clamorosi sono quelli degli asii nido, degli Ospedali di comunità e delle Case di Comunità, dove manca il personale come medici e infermieri e dove manca la copertura della spesa per il personale. Infatti, nell’ultima legge di bilancio 2023 non è stata prevista alcuna spesa e quando sarà prevista si porrà il problema di come fronteggiare tale spesa corrente.
Le vie sono solo due: l’aumento delle tasse o l’aumento del debito pubblico. La prima soluzione, cioè dell’aumento delle tasse, è da escludere, visto che il Governo propone la riduzione delle tasse, ritenendole un “pizzo di Stato” . Infatti, il progetto di riforma fiscale mira alla riduzione delle tasse. Comunque, ad oggi tali risorse non sono state ancora previste e si brancola nel buio. Oggi si scopre, inoltre, che molti comuni non sono in grado, per mancanza di personale, di gestire le gare di appalto per le opere finanziate dal PNRR.
Il governo ha cercato di fronteggiare tale criticità con assunzione di personale a tempo determinato, registrando anche la carenza di determinate e necessarie elevate professionalità occorrenti per una efficace gestione degli interventi del PNRR. Alla luce di queste considerazioni, appare evidente che il governo è in affanno sul PNRR e anche in ritardo e per le quali ha richiesto alla Commissione Europea la rimodulazione delle risorse del PNRR, al fine di evitare il rischio di non poter pienamente utilizzare le intere risorse previste dal PNRR e dal PNC e restituirne una parte, dimostrando, ancora una volta, come l’Italia non sia in grado di spendere efficacemente le risorse comunitarie.
Pur in presenza di tali “nubi o criticità”, da ultimo è scoppiata la polemica sui controlli da parte della Corte dei Conti. L’articolo 100 della Costituzione stabilisce che “la Corte dei Conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato”. La legge assicura l’indipendenza della Corte dei Conti di fronte al Governo.
Con la legge n. 15 del 2009, nota come “Riforma Brunetta”, con l’articolo 11 veniva introdotto il cosiddetto “Controllo Concomitante”, cioè un controllo “in itinere” durante tutta la fase di gestazione dell’intervento programmato dal Governo. Tale controllo, che il Governo Berlusconi considerava di “garanzia” dell’utilizzo dei soldi dei cittadini, dal governo Meloni è inteso come “rallentamento” nell’attuazione del PNRR.
Attività di controllo mai esercitata dal 2009 a tutto il 2021, quando la Corte dei Conti ha assunto la delibera per la costituzione del Collegio per tale “Controllo Concomitante”. Per le opposizioni il “Controllo concomitante” è visto, invece, come metodo di controllo che snellisce le procedure e aumenta la velocità dei provvedimenti richiesti, rappresentando una garanzia per per l’Ente che realizza l’opera.
Il Governo Meloni, ritiene che questi controlli in corso di svolgimento rappresentano un modo per rallentare la realizzazione delle opere, ed è , quindi, deciso ad eliminarlo. L’iniziativa del Governo, ha trovato il parere favorevole di due illustri giuristi, il prof. Sabino Cassese e il prof. Cesare Mirabelli, entrambi già presidenti della Corte Costituzionale, i quali sostengono che l’intervento del Governo per la limitazione del “Controllo Concomitante” è da ritenersi legittimo. Il Governo Meloni è deciso ad eliminare tale controllo e a tal proposito ha posto l’ennesimo atto di fiducia, che la maggioranza si appresta ad approvare.
Le nubi restano e non sappiamo se saranno diradate e quindi vedremo il sole, oppure si aggraveranno e assisteremo ad un vero e proprio nubifragio, producendo una grave crisi economica e sociale. Per il bene del Paese, auguriamo di assistere al sole che irradia il futuro dell’Italia, nel mentre l’opposizione, frantumata in mille pezzi , provveda ad organizzarsi per far sorgere il “Sol dell’avvenire”.




