C’è in ballo la dipendenza economica da un blocco
Ultimissime. La Cina fornirà 400 missili antiaerei all’Iran; l’Arabia Saudita partecipa ad azioni militari statunitensi contro alleati dell’Iran; ma, soprattutto, si stringe un patto tra Israele e Ucraina perché hanno un nemico in comune e si chiama Russia e il suo alleato Iran.
Quanto basta per scatenare un attacco iraniano sulla Giordania.
Non è una escalation improvvisa. È una tappa di quello che, sotto le torbide acque della volontaria miopia, si muove da almeno 15 anni.
Nella zona si confrontano Cina, Russia, Stati Uniti e tutti i Paesi a loro legati, le almeno due fazioni del mondo arabo, e Israele.
Ora è ufficiale: ma solo per chi sinora non ha voluto vedere.
Ora, semplicemente, il livello raggiunto da questo scontro è sfociato nella belligeranza.
Alla maniera di von Clausewitz: la guerra è una mera continuazione della politica con altri mezzi.
E noi – i Paesi Europei – non possiamo voltarci dall’altra parte.
Non è una guerra privata di Trump e di Netanyahu. La Russia non è l’unico nemico da tenere a bada e il pericolo non viene solo – e non tanto – da un presunta invasione russa dell’Europa.
Non capirlo a tempo e non muoversi su ogni possibile scacchiere significa diventare complice di una guerra già in atto. E delle conseguenze che ne deriveranno.
Il petrolio? No, molto di più. La dipendenza economica da un blocco.





