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LE AGENZIE DI RATING

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di Raffaele Vairo
Nella finanza internazionale vi sono, com’è noto, organizzazioni che si sono assunte, ormai da molti anni, il compito di assegnare “voti” a grandi operatori del settore, in base a determinati criteri economico-finanziari riguardanti la loro solidità e capacità di fronteggiare le turbolenze del mercato, e tali “pagelle” hanno il potere di interferire non solo sull’andamento dell’economia ma anche nella stessa vita di imprese e interi Stati.
Mi riferisco, ovviamente, alle cosiddette agenzie di rating che forniscono una valutazione su un determinato strumento finanziario e/o di un’impresa o di uno Stato (ossia sul grado di solvibilità di coloro che si indebitano) al fine di orientare gli investitori e, più in generale, i diversi soggetti che operano nel mercato finanziario.
Ma che cosa s’intende per rating? Rating significa letteralmente “classificazione”, o “punteggio di merito”); il rating è un giudizio, un criterio per classificare sia taluni strumenti finanziari (titoli di debito come le obbligazioni) emessi dalle imprese e dagli enti pubblici (Stati compresi) per autofinanziarsi sul mercato, sia le stesse imprese e gli organismi pubblici che li emettono. Tale classificazione avviene in base alla loro rischiosità, ovvero all’affidabilità del soggetto emittente il titolo, e quindi alla sua capacità di far fronte, nel tempo, alle obbligazioni assunte attraverso l’emissione del titolo (pagamento degli interessi periodici sulle somme raccolte e rimborso del capitale alla scadenza del prestito ottenuto). In altri termini, il rating è un “voto” che dipende da un’accurata analisi delle condizioni di stabilità e solidità patrimoniale, economica e finanziaria – presenti e prospettiche – dell’emittente i titoli di debito. Per quanto riguarda lo Stato, i titoli sottoponibili a rating sono quelli del debito pubblico (Buoni ordinari del Tesoro, Buoni Tesoro pluriennali, ecc.), equivalenti alle obbligazioni emesse dalle società per azioni quotate.
Il monitoraggio e la valutazione delle società di rating può condurre a periodiche variazioni del giudizio iniziale, sia in miglioramento (upgrade), sia in peggioramento (downgrade).
Attualmente le società che assorbono la quasi totalità del mercato del rating (oltre il 90%) sono le c.d. “tre sorelle” statunitensi: Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch Rating. Ciascuna delle “tre sorelle” adotta propri criteri di valutazione delle imprese (e degli Stati), e i relativi “voti” sono differenziati in base a un sistema di lettere che va dalla tripla AAA (massima sicurezza del capitale “prime”) a D (perdita del capitale).
Come sopra anticipato, le agenzie di rating forniscono le loro “pagelle” anche agli Stati, e il giudizio di queste agenzie rappresenta un indicatore di notevole impatto sui mercati finanziari e reali, al punto da condizionare la loro politica fiscale e di bilancio, i flussi d’investimento e l’andamento stesso del mercato borsistico, nonché i movimenti di capitali e i tassi di cambio.
Il peggioramento del rating relativo a un dato Paese ha immediati effetti sui tassi d’interesse offerti sui prestiti emessi da quel Paese, poichè sia i risparmiatori sia gli investitori istituzionali (banche, compagnie assicurative, fondi pensione, ecc.) saranno incentivati a mantenere in portafoglio o sottoscrivere i prestiti emessi dal Paese considerato – e quindi ad affrontare un maggior rischio d’insolvenza dell’emittente – solo a condizione di poter ottenere una remunerazione maggiore dal capitale prestato. L’innalzamento del tasso d’interesse ha, come diretta conseguenza, l’incremento della spesa per interessi dello Stato, vale a dire dell’onere del debito, e dunque il peggioramento dei conti pubblici (deficit di bilancio, debito pubblico e rapporto debito pubblico PIL).
Tuttavia, le valutazioni delle società di rating non sono state sempre appropriate, e non sono pochi i casi in cui hanno finito per aggravare la situazione, anziché favorire il corretto orientamento delle
scelte d’investimento finanziario degli operatori (basti ricordare la crisi finanziaria dei mutui ipotecari residenziali subprime statunitensi del 2008 e la successiva crisi del debito sovrano dei Paesi dell’Area euro del 2010-11). Dopo questi eventi sono scaturite critiche feroci nei loro riguardi. Il principale e più rilevante “capo d’accusa” riguarda il conflitto di interessi che compromette l’autonomia di giudizio e l’obiettività dei risultati delle loro analisi. Di questo conflitto mi limito a ricordare solo gli aspetti i più importanti:
  1. Le agenzie di rating – che sono società per azioni con finalità di lucro – si fanno pagare le loro prestazioni dagli stessi soggetti ai quali danno le “pagelle”;
  2. La tipologia di azionisti che possiedono e controllano queste società.
Relativamente al primo aspetto, che si verifica soprattutto con le imprese e gruppi privati, si ha la strana situazione che il controllato (soggetto emittente) paga il suo controllore (società incaricata di dare il giudizio). Sorge, pertanto, il fondato sospetto che possa instaurarsi, fra il soggetto emittente e la società di rating un rapporto viziato: il che significa che il “voto” del rating potrebbe essere in qualche misura “comprato”, o quantomeno “addomesticato” dallo stesso soggetto (pubblico o privato che sia) sottoposto a indagine.
La seconda questione sul conflitto d’interessi è ancora più inquietante: le tre famose agenzie appartengono, a loro volta, al mondo della finanza e svolgono esse stesse (attenti bene) attività di banca di investimento! Ciò significa che il risultato delle loro analisi e il “voto” che conferiscono a un’impresa emittente titoli “potrebbe” non essere indifferente alle loro attività di investimento finanziario. Un rischio reale che alimenta e favorisce movimenti di capitali e operazioni speculative nell’interesse dei soliti noti… e in danno dei risparmiatori. Ma non basta ancora. Non tutti sanno che le “tre sorelle” possiedono partecipazioni dirette azionarie nei maggiori gruppi multinazionali industriali e delle grandi banche d’affari regolarmente da esse “retate”.
La Moody’s, per esempio, appartiene a Warren Buffet (una delle persone più ricche al mondo), attraverso il fondo Berkshire, e ad una decina di grandi fondi azionari, tra cui BlakRock la più grande società d’investimento al mondo, con sede a New York, che gestisce un patrimonio di oltre 8.000 miliardi di dollari (più di quattro volte il PIL italiano). Nei consigli di amministrazione di queste società siedono presidenti e amministratori delegati di grandi banche, compagnie assicurative, imprese operanti nel settore dell’energia, degli armamenti, ecc. Come non immaginare che un certo rating anziché un altro… possa essere “sfruttato”, da parte della società che lo emette, per fare profitti in Borsa?
Concludo con una breve riflessione sul rapporto tra le agenzie di rating e lo Stato italiano. Il nostro Dipartimento del Tesoro-MEF emette ogni mese titoli di Stato per decine di miliardi di euro, destinati sia a finanziare la spesa pubblica in deficit sia a rimborsare titoli in scadenza che vanno rinnovati La spesa per interessi sul debito pubblico ha superato gli ottanta miliardi di euro all’anno e nel giro di un paio d’anni – con il livello dei tassi attuali – supererà i cento. La finanza pubblica italiana, di fatto, subisce la speculazione nei mercati finanziari, alimentata, anche dalle società di rating che operano in condizioni di conflitto d’interessi.
Le cause di questa “fragilità” finanziaria del nostro Paese vanno ricercate, più che nell’elevato debito pubblico interno (143% del PIL), nella perdita della nostra sovranità monetaria dopo l’ingresso nell’area euro. In altre parole, l’Italia in caso di emergenza finanziaria non può più contare sulla protezione della Banca d’Italia ma deve rivolgersi – per raccogliere fondi – al mercato finanziario e accettarne le condizioni di tasso. In questa situazione vince facile la speculazione finanziaria e il potere delle agenzie di rating diventa enorme, poiché il loro “voto” è in grado di provocare il dissesto finanziario di un Paese, come l’Italia. E questo, secondo me, non è accettabile!

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  • Redazione

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