Con l’approdo del caso del sindaco di Reggio Calabria, Falcomatà, alla 40esima Assemblea Nazione dell’ANCI svoltasi a Genova, è stata l’occasione per affrontare tutta una serie di problematiche che rendono difficile lo svolgimento dell’attività del sindaco.
La prima anomalia rilevata è stata quella della nota legge Severino, che prevede la sospensione dalle funzioni di sindaco quando subisce già la condanna di primo grado. I sindaci italiani hanno fatto rilevare che tale legge è in pieno contrasto con quanto stabilisce l’articolo 27 della vigente Costituzione italiana, il quale – al secondo comma – recita come segue: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.
Invece, il sindaco Falcomatà , condannato in primo grado per abuso d’ufficio ad un anno di reclusione, pena sospesa, è stato costretto a subire una sospensione dal ruolo di sindaco in virtù della legge Severino, durata oltre due anni, cioè per un periodo superiore alla pena subita in primo grado.
I sindaci hanno richiesto una più adeguata formulazione dell’articolo 50 del testo unico dell’ordinamento degli enti locali, che individua nel sindaco l’organo responsabile dell’amministrazione del Comune, nonostante che la separazione tra politica e amministrazione è garantita dall’articolo 97 della Costituzione.
Infatti, la separazione tra funzioni di indirizzo politico-amministrativo e funzione di gestione amministrativa costituisce un principio di carattere generale, che trova il suo fondamento nel già citato articolo 97 della Costituzione. Tra l’altro la stessa Corte Costituzionale con sentenza del 3/5/2003 n. 81 ricorda che il principio di separazione delle funzioni di indirizzo politico-amministrativo, spettanti agli organi di governo e funzioni di gestione amministrativa, proprie dei dirigenti, è stato introdotto dal decreto legislativo del 3/2/1993 n. 29 “Razionalizzazione dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche”.
I sindaci sono stanchi di essere i responsabili di ogni cosa, come nel caso del sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, che si è vista recapitare un avviso di garanzia perché un bambino dell’asilo si è schiacciato due dita in una porta. Il caso ha sollevato un coro di proteste perché è evidente che al primo cittadino non può essere imputato nulla dell’infortunio del piccolo e, si spera, nulla le sarà imputato.
Così non si può andare avanti e quindi bisogna intervenire per la derubricazione del reato di abuso d’ufficio, una evenienza nella quale tutti possono incorrere, per una firma e che nel 90% dei casi finisce nel nulla. E va modificata assolutamente la legge Severino: “il sistema giudiziario italiano si basa su tre gradi di giudizio e non si capisce perché un amministratore debba decadere dopo il primo grado e non con una condanna definitiva”, dice Matteo Ricci, sindaco PD di Pesaro, coordinatore dei sindaci dem e presidente di ALI – Autonomie Locali Italiane.
Secondo i sindaci d’Italia sia la legge Severino e sia l’abuso d’ufficio vanno subito modificati. Anche perché le assoluzioni che giungono dopo anni di gogna mediatica e di processi non tolgono le tante amarezze subite per una sospensione dalle funzioni. Invece, una idonea tempistica giudiziaria ed il rispetto del diritto alla presunzione d’innocenza prima di una sentenza definitiva, dovrebbero essere considerati presidi di democrazia.
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