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LAVORO REMOTO, E’ GRADITO AI DIPENDENTI

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di Mauro J. Barbieri

Il lavoro da remoto: un nuovo studio ci dice che aumenta la produttività e la soddisfazione dei dipendenti.

In una recente ricerca sul lavoro da remoto, emergono dati sorprendenti: l’entusiasmo dei lavoratori

aumenta e la produttività si mantiene stabile. Il dibattito sull’efficacia dell’attività lavorativa in

modalità digitale e il suo impatto sull’operatività dei dipendenti ha trovato spazio nelle pagine di

Nature, grazie alla pubblicazione di uno studio innovativo. È risaputo che molti dirigenti,

intenzionati a richiamare il personale negli uffici, ritengono che il lavoro a distanza possa

compromettere l’efficienza e minare la tradizionale cultura del lavoro. Tuttavia, uno studio

stimolante del professor Nicholas Bloom, rinomato economista presso l’Università di Stanford,

riporta nuove evidenze a favore della modalità di lavoro ibrida. Un esperimento realizzato

all’interno di una società tecnologica cinese ha dimostrato che lavorare da casa per due giorni a

settimana ha portato a una diminuzione del tasso di dimissioni volontarie rispetto ai lavoratori che

svolgono il loro lavoro in ufficio a tempo pieno, incrementando allo stesso tempo la soddisfazione

lavorativa senza incidere sulla produttività. Sembra quindi che le preoccupazioni relative alla

efficienza del lavoro da remoto siano state confutate da questa innovativa ricerca. I lavoratori

possono beneficiare di un maggiore benessere lavorativo senza paura di possibili ripercussioni sulla

produttività. Questo studio apre prospettive inedite sulla potenziale trasformazione del nostro modo

di lavorare, facendo sperare in un futuro lavorativo più flessibile e gratificante. Lo studio ha

suddiviso casualmente 1612 dipendenti di Trip.com, un’azienda leader nel settore turistico, in base

alla loro data di nascita. Ad un gruppo è stata data l’opportunità di svolgere il proprio lavoro da casa

il mercoledì e il venerdì, mentre l’altro ha continuato a lavorare in ufficio per tutta la settimane

lavorativa. Nel corso del semestre di ricerche, è stato riscontrato che l’adozione di un modello di

lavoro ibrido ha portato a una riduzione del 33% dei tassi di abbandono professionale, nonché a un

miglioramento nel livello di gratificazione sul posto di lavoro. A distanza di due anni

dall’implementazione del modello di lavoro flessibile, non sono emerse differenze apprezzabili in

termini di rendimento o avanzamenti di carriera tra i dipendenti sottoposti a “smart working” e

quelli che hanno svolto l’intero orario lavorativo in sede. Conclusivamente, lo studio di Bloom ha

validato il modello di lavoro ibrido come un mezzo per offrire benefici concreti ai lavoratori. E’

tuttavia rilevante notare che lo studio non ha incluso i lavoratori completamente remote o coloro

che hanno pattuito in maniera individuale con la società i loro orari e posti di lavoro. La discussione

su tali opzioni alternative continuerà probabilmente. Ma lo studio corrente aggiunge nuovi elementi

a favore della validità del lavoro parziale in remoto in confronto al tradizionale lavoro full-time in

ufficio. Un aspetto importante è che, durante il periodo di esperimento, la percezione dei dirigenti

dell’azienda sul lavoro ibrido si è trasformata. Inizialmente, prevedevano una diminuzione del 2,6%

della produttività a seguito dell’implementazione del modello ibrido; tuttavia, più avanti, hanno

riconosciuto che gli accordi lavorativi flessibili avrebbero potuto effettivamente migliorare la

produttività dell’1%. Il presente articolo si collega a mesi di discussione sulle ripercussioni del

lavoro a distanza sulla cultura aziendale, sull’efficacia dei dipendenti e sulle possibili restrizioni in

termini di innovazione e cooperazione interdipartimentale. Per diversi decenni, il Professor Bloom

ha dedicato la sua ricerca allo studio del telelavoro. Ha creato clamore l’anno scorso quando ha

rivelato che lavorare interamente da casa potrebbe portare a una leggera diminuzione della

produttività rispetto al lavoro su siti aziendali. Tuttavia, nel contesto della stessa discussione, ha

sottolineato che la modalità di lavoro ibrido, che combina il telelavoro e il lavoro fisico in ufficio,

può portare a un aumentato livello di produttività. In una ricerca precedente effettuata sul sito web

Trip.com (con la collaborazione di uno dei co-fondatori, James Liang, che è stato anche un ex

allievo di dottorato del professor Bloom), si è riscontrato che la produttività di un gruppo di addetti

al call center che lavoravano solo un giorno a settimana in ufficio, era superiore del 13% rispetto ai

loro coetanei che lavoravano unicamente in ufficio. Nel quadro di questa ultima esplorazione, la

rassegna recente ha puntato lo sguardo sull’attività di professionisti nell’ambito del marketing,

dell’ingegneria del software e dei settori finanziari e amministrativi. Lo scopo era di dissipare le

preoccupazioni sollevate da ricerche precedenti che avevano come focus lavoratori impegnati in

attività monotone e valutazioni più tangibili. Questi ruoli, invece, “richiedono creatività e

favoriscono l’innovazione”. Alla conclusione dell’esperimento, Trip.com ha proposto di allargare la

strategia del lavoro ibrido a tutti i suoi lavoratori. Bloom ha dichiarato: “Il telelavoro ha pregi e

difetti. Tuttavia, si è notato che, attraverso l’adozione del modello ibrido, questi possono essere

equilibrati. Gli impiegati hanno manifestato un certo apprezzamento per la possibilità di lavorare da

casa per due giorni alla settimana, contribuendo a una diminuzione dei tassi di diserzione. Questi

ritorni hanno spinto l’azienda a interrogarsi: ‘Quali sono le criticità di questo modello?'”.

Autore

  • Redazione

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